Una domanda, una risposta di una sola parola. “Continuare con Vasseur è la scelta giusta?”. Lewis Hamilton non aveva alcuna intenzione di aprire un nuovo fronte e ha risposto semplicemente: “Sì”. Lapidario, quasi infastidito dalla necessità stessa di affrontare l’argomento. Ma proprio quella risposta così breve racconta bene la posizione nella quale oggi si trova il sette volte campione del mondo. Hamilton è finito in mezzo a due fuochi: da una parte Frédéric Vasseur, l’uomo che conosce da una vita e che ha rappresentato uno dei riferimenti della sua scelta Ferrari; dall’altra Christian Horner, il grande nemico degli anni Mercedes, che adesso ha spalancato pubblicamente la porta a Maranello.
In mezzo c’è soprattutto Hamilton. Un pilota che non ha approvato tutto della gestione Vasseur, che ha chiesto a Ferrari di cambiare il modo di amministrare il rapporto tra i propri piloti e che, quando il Mondiale era ancora concretamente raggiungibile, si aspettava probabilmente una squadra più pronta a schierarsi dietro una possibilità storica. Ma c’è anche un Hamilton che vuole vincere più di quanto voglia regolare vecchi conti personali. Ed è proprio per questo che l’eventuale arrivo di Horner aprirebbe uno scenario apparentemente paradossale: chiedere a Lewis di azzerare una delle rivalità più feroci della propria carriera per inseguire, insieme, quello stesso obiettivo che lo ha portato in Ferrari.
Quel “sì” a Vasseur dice meno di quanto sembri
Hamilton non poteva realisticamente rispondere in maniera diversa. Nel pieno di una stagione ancora in corso, con Ferrari impegnata a tenere insieme risultati, sviluppo e una situazione interna diventata improvvisamente argomento quotidiano, aprire pubblicamente alla sostituzione del team principal avrebbe prodotto una deflagrazione. Il suo “sì” va quindi registrato per quello che è: un sostegno pubblico a Vasseur. Ma non cancella quanto accaduto nelle settimane precedenti. Dopo Monza, Hamilton aveva chiesto apertamente alla squadra di cambiare il modo di gestire il confronto tra lui e Charles Leclerc, sostenendo che Ferrari dovesse intervenire sulla comunicazione e sulle modalità attraverso le quali i due piloti vengono lasciati battagliare. Vasseur aveva ammesso a sua volta la necessità di chiarire le regole interne. La questione, dunque, non nasce oggi e non è legata alle indiscrezioni sul futuro del francese. Hamilton ha mostrato pubblicamente di non essere soddisfatto di tutto ciò che è accaduto nel 2026. Può considerare Vasseur ancora la scelta giusta e contemporaneamente ritenere che il suo modo di gestire alcuni aspetti della squadra debba cambiare. Le due cose non sono incompatibili.
Hamilton si aspettava una Ferrari pronta a giocarsi il suo Mondiale
Il punto più delicato resta però quello sportivo. Hamilton non è arrivato a Maranello per chiudere la carriera con una fotografia in rosso. Ha dichiarato fin dall’inizio del 2026 che l’obiettivo restava il Mondiale e, dopo il successo di Barcellona, quella possibilità ha assunto contorni molto più concreti. A un certo punto della stagione il sette volte campione del mondo si è ritrovato davvero nella posizione di poter inseguire Kimi Antonelli e trasformare un’annata partita con molte incognite in qualcosa di storico. Per lui e soprattutto per Ferrari. Ed è qui che la gestione della coppia con Leclerc è diventata inevitabilmente un tema. Hamilton non ha mai chiesto pubblicamente che il monegasco venisse trasformato in un secondo pilota, ma è difficile pensare che un uomo capace di vincere sette Mondiali non si aspettasse, nel momento decisivo, una squadra pronta a riconoscere dove si trovasse la migliore possibilità di titolo. Mercedes lo aveva fatto più volte negli anni del dominio. Ferrari ha invece difeso fino a lungo l’idea di due numeri uno e ha lasciato che il confronto restasse molto aperto. Dopo Monza, quando Hamilton finì nella ghiaia nel duello con il compagno, quella tensione è diventata evidente. Reuters ha ricostruito come il britannico avesse persino chiesto linee guida più definite prima del successivo chiarimento tra i due piloti. È probabilmente qui che il rapporto con Vasseur ha perso una parte della naturalezza iniziale.
