La scelta Ferrari di partire con le slick in Malesia era sbagliata. Ma i team radio emersi dopo la gara aggiungono un dettaglio ancora più pesante: Hamilton e Leclerc se ne erano accorti prima ancora dello spegnimento dei semafori. Entrambi, durante il giro di ricognizione, hanno segnalato quanto il tracciato fosse ancora bagnato. Hamilton ha ricordato al box che le Mercedes montavano le intermedie. Leclerc ha chiesto direttamente se non fosse il caso di rientrare e cambiare gomme. Ferrari ha scelto comunque di proseguire. È questo il vero errore della domenica di Sepang: non soltanto aver letto male le condizioni iniziali, ma aver mantenuto quella lettura anche dopo che entrambi i piloti avevano fornito dalla pista informazioni opposte. Ciò non significa però che la Scuderia abbia buttato una vittoria. I dati sul ritmo continuano a raccontare una gara nella quale, dietro Verstappen e Antonelli, Hamilton e Leclerc disponevano del terzo e quarto passo. L’errore strategico è grave. Il risultato finale, molto meno sorprendente.

Ferrari si fida degli onboard. Hamilton guarda le Mercedes

Il primo scambio radio è probabilmente quello che fotografa meglio il problema. Hamilton informa immediatamente il proprio muretto: “Le Mercedes montano le Intermedie”. Ferrari risponde spiegando la ragione della propria scelta: “Lewis, dagli onboard della Safety Car vediamo la pista asciutta e la vedrai da solo in pista”. È quindi evidente quale fosse la convinzione di Maranello. Le immagini a disposizione avevano suggerito una superficie sufficientemente asciutta da rendere possibile partire direttamente con le gomme Soft, saltando la fase sulle intermedie.

Il problema è che quelle immagini restituivano una percezione incompleta. Lo stesso Max Verstappen lo ha poi spiegato parlando con Hamilton dopo la gara: “La pista non sembrava bagnata, ma l'asfalto era ancora impregnato in realtà di tanta acqua”. Ed è esattamente ciò che i piloti hanno scoperto una volta usciti dalla pit-lane. Dall’onboard alcune zone apparivano visivamente più asciutte di quanto fossero realmente. Ma quando una Formula 1 ha iniziato a frenare, accelerare e cercare trazione, il livello di aderenza ha raccontato tutt’altra storia.

Hamilton vuole sapere subito cosa abbia fatto Leclerc

Lewis chiede quindi un’altra informazione: “Charles monta le stesse gomme?” Ferrari conferma. Entrambe le SF-26 erano state indirizzate sulla stessa scelta. Ed è un dettaglio importante, perché esclude l’idea di due strategie differenti sulle quali distribuire il rischio. Ferrari ha puntato tutto sulla stessa previsione meteorologica e sulla stessa interpretazione della pista. Una scelta aggressiva può anche essere comprensibile quando si dispone di due monoposto e si decide di differenziare. Si prende un rischio con una macchina e si mantiene una soluzione conservativa con l’altra. A Sepang non è successo. Hamilton e Leclerc sono stati mandati entrambi in pista sulle slick mentre i principali avversari avevano scelto le intermedie. Da quel momento non esisteva più una strategia di sicurezza interna. Se la lettura Ferrari fosse stata sbagliata, entrambi i piloti ne avrebbero pagato contemporaneamente le conseguenze.

Il passaggio più grave arriva nel giro di ricognizione

Ma la decisione iniziale non è nemmeno il passaggio più difficile da spiegare. Ferrari aveva ancora la possibilità di cambiare idea. Si era nel giro di ricognizione e sia Hamilton sia Leclerc hanno immediatamente comunicato al muretto ciò che stavano sperimentando direttamente dall’abitacolo. Hamilton è netto: “Per almeno 10 giri la pista non sarà asciutta”. Leclerc arriva praticamente alla stessa conclusione: “Al momento è molto bagnata, non è il caso di rientrare per montare le intermedie?". Qui cambia la natura dell’errore. Prima dell’uscita dai box Ferrari disponeva di immagini, dati meteorologici e previsioni. Una valutazione può essere sbagliata. Durante il giro di ricognizione, però, arrivano due informazioni dirette da Hamilton e Leclerc che dicono sostanzialmente la stessa cosa: la pista non è pronta per le slick.

E Ferrari decide comunque di restare sulle Soft.

È questo probabilmente l’aspetto sul quale Maranello dovrà interrogarsi maggiormente. Un pilota può interpretare in maniera soggettiva le condizioni, soprattutto nei primi metri. Due piloti possono avere sensibilità differenti. Ma quando Hamilton e Leclerc, indipendentemente, restituiscono praticamente lo stesso giudizio, quella percezione diventa un’informazione tecnica da pesare in maniera molto diversa. Hamilton non è soltanto un sette volte campione del mondo. Ha corso decine di gare in condizioni miste, ha costruito una parte importante della propria reputazione proprio nella capacità di leggere asfalti difficili e transizioni tra bagnato e asciutto. Leclerc, dall’altra parte, non si limita a lamentare mancanza di grip: chiede esplicitamente se Ferrari ritenga opportuno rientrare per montare le intermedie.

