Felice come la prima volta. Lewis Hamilton si è emozionato come se fosse il primo titolo, questo dovrebbe far rifeltterci su quanta pressione il talento inglese porta sulle spalle e sulla difficoltà che comporta la vittoria finale. Stefano Mancini, de La Stampa, parla di Fenomeno Hamilton: "Lewis Hamilton nasconde il volto nell’asciugamano, sudore e lacrime per il sesto titolo mondiale, un’altra perla che si aggiunge alla collezione di successi, primati, acconciature, gioielli e abbigliamento. Fissare un fotogramma di questo campione è riduttivo, se non impossibile. Lewis è l’ex ragazzo prodigio che a 12 anni chiede a Ron Dennis di guidare la McLaren, a 23 si aggiudica il primo campionato e adesso, a 34, celebra il sesto nel Gp degli Usa. Ma è anche il bambino di famiglia povera, nero, vittima di pregiudizi e razzismo, bollato dagli insegnanti, che per emergere deve arrangiarsi con il kart scassato messo insieme da papà. E ci riesce grazie al talento. Negli ultimi sei anni vince cinque volte, con l’unica parentesi di Rosberg in quel 2016 che lo ha fatto impazzire di rabbia. Era arrivato al punto di minacciare la pubblicazione di un’autobiografia-verità. Il progetto del libro è tornato nel cassetto, perché Rosberg, unico, sottile diaframma tra Lewis e la perfezione, si è ritirato a vita privata. Calcolo, intelligenza, gestione della macchina, strategie estreme, che a volte applica senza condividere. Deve essere un po’ Prost e un po’ Schumacher. L’America, la sua seconda patria, lo celebra. Hamilton è il testimonial perfetto della F1 targata Liberty Media, così comunicativo, carismatico e politicamente corretto, dalla svolta vegana alla battaglia contro il riscaldamento globale. Se Vettel è diventato personaggio perché è 4 volte campione del mondo, re Lewis è nato campione e
personaggio. Guadagna 40 milioni l’anno mal contati: il prezzo di un fenomeno”.

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Sezione: News / Data: Lun 4 Novembre 2019 alle 20:00
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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