Vasseur era uno degli uomini che rendevano Ferrari familiare a Lewis
Per questo sarebbe sbagliato ridurre il rapporto tra i due a una semplice frattura. Vasseur è parte della storia di Hamilton. Lo conosce da quando Lewis correva nelle categorie propedeutiche, lo ha visto crescere prima dell’arrivo in Formula 1 e ha rappresentato uno dei pochi uomini di Maranello con i quali il britannico aveva già un rapporto personale consolidato. Quando Hamilton ha scelto Ferrari, sapere che alla guida della squadra ci fosse Vasseur significava entrare in un ambiente nuovo avendo almeno un punto di riferimento conosciuto. Nel corso del 2026, inoltre, Hamilton ha riconosciuto che molte delle modifiche richieste nel primo anno erano state implementate e che la Ferrari era diventata più vicina al tipo di organizzazione che desiderava, parlando di cambiamenti nell’ingegneria, nei processi e nello stesso concetto della vettura. È quindi troppo semplice descrivere Lewis come uno degli uomini che vogliono Vasseur fuori. Il rapporto si è complicato, non necessariamente spezzato. Ma proprio perché esiste una storia personale importante, il distacco tra ciò che Hamilton si aspettava dalla gestione sportiva e ciò che ha visto in pista pesa ancora di più.
Poi c’è Horner: l’uomo che riporta tutto al 2021
E dall’altra parte della porta adesso c’è Christian Horner. L’ex team principal Red Bull ha definito Ferrari il proprio sogno e il “gigante addormentato” della Formula 1, spiegando che Maranello rappresenta l’unica squadra per la quale accetterebbe di tornare senza pretendere una partecipazione societaria. Per Hamilton è impossibile che quel nome venga trattato come quello di un dirigente qualsiasi. Il 2021 non è stata soltanto una battaglia tra lui e Max Verstappen. È stata una guerra sportiva tra due intere organizzazioni, Mercedes e Red Bull, con Wolff e Horner impegnati quasi ogni settimana in un confronto politico e mediatico durissimo. Dopo Silverstone, quando Hamilton e Verstappen entrarono in contatto e l’olandese finì violentemente contro le barriere, Horner definì la vittoria del britannico “vuota” e Red Bull arrivò successivamente a chiedere una revisione della penalità inflitta a Lewis. A Monza i due team principal tornarono a scontrarsi pubblicamente sull’incidente tra i due piloti. E tutto culminò inevitabilmente ad Abu Dhabi, nella notte che consegnò il Mondiale a Verstappen dopo una stagione vissuta costantemente sul limite.
Horner e Hamilton non hanno bisogno di piacersi
Per questo parlare oggi di una Ferrari con Horner al comando e Hamilton al volante sembra quasi un corto circuito della storia. Ma la Formula 1 ha una caratteristica: le alleanze durano finché coincidono con gli interessi. Horner e Hamilton non hanno bisogno di diventare amici. Non hanno nemmeno bisogno di cancellare ciò che è accaduto. Devono eventualmente riconoscere che il passato appartiene a un’altra fase della loro carriera e che un progetto comune potrebbe offrire a entrambi qualcosa che ancora cercano. Horner sente di avere, come ha detto lui stesso, “un altro ballo” dentro di sé. Hamilton cerca ancora l’ottavo titolo. Sono due ambizioni enormi, forse abbastanza grandi da rendere secondarie vecchie antipatie. E va ricordato che già nel 2023 Horner aveva ammesso l’esistenza di contatti con Anthony Hamilton, pur negando che ci fosse mai stata una trattativa concreta per portare Lewis in Red Bull. Il rapporto tra i due mondi, dunque, è sempre stato meno impermeabile di quanto la narrativa del 2021 possa far pensare.
Per Hamilton il vero criterio resta uno solo: chi può farlo vincere?