Il muretto aveva quindi una seconda opportunità per correggere la scelta. Non l’ha utilizzata. L’errore è grave, ma non va trasformato in una vittoria buttata Da qui, però, bisogna evitare il passaggio successivo: trasformare una scelta strategica sbagliata nella spiegazione automatica dell’intero risultato. La telemetria continua a raccontare altro. Safety Car e Virtual Safety Car hanno successivamente riequilibrato una parte delle strategie e ridotto il peso della scelta iniziale. Quando la corsa è tornata su condizioni più normali, il ritmo puro ha ricostruito la gerarchia della domenica. Davanti c’erano Max Verstappen e Kimi Antonelli. Subito dietro arrivavano le Ferrari.  George Russell aveva invece il quinto passo, quasi due decimi peggiore rispetto alle Ferrari. È un elemento importante perché rafforza la lettura espressa dallo stesso Leclerc: terzo e quarto posto rappresentavano, nel complesso, il valore disponibile per Maranello.

Dietro Verstappen e Antonelli c’erano Hamilton e Leclerc

La scala prestazionale è quindi abbastanza semplice. Verstappen e Antonelli possedevano il ritmo necessario per stare davanti. Hamilton e Leclerc rappresentavano immediatamente il livello successivo. Russell era dietro di loro e Hadjar, pur essendosi trovato davanti in determinate fasi, non aveva la velocità per mantenere la posizione quando strategie e condizioni si sono riallineate. Le Ferrari sono infatti riuscite a superarlo e a riportarsi là dove il loro passo indicava che dovessero essere. È per questo che la gara malese va analizzata su due piani distinti. La strategia iniziale è difficile da difendere. Il terzo e quarto posto, invece, sono perfettamente difendibili attraverso i dati.

Paradossalmente l’errore pesa di più proprio perché la SF-26 era veloce

C’è però un paradosso. Ferrari aveva una vettura sufficientemente competitiva da non avere bisogno di una scommessa così estrema. Hamilton e Leclerc disponevano del terzo e quarto miglior passo e avevano quindi la possibilità di costruire una corsa regolare, rimanere nel gruppo di testa e sfruttare eventuali problemi davanti. Perché aumentare volontariamente il rischio quando possiedi già una macchina da podio?

È questa la domanda più difficile. Una squadra costretta a partire molto indietro o dotata di una monoposto chiaramente inferiore può tentare qualcosa di differente perché correndo in maniera convenzionale ha poco da perdere. Ferrari, invece, aveva ritmo. Mettere entrambe le macchine sulle Soft significava introdurre un’enorme variabile dentro una situazione tecnica che non lo richiedeva. Il problema non è soltanto la previsione, ma il processo decisionale Ed è qui che il caso di Sepang diventa interessante anche oltre la singola domenica. Gli onboard della Safety Car hanno suggerito una pista. I piloti ne hanno trovata un’altra. A quel punto una struttura deve essere sufficientemente elastica da aggiornare immediatamente la propria decisione.

Non basta avere dati. Bisogna anche stabilire quali dati abbiano priorità quando entrano in conflitto.

Un’immagine televisiva può suggerire che una traiettoria sia asciutta. Un sensore può indicare determinate condizioni. Ma Hamilton e Leclerc erano fisicamente sopra quella superficie, con quattro pneumatici slick, e stavano spiegando che l’aderenza non era sufficiente. Ferrari ha privilegiato la propria previsione iniziale rispetto al feedback immediato dei piloti. È probabilmente questo l’errore più significativo dell’intera vicenda. 

Il giudizio conclusivo può quindi sembrare contraddittorio, ma non lo è. Ferrari ha gestito male la partenza del Gran Premio della Malesia. Ha interpretato male le immagini della Safety Car, ha mandato entrambe le monoposto sulle Soft e, soprattutto, ha deciso di insistere anche dopo che Hamilton e Leclerc avevano segnalato durante il giro di ricognizione che la pista era ancora chiaramente da intermedie. Ma una volta entrate in gioco Safety Car, VSC e normale evoluzione del tracciato, il risultato conclusivo è tornato a riflettere quasi perfettamente il ritmo delle vetture. Verstappen e Antonelli davanti. Hamilton e Leclerc terzo e quarto per passo oltre che al traguardo. Russell dietro le due Ferrari. Per questo la strategia non può essere utilizzata per costruire artificialmente una vittoria sfumata.

Ferrari non ha buttato necessariamente il successo. Ha rischiato inutilmente di buttare un podio che la SF-26 aveva già nelle proprie mani. Ed è una differenza tutt’altro che secondaria.

Sezione: News / Data: Mar 06 ottobre 2026 alle 10:22
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
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Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate