Nel bel mezzo di una rincorsa mondiale che infiamma il 2026, la Ferrari si trova davanti a un bivio strategico che potrebbe ridisegnare le gerarchie interne a Maranello.
Con Andrea Kimi Antonelli a dettare il passo iridato e un Lewis Hamilton rigenerato dai podi di Monaco e Montreal fino al trionfo di Barcellona, le vecchie certezze della Scuderia vacillano. Jacques Villeneuve, con la schiettezza che lo contraddistingue, ha tracciato la rotta, indicando nel fuoriclasse britannico l’unico vero faro per Maranello.

Il risveglio del Re e la sentenza di Villeneuve

Il rendimento recente del sette volte campione del mondo ha modificato radicalmente i pesi all'interno del box della Rossa, riducendo a 41 lunghezze il distacco dalla vetta del campionato. Un colpo di reni che impressiona, specie se confrontato con la stagione precedente in cui il monegasco lo aveva demolito. Ai microfoni di Sky Sports UK, l’asso canadese del 1997 ha espresso una linea d'azione chiarissima per il muretto box italiano, sottolineando come “Lewis conosce la strada per il successo, sa cosa serve e può fare la differenza. La Mercedes in questo momento non ha la possibilità di scegliere tra i suoi piloti, mentre la Ferrari si trova in questa posizione favorevole”.

La tesi di Villeneuve esclude qualsiasi diplomazia interna o gestione paritaria dei due alfieri se l'obiettivo della Scuderia rimane la caccia al titolo iridato: “A Maranello devono concentrarsi esclusivamente su Lewis se vogliono mantenere anche solo una minima speranza di vittoria. È una scelta semplice, dato che Leclerc è rimasto parecchio indietro”.

L'illusione di Charles e la trappola di Maranello

Il fulcro della critica dell'ex pilota Williams non si limita ai risultati parziali di questa stagione, ma scava nelle fondamenta della gestione del talento monegasco fin dal suo approdo a Maranello, descrivendo un percorso forse accelerato in modo artificiale. Secondo Villeneuve, il passaggio dalla Sauber alla Ferrari e il successivo maxi ingaggio sono stati caratterizzati da elementi “forse troppo grandi, arrivati in anticipo e con troppa rapidità”.

L'analisi mette a nudo quello che viene descritto come un vero e proprio deficit di leadership tecnica da parte del numero 16, rimasto protetto dalle aspettative ridotte degli anni passati. Villeneuve ha infatti evidenziato come Leclerc “non si è mai trovato nella condizione di dover edificare una struttura attorno alla sua figura, poiché ha ricevuto ogni cosa già pronta. La sua velocità pura era sufficiente, dato che l'opinione comune descriveva una monoposto non all'altezza di lottare per il campionato. Per soddisfare l'ambiente era abbastanza portare a casa qualche successo di tappa e stare davanti a un compagno di squadra del calibro di Vettel”.

Con lo sbarco di Hamilton a Maranello, l'intero ecosistema è crollato nel momento in cui il britannico ha trovato la quadra con la monoposto. “Lewis arrivava da un periodo opaco, faticava a trovare il feeling con la monoposto e con l'ambiente. Mettere insieme i pezzi richiede tempo. Leclerc si sentiva al sicuro nel fare bella figura nel confronto diretto, ma quando Lewis si è ridestato, prendendosi la macchina e la squadra per iniziare a spingere al massimo senza riserve, Charles non si è dimostrato pronto”.

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Sezione: News / Data: Mer 17 giugno 2026 alle 21:00
Riccardo Ciadini / Twitter: @ciadinino
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Riccardo Ciadini
autore
Classe 2004, Riccardo concilia l’indole per la scrittura ed il video-making all’amore per il cinema e il teatro. Studente di teatro e cinema, lavora nel sociale e passa il tempo libero a scrivere sceneggiature per spettacoli e cortometraggi indipendenti. Nel 2006 esce il classico Pixar Cars e nasce la sua fissazione per il mondo delle corse