Ed è qui che la questione diventa molto più semplice. Lewis Hamilton non deve scegliere tra l’amicizia con Vasseur e l’antipatia verso Horner. Deve capire quale Ferrari possa offrirgli maggiori possibilità di diventare campione del mondo. Tutto il resto viene dopo. Se la proprietà decidesse di mantenere Vasseur e contemporaneamente costruisse una struttura più netta nella gestione dei piloti, Hamilton avrebbe molti motivi per accettarlo. Se invece John Elkann arrivasse alla conclusione che il progetto abbia bisogno della leadership di Horner, Lewis dovrebbe fare esattamente ciò che ha fatto per tutta la propria carriera: mettere il risultato davanti ai rapporti personali. Non sarebbe facile. Il 2021 ha lasciato cicatrici che non possono essere cancellate con una stretta di mano in un ufficio di Maranello. Ma Hamilton sa anche meglio di chiunque altro quanto rapidamente la Formula 1 possa trasformare un avversario in una risorsa.
Horner potrebbe persino incarnare alcune delle cose che Hamilton chiede alla Ferrari
Ed esiste un paradosso ancora più interessante. Alcuni degli aspetti che renderebbero difficile il rapporto personale con Horner sono gli stessi che potrebbero renderlo sportivamente attraente per Hamilton. Horner è esattamente il tipo di dirigente che difficilmente lascerebbe irrisolta per settimane una questione gerarchica tra due piloti in lotta per un titolo. La sua Red Bull ha sempre avuto una catena decisionale molto chiara e, quando Verstappen è diventato il riferimento assoluto del progetto, la struttura si è adattata senza grandi ambiguità. Questo non significa automaticamente che farebbe lo stesso con Hamilton, né che Charles Leclerc accetterebbe una Ferrari costruita attorno al britannico. Ma significa che una delle critiche avanzate da Lewis alla gestione attuale – la necessità di maggiore chiarezza – appartiene esattamente al tipo di Formula 1 nella quale Horner ha sempre operato. Dopo Monza Hamilton aveva chiesto alla Ferrari di cambiare il proprio approccio perché ripetere gli stessi comportamenti avrebbe prodotto gli stessi risultati. È difficile pensare che rifiuterebbe a priori un uomo capace di portare proprio quel tipo di decisionismo soltanto per ciò che è successo cinque anni fa.
Ma prima Horner dovrebbe convincere Hamilton che la nuova Ferrari non è una nuova Red Bull
Esiste naturalmente anche il percorso contrario. Non sarebbe soltanto Hamilton a dover ingoiare il rospo. Horner dovrebbe capire di entrare in una squadra con due piloti di enorme peso, uno dei quali è il sette volte campione del mondo contro il quale ha combattuto per anni. Non potrebbe pensare di importare semplicemente a Maranello il modello Verstappen. Ferrari non è Red Bull, Leclerc non è un comprimario e Hamilton non accetterebbe di diventarlo. Il compito sarebbe costruire regole chiare e, soprattutto, farle rispettare fino al momento in cui la classifica richieda una scelta. È proprio quella scelta che Hamilton avrebbe voluto vedere con maggiore convinzione nel 2026. Il nodo non è quindi stabilire se Horner e Hamilton possano andare d’accordo a cena. È capire se possano condividere una stessa visione di come si vince un Mondiale.
Lewis è in mezzo a due fuochi, ma entrambi portano allo stesso obiettivo
Il “sì” pronunciato ieri su Vasseur chiude, almeno pubblicamente, qualsiasi discussione. Hamilton non chiede la sostituzione del francese e non intende trasformarsi nell’uomo che decide il prossimo team principal Ferrari. Ma dietro quella risposta esiste una situazione molto più complessa. Da una parte c’è un rapporto storico che si è logorato sul terreno della gestione sportiva. Dall’altra c’è un vecchio nemico che rappresenta però esattamente quel tipo di ambizione, aggressività e peso politico che Hamilton pretende da una squadra intenzionata a vincere. Per questo Lewis oggi si trova davvero in mezzo a due fuochi. E qualunque sia la decisione di Elkann, una parte della soluzione passerà anche dalla sua capacità di adattarsi. Con Vasseur significherebbe ricostruire una fiducia che nel 2026 ha perso qualcosa. Con Horner significherebbe resettare un rapporto nato nella stagione più feroce della Formula 1 moderna.
Ma Hamilton conosce perfettamente il prezzo delle grandi ambizioni. È arrivato a Maranello per vincere l’ottavo Mondiale, non per scegliere con chi gli faccia più piacere lavorare.
E se il prossimo passo della Ferrari dovesse davvero chiamarsi Christian Horner, il rospo sarebbe grande. Ma altrettanto grande sarebbe ciò che entrambi avrebbero ancora da guadagnare.
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