Un mondiale con l’asterisco. La Formula 1 è obbligata ad organizzare questo mondiale (come tutte le altre organizzazioni sportive del mondo), ma ne vale davvero la pena? Sia in termini di salute che in termini di prestigio. Per quanto riguarda la prima mozione, la risposta sembra piuttosto chiara.
La sicurezza e la salute vengono prima di tutto, ma sarà complicatissimo gestire una mole di persone gigantesca che la Formula 1 riesce a mobilitare, solo in quanto addetti ai lavori. Le perdite economiche sono sanguinose e per questo si sta cercando di trovare un modo per completare il mondiale, ma se ci dovesse un solo caso nel paddock nella gara inaugurale in Austria cosa si farebbe? Davvero ci sarebbe la volontà di dire “Show must go on” per la seconda volta?

Facciamo il caso che, a livello di salute, tutto vada bene, che la pandemia è sull’orlo della fine e la Formula 1 sia riuscita a costruire un campionato da dieci gare, tutte da disputare in Europa. La vittoria di questo campionato quanto vale? Come un mondiale da 21 gare? Se Lewis Hamilton riuscisse ad agguantare Michael Schumacher, in termini di mondiali e record, non si sminuirebbe il valore di questo campionato, facendo leva sulle tre corse a Silverstone? I sette mondiali che vincerebbe Hamilton hanno lo stesso peso dei sette vinti dal Kaiser? Inficerebbe la legacy del campione inglese? E se dovesse vincere la Ferrari? Un mondiale vinto in queste condizioni è sempre un mondiale vinto e un digiuno spezzato o è solo un vezzo da mostrare ai tifosi e dire che la Ferrari è tornata? Se Max Verstappen o Charles Leclerc dovessero vincere il loro primo mondiale così, non sarebbe un ricordo depotenziato del proprio valore? O se lo vincesse Sebastian Vettel, sarebbe davvero tornato? The Show must go on e questo l’abbiamo imparato, ma stavolta ne vale davvero la pena? Sembra quasi che nessuno ne esca da vincitore.

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Sezione: Editoriale / Data: Gio 23 aprile 2020 alle 13:00
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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