Cedere l'unica opportunità di vittoria della propria carriera al compagno di squadra in lotta per il mondiale non è una cosa da tutti. Anche se alla fine dei conti, Eddie Irvine non si laureò campione del mondo nel 1999, Mika Salo fece di tutto per aiutare il nordlandese in quell'anno dopo esser subentrato a Micheal Schumacher, infortunatosi in quello sfortunato Gp di Silverstone. Nella cornice del Gran Premio Storico d'Italia al Mugello, abbiamo intervistato in esclusiva Salo chiedendogli alcune cose di quell'epoca lì. 

Nel 1999 sei subentrato in Ferrari. Quanto è stato complicato entrare in una macchina che non era stata disegnata per te.

Per essere onesto, non fu così difficile perché avvenne tutto molto velocemente. Non avevo tempo per prepararmi e Jean Todt mi chiamò e credo che ebbi due settimane per preparare la prima gara. Non c'era spazio per pensare oppure per testare, sono entrato subito a lavorare con gli ingegneri e siamo andati in pista a gareggiare. Alla fine dei conti, fu salto facile perché era un grande team e le persone erano gentili e mi fecero sentire il benvenuto. É stato molto bello.

Ad Hockenheim arrivasti molto vicino ad una vittoria, quella che sarebbe stata prima. Tornando a quel momento, cosa ti ricordi di quella gara e del team order con Irvine.

Era stato deciso ancor prima di arrivare in Ferrari, ero lì per aiutarli a vincere il mondiale e aiutare Eddie. Se ci fosse stata una situazione del genere, l'avrei lasciato passare. Sapevo che sarebbe successo se fossi stato primo, non fu una grande cosa. Ho fatto il mio lavoro, ma alla fine dell'anno quando non ho avuto più occasioni mi sono detto 'Peccato'. Però alla fine ho fatto solo il mio lavoro e abbiamo vinto il titolo Costruttori.

La F399 vinse, appunto, il mondiale. Quali caratteristiche di quella macchina ti impressionarono?

Sapevo che nel 1999 testavamo cose per il futuro, non so cosa, avevo in testa solo quella stagione. Sapevo che avevano tante parti in magazzino che avrebbero usato negli anni in futuro e sapevo che potevano solo migliorare negli anni successivi ed è quello che successo. Non sono un tecnico, quello è un lavoro di ingegneri ma ci hanno fatto testate tantissime cose, lavoravamo tutti i giorni testando parti. La macchina del '99 e fino al 2002 fu sempre meglio.

Sei arrivato in Ferrari come rimpiazzo. Quanto lavoro è servito per trovare il giusto feeling con la posizione in macchina, il setup e la fiducia necessaria. Quanto la Formula 1 è cambiata con l'avvento dei simulatori?

Dovevamo imparare tutto dal vivo e la Formula 1 di adesso non mi piace tantissimo, non mi piace questa Formula 1 con i motori elettrici e le parti ibride. Non hanno più quel sound di una volta, sono più grandi e pesanti e sento i piloti lamentarsi tutto il tempo. La F1 moderna esistono i giri da qualifica e i giri da gara, hanno 6/7 secondi di differenza. Quando giravo io, non c'era questa differenza ogni giro era un giro da qualifica e così potevi competere al meglio.

Se potessi correre nuovamente con la F399 in un Gran Premio di oggi, quale sceglieresti?

Mi piace quella macchina tantissimo, era forte in ogni pista. Ad esempio a Spa mi chiesero di rallentare le macchine dietro di me così da concedere ad Eddie la possibilità di fermarsi e rimanere a podio. Forse lì avrei vinto e quindi forse vorrei rifarla, a massima velocità senza Eddie Irvine.

Sezione: Ferrari / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 21:00
Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
autore
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.