Ci sono circuiti che una squadra non riesce semplicemente a digerire. Baku, per la Ferrari, rappresenta qualcosa di più sottile e forse persino più irritante: è una pista sulla quale il Cavallino è stato spesso veloce, a volte velocissimo, senza riuscire mai a vincere.

Nove gare disputate sul circuito azero prima dell'edizione 2026, considerando anche il GP d'Europa del 2016, cinque pole position e cinque podi. Eppure manca ancora il risultato che conta davvero: il primo posto.

Una statistica che diventa ancora più curiosa pensando al rapporto costruito da Charles Leclerc con questo tracciato. Il monegasco ha conquistato quattro pole consecutive tra il 2021 e il 2024, ma nessuna di quelle partenze davanti a tutti si è trasformata in una vittoria.

Non è quindi la storia di una Ferrari che a Baku è sempre stata lenta. Al contrario. È la storia di una squadra che qui ha trovato più volte la velocità necessaria per illudersi, senza riuscire a mettere insieme tutti i pezzi quando contava davvero.

Le occasioni perse

Il rapporto complicato tra Ferrari e Baku parte praticamente dall'inizio. Nel 2016, quando la gara si chiamava ancora Gran Premio d'Europa, Sebastian Vettel terminò secondo alle spalle della Mercedes di Nico Rosberg.

Due anni più tardi arrivò una delle prime grandi occasioni sfumate. Vettel conquistò la pole e condusse buona parte della corsa. L'ingresso della Safety Car modificò però gli equilibri e Valtteri Bottas, che aveva ritardato la propria sosta, si ritrovò al comando.

Alla ripartenza Vettel provò immediatamente a riprendersi la prima posizione. Attaccò alla curva 1, arrivò al bloccaggio e finì lungo. La Ferrari dovette così accontentarsi del secondo posto di Kimi Räikkönen, mentre il tedesco concluse quarto.

Nel 2019 fu invece Leclerc a impressionare. Il monegasco era stato il più veloce nelle sessioni di prove e si presentava alle qualifiche come uno dei grandi favoriti per la pole. L'incidente alla curva 8 durante la Q2 mandò però in fumo il suo fine settimana. Vettel portò comunque la Ferrari sul podio con il terzo posto.

Poi è iniziata la particolare storia tra Charles e questo circuito.

Nel 2021 Leclerc mise la SF21 davanti a tutti in qualifica, ma in gara la Ferrari non aveva il passo necessario per difendere la posizione e il monegasco concluse quarto.

Nel 2022 arrivò un'altra grande occasione. Leclerc scattò dalla pole e, dopo aver perso inizialmente la posizione su Sergio Perez, Ferrari anticipò la sosta sfruttando la Virtual Safety Car, impostando una strategia diversa rispetto alle Red Bull.

Il confronto era ancora tutto da giocare quando, al ventesimo giro, la power unit della F1-75 cedette. Poco prima si era già ritirato Carlos Sainz per un problema idraulico. Nel giro di pochi minuti la Ferrari passò dalla possibilità di giocarsi un risultato importante a una doppia eliminazione.

Anche nel 2023 Leclerc trovò qualcosa in più sul giro secco e conquistò nuovamente la pole. Questa volta, però, il verdetto della domenica fu piuttosto netto: Perez e Verstappen avevano un passo superiore e Charles concluse terzo, a poco più di ventuno secondi dal vincitore.

Rimane il 2024, forse l'esempio che meglio racconta il paradosso.

Quarta pole consecutiva per Leclerc a Baku e Ferrari realmente in corsa per il successo. Oscar Piastri riuscì però a superarlo dopo la fase dei pit stop e, una volta conquistato il comando, resistette alla pressione del ferrarista. Nel finale Charles perse prestazione con gli pneumatici e dovette accontentarsi ancora una volta del secondo posto.

Perché Baku è così difficile per la Ferrari?

Sarebbe comodo attribuire tutto a una sorta di maledizione, ma le maledizioni in Formula 1 non esistono. Esistono invece circuiti capaci di mettere in evidenza ogni singola debolezza.

Baku è uno di questi.

Nel tratto della città vecchia servono carico, precisione e soprattutto fiducia nella monoposto. I muri sono vicinissimi e nella zona del Castello il margine d'errore praticamente scompare. Poi lo scenario cambia completamente: dall'ultima sequenza di curve comincia un lunghissimo tratto percorso a pieno acceleratore, dove efficienza aerodinamica, velocità di punta, power unit e gestione dell'energia diventano determinanti.

Bisogna quindi trovare un compromesso per affrontare due anime quasi opposte dello stesso circuito.

Ed è qui che le cinque pole Ferrari assumono un significato particolare. In diverse occasioni il Cavallino è riuscito a trovare il compromesso necessario per estrarre il massimo dalla macchina per un giro. La gara, però, richiede molto altro: gestione delle gomme, affidabilità, strategia, efficienza sul dritto e capacità di reagire a Safety Car e imprevisti.

Non è un caso che Baku abbia spesso prodotto gare difficili da controllare. E nemmeno partire davanti rappresenta una garanzia: soltanto tre delle nove gare disputate prima dell'edizione 2026 sono state vinte dal pilota scattato dalla pole.

Ferrari, in questi anni, lo ha imparato sulla propria pelle.

In alcune stagioni è mancato il passo gara, in altre l'affidabilità. Ci sono stati errori, episodi sfavorevoli e avversari semplicemente più forti. Nel 2025, infine, non arrivò nemmeno l'illusione della vittoria: Hamilton concluse ottavo e Leclerc nono.

Per questo Frederic Vasseur arriva all'edizione 2026 senza sbilanciarsi. Il concetto espresso dal team principal è semplice: a Baku avere una macchina competitiva non basta. Bisogna mettere insieme ogni aspetto del fine settimana, adattarsi agli imprevisti e sfruttare le opportunità quando arrivano.

Quest'anno ci sarà inoltre un'ulteriore particolarità: il Gran Premio si correrà sabato 26 settembre, con il programma anticipato di un giorno per rispettare la Giornata della Memoria azera del 27 settembre.

Essere veloci non è mai bastato

Forse, allora, il vero tabù della Ferrari non è Baku.

È la perfezione che Baku pretende.

Cinque pole dimostrano che il Cavallino ha già trovato più volte la velocità necessaria per guardare tutti dall'alto. Cinque podi raccontano quanto sia arrivato vicino al bersaglio. Ma ogni volta è mancato qualcosa: il passo sulla distanza, l'affidabilità, la gestione della gara oppure quei pochi centimetri che, tra questi muri, separano un grande risultato da un'occasione perduta.

Ed eccoci di nuovo al punto di partenza.

Baku non è il circuito dove la Ferrari non sa essere veloce. Se così fosse, cinque pole sarebbero difficili da spiegare.

È il circuito dove essere veloci, fino a oggi, non è mai stato abbastanza.

Hamilton e Leclerc avranno un'altra occasione per interrompere una storia che dura ormai da un decennio. E forse è proprio questo il fascino della sfida che attende la Ferrari: per vincere finalmente a Baku dovrà fare ciò che qui non le è mai riuscito.

Non trovare il giro perfetto.

Trovare il weekend perfetto.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 20:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
autore
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari