Ferrari continua a sviluppare la SF-26. E, questa volta, non è soltanto una scelta legata al presente. Secondo quanto riferito da The Race, a Maranello hanno cerchiato in rosso il weekend di Austin, in programma dal 23 al 25 ottobre, per introdurre un nuovo pacchetto importante, con un’evoluzione significativa del fondo e di quelle aree sulle quali gli aerodinamici hanno continuato a lavorare dopo Barcellona. La decisione ha una spiegazione tecnica precisa: rispetto a dodici mesi fa, la situazione regolamentare è completamente diversa. Vasseur ha spiegato che circa l’80% del lavoro di sviluppo svolto oggi potrà essere trasferito sul progetto 2027. Non significa che l’80% della SF-26 verrà materialmente trapiantato sulla monoposto successiva, ma che gran parte del lavoro, delle soluzioni e delle conoscenze sviluppate adesso continueranno ad avere valore anche il prossimo anno.

Ma c’è anche un secondo livello di lettura, forse ancora più interessante. Vasseur oggi non sta soltanto sviluppando una macchina: sta difendendo una stagione, la propria posizione e la tenuta stessa del gruppo Ferrari.

Austin non è soltanto un aggiornamento

Il pacchetto atteso al Circuit of the Americas arriva dopo una fase in cui Ferrari ha perso terreno rispetto a chi ha continuato a spingere con maggiore efficacia sullo sviluppo. McLaren ha fatto un passo avanti importante dopo l’estate, soprattutto nell’area del fondo, mentre la Scuderia Ferrari ha attraversato una fase più incerta, dovuta anche al rinvio di una parte del proprio programma. La nuova evoluzione prevista per Austin dovrebbe riguardare proprio il fondo e le zone su cui gli aerodinamici di Maranello hanno continuato a lavorare dopo il pacchetto introdotto a Barcellona.

È un passaggio importante perché Ferrari, nel 2026, ha già mostrato di poter cambiare volto attraverso gli aggiornamenti. A Barcellona il salto fu evidente, con un pacchetto molto ampio che intervenne su otto aree della monoposto e che contribuì a riportare la SF-26 in una finestra di competitività decisamente più alta. Il lavoro sul fondo e sulla gestione dei flussi ha rappresentato una delle aree chiave della crescita della vettura.

Il punto, dunque, non è soltanto quanto il pacchetto di Austin farà guadagnare in termini cronometrici. Il punto è che Ferrari ha deciso di non congelare il 2026.

Perché oggi sviluppare la SF-26 significa già lavorare sulla Ferrari 2027

Qui entra in gioco il passaggio forse più importante delle parole di Frédéric Vasseur. Il team principal ha spiegato che la situazione è radicalmente diversa rispetto a quella vissuta nel 2025, quando il cambio regolamentare rendeva quasi impossibile trasferire il lavoro aerodinamico sulla monoposto successiva. Oggi, invece, gran parte delle conoscenze raccolte e delle soluzioni studiate sulla SF-26 possono continuare a vivere nel progetto 2027. Secondo Vasseur, circa l’80% dello sviluppo attuale potrà essere portato avanti anche il prossimo anno.

Ed è una differenza enorme. Significa che continuare a investire sul 2026 non equivale necessariamente a sottrarre risorse alla stagione successiva. Al contrario, una parte significativa di ciò che viene validato oggi può diventare una base utile per il domani. Lo stesso quadro regolamentare 2027, pur introducendo modifiche in aree come fondo, plank e ala posteriore, resta comunque molto più vicino al 2026 di quanto non fosse il salto tra 2025 e 2026. Ferrari non sta quindi scegliendo tra presente e futuro. Sta provando a far coincidere le due cose.

Vasseur ha bisogno che il gruppo continui a credere nel 2026.

Ma sarebbe limitante leggere questa scelta soltanto attraverso la tecnica. In questo momento Vasseur ha un problema molto più ampio: deve impedire che la stagione venga percepita come già finita. Ferrari è ancora matematicamente in corsa nei campionati, anche se i distacchi sono diventati pesanti, e il francese continua a rifiutare l’idea di considerare chiusa la partita. Dopo Madrid ha ribadito di voler affrontare un weekend alla volta, senza dichiarare prematuramente conclusa la corsa iridata.

Questa posizione non è soltanto comunicazione da team principal. Ha un effetto diretto sull’ambiente. Un reparto corse che percepisce di essere già entrato in modalità 2027 rischia inevitabilmente di perdere tensione competitiva. E in Formula 1 il confine tra lavorare al limite e iniziare inconsciamente a gestire il finale di stagione è molto sottile.

Portare un nuovo fondo ad Austin significa anche dire agli uomini di Maranello che il 2026 conta ancora. Significa tenere alta l’attenzione degli aerodinamici, dei tecnici, dei meccanici e degli stessi piloti. Significa presentarsi alle ultime gare non con l’idea di accompagnare il campionato fino alla fine, ma con quella di provare ancora a spostare gli equilibri.

Il problema politico: un calo adesso sarebbe pericoloso

Ed è proprio qui che il discorso tecnico si incrocia con quello politico. Nelle ultime settimane attorno a Vasseur sono cresciute le pressioni. F1-News.eu ha già raccontato il ritorno delle indiscrezioni su Christian Horner e Antonello Coletta, insieme ai dubbi sull’attuale equilibrio interno e alla sensazione che il credito del francese sia molto meno ampio rispetto al passato.

