Antonelli come Senna. Quante volte lo stiamo sentendo ultimamente? In televisione, nei dibattiti, nelle trasmissioni dedicate alla Formula 1. Non soltanto come riflessione personale, ma persino come domanda rivolta agli interlocutori, quasi fosse diventato necessario trovare un collegamento tra il talento italiano e il mito brasiliano.

Devo ammettere che, da giornalista e soprattutto da appassionato di Formula 1, ogni volta che sento proporre questo paragone provo un profondo distacco. E mi dispiace. Mi dispiace perché ho la sensazione che, nel tentativo di celebrare Antonelli, si finisca per attribuirgli qualcosa che ancora non gli appartiene. Qualcosa che, forse, non ha nemmeno bisogno di inseguire.

Senna è Senna. E non soltanto per i tre titoli mondiali conquistati.

Ayrton ha cambiato la Formula 1. L'ha presa sottobraccio, l'ha accompagnata fra gli anni Ottanta e Novanta, diventando uno dei volti più potenti e riconoscibili di uno sport che viveva un'epoca profondamente diversa. Un'epoca nella quale la macchina contava, eccome, ma il pilota riusciva ancora a imprimere sulle corse un'identità tutta sua. Senna non era soltanto velocità, talento o risultati. Era carattere, spiritualità, ossessione, fragilità e una determinazione quasi feroce.

Era qualcosa che andava oltre il cronometro.

Poi è arrivato Imola. La morte. Il dolore di un intero Paese, il Brasile, e di milioni di persone nel mondo. Una tragedia che ha consegnato definitivamente Ayrton alla leggenda, rendendolo ancora più immortale nella memoria collettiva. Senna è diventato parte della storia non soltanto della Formula 1, ma dello sport mondiale. E certe figure non si misurano semplicemente attraverso i numeri.

Antonelli, invece, deve ancora conquistare il suo primo titolo mondiale.

E attenzione, perché questo non significa sminuire ciò che sta facendo. Anzi. Kimi ha un talento straordinario, ha saputo farsi trovare nel posto giusto con le qualità giuste e sta interpretando da fenomeno una Formula 1 tecnicamente complessa, profondamente cambiata rispetto al passato. Merita gli applausi, l'attenzione e tutto il riconoscimento che le sue prestazioni stanno generando.

Ma siamo ancora al primo grande capitolo della sua carriera tra i giganti di questo sport. E allora perché dobbiamo necessariamente cercare un paragone? Perché sentiamo il bisogno di assegnare a ogni nuovo talento il nome di una leggenda del passato?

Viviamo, peraltro, in una Formula 1 completamente diversa. Uno sport che continua a macinare ascolti, numeri e popolarità, ma che allo stesso tempo divide profondamente. Una parte degli appassionati storici si è allontanata, un'altra continua a seguirlo con passione, mentre un nuovo pubblico si è avvicinato soprattutto al grande spettacolo che la Formula 1 è diventata. Non è necessariamente un male. È il segno dei tempi. Ma è anche la dimostrazione di quanto siano cambiati il contesto, la percezione dei piloti e persino il modo di costruire i miti.

E proprio per questo trovo ancora più forzato accostare due figure separate non soltanto da generazioni, ma da mondi sportivi, culturali e umani differenti.

Lasciamo che Antonelli costruisca la propria storia. Che vinca, perda, sbagli, cresca. Che diventi grande per quello che è, non per quello che qualcuno vorrebbe rivedere in lui.

Non abbiamo bisogno di un nuovo Senna. Non dobbiamo cercarlo a tutti i costi, né trasformare ogni talento straordinario nell'erede di qualcuno.

Abbiamo Kimi Antonelli. Un ragazzo italiano con la possibilità di scrivere pagine importanti della Formula 1. E credetemi, non è affatto poco.

Perché la grandezza di un campione non si costruisce prendendo in prestito quella di un altro.

Antonelli è Antonelli. E ha tutto il diritto di diventare una leggenda con il proprio nome.

Senna, per me, resta qualcosa di inarrivabile. Ancora.

Sezione: News / Data: Mar 27 ottobre 2026 alle 11:30
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
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Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate