Il circuito di Baku è uno dei più giovani del calendario di Formula 1, ma in appena dieci anni è riuscito a costruirsi una personalità molto precisa. Un tracciato cittadino velocissimo, stretto e pieno di contrasti, nato con un'idea molto semplice: portare la Formula 1 nel cuore della capitale azera e utilizzare la città stessa come parte del circuito. La storia del progetto comincia nel 2013, quando l'Azerbaijan iniziò a lavorare concretamente alla possibilità di ospitare la Formula 1. Il compito di progettare il tracciato venne affidato a Hermann Tilke e alla sua società Tilke Engineering. Nell'ottobre 2014 il progetto venne presentato ufficialmente a Baku. Il Gran Premio sarebbe entrato nel calendario nel 2016 con il nome di Gran Premio d'Europa. L'idea alla base del circuito era però più ambiziosa della semplice costruzione di una pista cittadina. L'Azerbaijan voleva che il Gran Premio mostrasse Baku al mondo e che il tracciato attraversasse alcuni dei luoghi più riconoscibili della capitale: il lungomare sul Mar Caspio, gli edifici governativi e soprattutto la Città Vecchia di Icherisheher, con le sue mura medievali. Tilke e il suo team avevano quindi un obiettivo preciso: creare qualcosa che fosse immediatamente riconoscibile. E, soprattutto, qualcosa di diverso dagli altri circuiti cittadini.

La scelta che ha cambiato tutto

La parte più interessante della storia di Baku riguarda proprio il percorso scelto. Durante la progettazione furono prese in considerazione due configurazioni differenti. Una delle alternative era molto più semplice: avrebbe utilizzato la zona moderna della città, evitando completamente la Città Vecchia e procedendo in senso orario. Sarebbe stato un circuito più facile da costruire e da gestire, con molte curve a 90 gradi e senza la complicata sezione stretta tra le mura storiche. La configurazione che conosciamo oggi, invece, era decisamente più difficile. Il progetto prevedeva di portare le monoposto nella Città Vecchia, attraverso una sequenza stretta e in salita, prima di riportarle verso la parte moderna della città. Secondo Carsten Tilke, la soluzione alternativa sarebbe stata molto più semplice per tutti. Ma il team di progettazione voleva creare qualcosa di speciale e anche l'allora direttore di gara della FIA Charlie Whiting sostenne l'idea del tracciato attuale. Alla fine prevalse proprio quella soluzione più ambiziosa. Ed è una decisione che ha avuto un peso enorme sulla personalità del circuito.

Un circuito costruito intorno alla città

Il progetto fu quindi pensato per sfruttare quello che Baku aveva già a disposizione. Il risultato è un circuito di 6,003 chilometri e 20 curve, costruito interamente sulle strade della capitale. Da una parte ci sono le sezioni lente e tortuose della Città Vecchia; dall'altra, il lunghissimo tratto sul lungomare. Il contrasto è quasi estremo. Nella zona delle mura medievali le vetture passano attraverso uno dei punti più stretti del calendario: la pista arriva a soli 7,6 metri di larghezza nella zona tra le curve 8 e 9. Poi, pochi secondi dopo, il circuito si trasforma completamente. Dalla curva 16 fino alla 1 arriva uno dei tratti più veloci della Formula 1: il rettilineo principale e la lunga accelerazione lungo il boulevard raggiungono complessivamente circa 2,2 chilometri, creando una delle più grandi differenze di velocità tra due parti dello stesso giro. È proprio questo il concetto sul quale è stato costruito Baku: costringere le squadre a scegliere un compromesso estremo tra carico aerodinamico e velocità di punta. Troppo carico e si perde troppo sul rettilineo. Troppo poca deportanza e la vettura diventa difficile da controllare nella parte vecchia della città.

Il circuito prende forma

Costruire una pista di Formula 1 dentro una città esistente comportò naturalmente una serie di difficoltà. Nel 2016 Hermann Tilke spiegava che il lavoro sul progetto era iniziato nel giugno 2014 e che una delle sfide principali era proprio trovare un percorso adatto alla Formula 1 all'interno delle strade di Baku. Bisognava trasformare strade cittadine in un tracciato capace di sopportare una gara di Formula 1, lavorando contemporaneamente su carreggiate, cordoli, sicurezza, infrastrutture, paddock e pit lane. Una delle zone più complesse era proprio quella della Città Vecchia, dove la pista avrebbe dovuto passare in uno spazio estremamente ridotto e in salita. Nel maggio 2016, poche settimane prima del debutto, il direttore di gara Charlie Whiting ispezionò il circuito e si dichiarò fiducioso sul completamento dei lavori. Il progetto era ormai pronto a diventare realtà.

Il debutto nel 2016 e le gare memorabili

Il primo Gran Premio arrivò nel giugno 2016. Baku ospitò il Gran Premio d'Europa, ultimo appuntamento della storia a utilizzare quella denominazione. La gara venne vinta da Nico Rosberg, partito dalla pole position e al comando per tutti i 51 giri. Dal 2017 il nome cambiò in Gran Premio dell'Azerbaijan. E fu proprio dalla seconda edizione che Baku iniziò a costruire la reputazione che ha ancora oggi. Daniel Ricciardo vinse una gara caotica partendo decimo, mentre Sebastian Vettel e Lewis Hamilton furono protagonisti del celebre episodio sotto Safety Car. Lance Stroll completò il podio al terzo posto. Da quel momento Baku ha continuato a produrre situazioni difficili da prevedere. Nel 2018 arrivò la collisione interna alla Red Bull tra Daniel Ricciardo e Max Verstappen, mentre Valtteri Bottas perse una possibile vittoria a pochi giri dalla fine a causa di una foratura. Nel 2021 fu invece Max Verstappen a perdere la leadership per una foratura mentre era in testa. Dopo la bandiera rossa, Lewis Hamilton commise un errore alla ripartenza e Sergio Perez conquistò la vittoria. E negli anni successivi non sono mancati altri episodi decisivi, compresi il successo di Oscar Piastri nel 2024 e il podio conquistato da Carlos Sainz e George Russell dopo il contatto tra Sainz e Sergio Perez.

Perché Baku funziona ancora oggi

La cosa interessante è che la reputazione del circuito non nasce semplicemente dalla sua posizione spettacolare o dallo skyline di Baku. Nasce soprattutto dal layout. La pista obbliga le squadre a rinunciare a una configurazione perfetta in ogni settore. La macchina che è competitiva nella Città Vecchia non è necessariamente quella più veloce sul rettilineo. Questo crea una situazione particolare anche in gara: le vetture possono perdere molto tempo nelle curve, ma recuperarlo immediatamente grazie alla velocità massima e alla scia. Ed è proprio questa alternanza a creare opportunità di sorpasso, errori e strategie difficili da prevedere. In un certo senso, Baku è il risultato di una scelta progettuale molto precisa: non prendere la strada più semplice. Si sarebbe potuto costruire un circuito più lineare, più facile da realizzare e più convenzionale. Invece si è deciso di attraversare la Città Vecchia, passare vicino alle mura medievali e poi lanciare le monoposto sul lunghissimo rettilineo del lungomare. Il risultato è un circuito che sembra quasi composto da due piste diverse. Nel 2026 Baku ospita la sua decima gara di Formula 1. Dieci anni dopo quel primo Gran Premio d'Europa, il progetto originario è ancora perfettamente riconoscibile.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 25 settembre 2026 alle 13:14
Autore: Leonardo Adamo
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