In una situazione simile, un finale di stagione in calo avrebbe un peso molto superiore a quello della semplice classifica. Se Ferrari smettesse di crescere mentre gli altri continuano a sviluppare, ogni risultato negativo diventerebbe inevitabilmente materiale per alimentare le discussioni sul futuro della direzione sportiva. Ogni weekend anonimo rafforzerebbe la domanda che ormai circola da settimane: Vasseur è ancora l’uomo giusto per guidare il progetto?

È anche per questo che il pacchetto di Austin assume un valore differente. Non sarà certamente un aggiornamento capace da solo di decidere il futuro del team principal, ma arriva nel momento in cui Vasseur ha bisogno di dimostrare che la propria Ferrari continua a muoversi, reagire e produrre sviluppo.

Lo sviluppo come risposta alle pressioni

Da questo punto di vista, la scelta di continuare a portare aggiornamenti rappresenta anche una forma di risposta alle critiche. Vasseur non può controllare tutte le voci che circolano intorno a Maranello, ma può mostrare che il reparto tecnico continua a lavorare e che la squadra non ha abbandonato il progetto. Ferrari, peraltro, è stata tra le squadre più attive sul fronte degli aggiornamenti nel corso del 2026 come detto: 36 interventi dichiarati fino a settembre, il dato più alto tra le squadre considerate. Il numero, da solo, non basta a raccontare la qualità del lavoro. Un piccolo correttore aerodinamico non vale quanto un fondo completamente nuovo. Ma fotografa comunque una filosofia chiara: Ferrari ha scelto di sviluppare molto e spesso. Una scelta che ha permesso alla SF-26 di crescere dopo un avvio prudente e che ora deve essere confermata nelle gare finali.

In questo senso Austin diventa quasi un esame. Non soltanto per la macchina, ma per l’intero metodo di lavoro imposto dalla direzione tecnica e da Vasseur.

La sfida vera è evitare che il 2026 diventi una stagione di passaggio

Il rischio più grande, in questo momento, è che dentro e fuori Maranello inizi a prendere piede l’idea che tutto ciò che accadrà da qui a fine anno abbia un valore relativo. Sarebbe comprensibile guardando i distacchi di classifica, ma potrebbe diventare molto pericoloso per la gestione della squadra. Ferrari arriva da stagioni nelle quali spesso, appena il Mondiale si è allontanato, il dibattito si è spostato rapidamente sull’anno successivo. È una dinamica che Vasseur sembra voler evitare. Non soltanto perché il 2026 non è ancora matematicamente chiuso, ma perché ogni settimana di sviluppo rappresenta oggi materiale utile per il 2027.

Ed è qui che l’80% citato dal francese diventa molto più di un dato tecnico. È quasi una giustificazione strategica dell’intero finale di stagione. Continuare a sviluppare significa inseguire ancora oggi, ma anche evitare di presentarsi domani con una macchina nata da mesi di immobilismo.

Austin dirà anche molto su Loic Serra

Il pacchetto previsto per gli Stati Uniti sarà inevitabilmente anche un test per il lavoro del reparto tecnico guidato da Loic Serra. La SF-26 era nata con una filosofia relativamente prudente, lasciando margine per uno sviluppo progressivo durante la stagione, e proprio il lavoro effettuato tra Miami e Barcellona aveva permesso a Ferrari di fare un salto importante. Dopo l’estate, però, la crescita non è stata altrettanto lineare. Parte del programma inizialmente previsto per Zandvoort è stata posticipata e alcune soluzioni non hanno prodotto i risultati sperati in galleria del vento. Austin sarà quindi il momento in cui quel lavoro dovrà trasformarsi in qualcosa di concreto.

Un aggiornamento che pesa più dei decimi che porterà

Alla fine, il nuovo fondo Ferrari potrebbe valere due decimi (nelle proiezioni ndr), tre decimi oppure molto meno. Sarebbe quasi riduttivo fermarsi al cronometro. Il suo significato è più ampio. Racconta una Ferrari che non vuole fermarsi nonostante una situazione di classifica complicata. Racconta una direzione tecnica che continua a investire sul concetto della SF-26 perché sa di poter trasferire una parte consistente di quel lavoro sul 2027. Racconta soprattutto un team principal che, nel momento forse più delicato della propria esperienza a Maranello, non può permettersi che il gruppo perda tensione. Perché in Ferrari le stagioni non finiscono soltanto quando lo dice la matematica. A volte finiscono molto prima, quando una squadra smette di credere che ci sia ancora qualcosa da conquistare.

Ed è esattamente ciò che Vasseur sta cercando di evitare.

Il pacchetto di Austin nasce in galleria del vento, ma oggi ha anche un significato politico. Se funzionerà, Ferrari potrà presentarlo come un altro passo nella costruzione della monoposto futura e come la prova che il 2026 non è stato abbandonato. Se non funzionerà, invece, il rumore attorno a Maranello tornerà inevitabilmente a crescere.

Per Vasseur, dunque, continuare a sviluppare la SF-26 non è soltanto una questione di prestazione. È il modo più concreto che ha per continuare a tenere insieme presente, futuro e soprattutto una Ferrari che, in questo momento, non può permettersi di mollare.

Sezione: News / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 11:11
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
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Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate