Ci sono stagioni che si ricordano attraverso i numeri e altre che finiscono per avere un'immagine. Quella del 2026 di George Russell potrebbe essere già arrivata: la Mercedes ferma all'uscita della pit lane di Sepang, lui con il casco tra le mani e un podio praticamente svanito insieme alle ultime speranze mondiali. Il titolo non è ancora perso per la matematica, ma ormai è lo stesso Russell a non nascondersi più. Quando gli hanno chiesto se la rincorsa fosse sostanzialmente finita, la risposta è stata affermativa, accompagnata soltanto da un inevitabile "mai dire mai".

La speranza durata una settimana

Il paradosso è che appena una settimana prima lo scenario sembrava diverso.

Baku aveva restituito al britannico qualcosa che durante l'estate sembrava essersi perso: non soltanto una vittoria, ma la sensazione di poter tornare a mettere pressione dall'altra parte del box. Russell aveva dominato il weekend azero, conquistando la pole e trasformandola nel terzo successo stagionale dopo Australia e Austria. Antonelli, invece, aveva vissuto il suo peggior fine settimana dell'anno, passando dall'incidente in Q1 alla rimonta fino alla quinta posizione.

Il risultato aveva ridotto il distacco nel Mondiale da 81 a 66 punti. Ancora tanti, forse troppi. Ma per la prima volta dopo settimane Russell aveva qualcosa dalla sua parte: il momento.

Persino Antonelli, alla vigilia di Sepang, lo aveva riconosciuto. Il compagno aveva ritrovato slancio e sarebbe stato nuovamente un avversario difficile da battere.

È durata poco.

Il Bahrain GP disputato in Malesia ha ribaltato nuovamente tutto. In condizioni difficili, con la pioggia a complicare la partenza e le strategie, le due Mercedes si sono portate davanti a Verstappen nelle prime battute. Il campione olandese ha poi ripreso il comando, mentre Antonelli e Russell sono rimasti in lotta per le altre posizioni del podio. Kimi ha respinto l'attacco del compagno e, una volta tornato secondo, è riuscito ad allungare. Quel giorno era semplicemente più veloce.

Ed è un particolare fondamentale, perché impedisce di trasformare questo Mondiale nella storia troppo comoda di un Russell battuto soltanto dalla sfortuna.

George stava comunque andando verso un terzo posto. Quindici punti, un altro podio e soprattutto la possibilità di uscire da Sepang ancora aggrappato alla propria rincorsa.

Poi, al giro 50, tutto si è fermato.

Durante la Safety Car, proprio mentre la gara stava per ripartire, Russell ha parcheggiato la Mercedes all'uscita della pit lane. Il team ha indicato come causa un sospetto problema alla power unit. Antonelli ha invece raggiunto il traguardo al secondo posto alle spalle di Verstappen.

Da 66 a 84 punti.

In un solo pomeriggio.

Non è soltanto sfortuna

Qui, però, bisogna fermarsi un momento.

Perché sarebbe facile guardare Russell a bordo pista, ricordare Montreal e concludere che il Mondiale sia stato deciso dall'affidabilità. Sarebbe anche sbagliato.

Antonelli ha avuto i suoi problemi. A Barcellona era secondo quando un guasto lo ha costretto al ritiro, regalando proprio a Russell una posizione. A Silverstone un problema allo shield della ruota anteriore sinistra gli ha compromesso una gara nella quale stava provando a rientrare nella lotta per le primissime posizioni. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla stessa Formula 1, Kimi avrebbe lasciato per strada circa 36 punti potenziali per problemi di affidabilità.

Russell, quindi, non può presentarsi semplicemente come la vittima di una macchina fragile.

E non ne ha bisogno.

Antonelli ha vinto di più, è stato più continuo e in diversi appuntamenti è stato semplicemente più forte. Prima di Sepang il confronto parlava di otto vittorie contro tre. Una differenza troppo grande per essere cancellata appellandosi soltanto alla sorte.

La vera particolarità della stagione di Russell è un'altra.

Non riguarda soltanto quanto abbia perso.

Riguarda quando lo ha perso.

Montreal, la ferita che pesa ancora

Il Canada rimane il caso più evidente.

Russell era arrivato a Montreal in grande forma. Pole e vittoria nella Sprint, poi un'altra pole position per il Gran Premio. La domenica Mercedes aveva una macchina in grado di giocarsi la vittoria e i due compagni avevano dato vita a un confronto diretto, scambiandosi più volte la leadership.

Al giro 30 davanti c'era Russell.

Poi la sua Mercedes si è spenta.

Il problema alla power unit ha chiuso immediatamente la gara del britannico e lasciato strada libera ad Antonelli, che ha vinto portando il proprio vantaggio in campionato a 43 punti.

Quello zero pesa ancora oggi proprio per questo.

Non sappiamo chi avrebbe vinto senza il guasto. Lo stesso confronto tra i due era stato abbastanza serrato da rendere impossibile attribuire in anticipo i 25 punti a Russell. Ma la Formula 1 considera ragionevole affermare che George fosse almeno in corsa per il secondo posto: dunque un minimo di 18 punti potenziali andati persi.

A Sepang il calcolo è persino più semplice.

Antonelli aveva superato Russell in pista e si era allontanato. Il secondo posto difficilmente sarebbe stato di George. Il terzo, però, appariva ormai quasi certo: altri 15 punti cancellati dal guasto. Soltanto Canada e Malesia, dunque, valgono almeno 33 punti potenzialmente lasciati per strada.

Non sarebbero comunque sufficienti a colmare gli 84 che oggi dividono i due piloti Mercedes.

Ed è forse proprio questo il dato più importante.

La sfortuna ha fatto male a Russell. Non basta, però, a spiegare perché Antonelli sia davanti.

Una stagione sempre sul punto di cambiare

Eppure la sensazione resta.

Ogni volta che Russell sembrava sul punto di rientrare davvero nel Mondiale, qualcosa ha spezzato il ritmo.

Aveva cominciato vincendo in Australia. In Canada sembrava pronto a rilanciarsi e si è fermato mentre era leader. È tornato al successo in Austria. A Spa un problema di deployment alla partenza ha contribuito a trascinarlo nel contatto con Hamilton che ha chiuso la sua gara al primo giro. In Ungheria altri inconvenienti tecnici hanno condizionato prima le qualifiche e poi la partenza, anche se in quel caso Russell è riuscito a recuperare fino alla settima posizione.

Poi Baku.

Pole, vittoria, 15 punti recuperati in un fine settimana.

Sembrava l'ennesima riapertura.

Sette giorni dopo, Sepang ha prodotto l'effetto opposto.

È questa alternanza ad aver trasformato la stagione di Russell in qualcosa di particolarmente frustrante. Non è mai stato abbastanza lontano da smettere completamente di crederci, ma raramente è riuscito a costruire quella continuità necessaria per trasformare la velocità in una vera rimonta.

E quando finalmente ci è riuscito, come tra Baku e Sepang, il meccanismo si è inceppato di nuovo.

Russell caput

Oggi la classifica dice 84 punti.

È il vantaggio più ampio raggiunto da Antonelli durante il campionato. Restano 183 punti disponibili e dunque, formalmente, nulla è ancora deciso. Ma persino l'analisi ufficiale della Formula 1 definisce ormai quel margine come potenzialmente decisivo.

La matematica e la realtà, del resto, non sempre viaggiano alla stessa velocità.

Russell può ancora diventare campione del mondo. Ma non può più farlo contando soltanto su se stesso. Anche un finale praticamente perfetto potrebbe non bastare senza errori, ritiri o pesanti battute d'arresto di Antonelli.

Ed è questa, più degli 84 punti, la vera eredità di Sepang.

George ha perso il controllo del proprio destino.

Lo sa anche lui. Dopo il ritiro ha ammesso che, per tornare davvero in corsa, avrebbe avuto bisogno che tutto iniziasse a girare dalla sua parte. In Malesia è accaduto esattamente il contrario.

Il casco tra le mani

Ed eccoci allora di nuovo al punto di partenza.

Una Mercedes ferma all'uscita della pit lane.

Russell seduto, per qualche secondo, con il casco tra le mani.

Antonelli davanti a lui e altri punti pronti ad aggiungersi a un vantaggio già enorme.

Forse è davvero questa la fotografia del suo 2026.

Non la stagione di un pilota battuto esclusivamente dalla sfortuna. Sarebbe una lettura ingenerosa verso Antonelli e troppo indulgente con lo stesso Russell.

Piuttosto, la stagione di un pilota abbastanza veloce da continuare a riaprire una porta, ma mai abbastanza continuo e talvolta nemmeno abbastanza fortunato, da riuscire ad attraversarla definitivamente.

In Australia quella porta sembrava spalancata.

In Canada gli si è chiusa davanti mentre era al comando.

In Austria l'ha riaperta.

A Baku ha provato ancora una volta a passarci attraverso.

A Sepang è rimasto dall'altra parte.

Il casco tra le mani, la Mercedes ferma e 84 punti da recuperare.

La matematica continua a lasciare uno spiraglio.

Il 2026 di George Russell, invece, sembra aver già scelto la sua immagine finale.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 07 ottobre 2026 alle 20:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
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Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari