Nel paddock di Vallelunga, durante il weekend della GT Cup, la musica e i motori si sono fusi nelle parole di Max Gazzè. Il celebre cantautore romano, grande appassionato di automobilismo, si è raccontato a cuore aperto ai nostri microfoni, quelli di F1-News.eu. > CLICCA QUI PER L'INTERVISTA VIDEO O SCORRI A FINE ARTICOLO

Dalle memorie d'infanzia sui go-kart fino alle critiche taglienti alla Formula 1 moderna – "colpevole" di aver perso il suo sound iconico a favore della gestione elettrica – Gazzè non ha risparmiato aneddoti e opinioni dirette. Lo storico volto della musica italiana ha raccontato la sua esperienza a bordo della Renault R25 campione del mondo, esaltando il talento dell'amico Giancarlo Fisichella e analizzando il momento d'oro dei motori tricolore. Spazio anche per il suo tifo viscerale per la Ferrari, l'entusiasmo per i giovani talenti italiani (da Kimi Antonelli a Matteo De Palo) e la scelta di cuore nel futuro duello interno a Maranello tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

Di seguito, proponiamo la trascrizione integrale dell'intervista rilasciata dal cantautore sulle nostre frequenze.

L'intervista integrale

Mirko Borghesi: Allora, se sentite dei rumori di motori in sottofondo è perché siamo a Vallelunga nel corso della GT Cup, la seconda gara del campionato Gran Turismo, con un ospite come Max Gazzè. Ciao Max!

MAX GAZZÈ: Buongiorno, buonasera.

Mirko Borghesi: Possiamo definire una sinfonia questi rumori?

MAX GAZZÈ: Soprattutto quando si mischiano insieme i vari motori, si creano senz'altro più strumenti che suonano insieme. Per cui sì, è una sinfonia.

INTERVISTATORE: Passione motori. Quando inizia la tua sinfonia personale con il mondo dei motori?

MAX GAZZÈ: Beh, è iniziata da bambino. Mi ricordo quando mio padre e i miei fratelli volevano guardare le partite del gioco della palla in televisione, io invece volevo guardare le macchinine, e quindi mi ricordo che piangevo. Fin da bambino ero appassionato di motori e poi ho cominciato ogni tanto a salire sui go-kart, quando ero molto giovane. Poi però ho dovuto smettere perché ho cambiato città varie volte e non ho potuto dare continuità a questa passione. Invece lo strumento musicale potevo portarmelo appresso, il go-kart no, quindi ho dovuto lasciarlo indietro.

INTERVISTATORE: Una passione che naturalmente ti coinvolge a livello di spettatore. Oggi sei qui per il GT, naturalmente al seguito di un amico, di un grande pilota come Giancarlo Fisichella. E allora ti chiedo della Formula 1: ti sta piacendo questa Formula 1? Com'è la tua passione per la massima competizione motoristica al mondo?

MAX GAZZÈ: La Formula 1 l'ho seguita per tantissimi anni, mi piace anche vedere le varie evoluzioni. Ho anche avuto la fortuna di provarla e di fare dei road show con la Renault R25, che è stata campione del mondo appunto nel 2005, per cui sono stato molto vicino a quel mondo. Ho sempre considerato anche le categorie propedeutiche, quindi Formula 3, la GP2 all'epoca, adesso Formula 2, le ho sempre seguite con grande interesse. Vedere il percorso dei giovani piloti che poi arrivano in Formula 1 è sempre bello, è come vedere dei figli che crescono e realizzano il proprio sogno, la propria passione.

In questo momento storico mi fa piacere seguirla, ma ritengo — e lo dico senza nessuna perifrasi edulcorante — che il concetto del motore elettrico sia un po' penalizzante. Se devi guidare all'80% altrimenti finisci l'energia, anche il livello del talento dei piloti si appiattisce. Secondo me diventa più un fatto mentale: devi capire come vincere una gara sapendo dove puoi utilizzare l'energia elettrica e dove non devi. Quindi non vince più chi è il più bravo in assoluto, ma chi gestisce meglio le zone della pista in cui sfruttare la parte elettrica.

INTERVISTATORE: Ti interrompo un secondo, mi sembra di sentire parlare un altro Max... Verstappen.

MAX GAZZÈ: Ah sì, Verstappen? Non sapevo che anche lui fosse d'accordo su questa cosa.

INTERVISTATORE: Sì, è molto d'accordo, da Max a Max.

MAX GAZZÈ: Io non ho sentito una sua dichiarazione, ma faccio la mia analisi in base a quello che vedo, osservo e capisco. Rispetto a quando c'erano i V12, poi siamo passati al V10, al V8, al V6, all'ibrido, KERS, MGU-K, MGU-H... adesso si è ritornati più o meno al sistema del KERS. Però, secondo me, dovrebbero tornare a un V8 normale. Do anche un suggerimento agli ingegneri: quando c'era quel barrito d'elefante del V10, non era solo il motore, era anche come era fatto lo scarico. La forma dello scarico a mo' di flicorno faceva sì che si generassero quelle frequenze elefantesche. Adesso il suono della Formula 1 sembra una Panda dell'86 con la marmitta rotta! Di fatto è questo il problema. Ricordo che quando andavo a vedere le gare, il rumore era un ruggito di leoni, un barrito di elefanti... era una cosa che ti coinvolgeva in tutti i sensi. Questo un po' manca. Lo dico per chi è profondamente appassionato di motori: per far ritornare quell'entusiasmo e la sorpresa di ascoltare un motore V10 che "canta la Marsigliese", servirebbe fare un passo indietro. Adesso quelle cose non esistono più, ed è andata perduta un'incredibile sensazione che faceva parte dello sport.

INTERVISTATORE: Ti chiedo invece da italiano, che momento è per i nostri motori? La domanda te la faccio in modo un po' scomodo: oggi sarebbe più bella una "sinfonia Antonelli" o una "sinfonia Ferrari"?

MAX GAZZÈ: È chiaro che io sono un tifoso Ferrari, perché è una scuderia con un cuore grande come l'universo. Dobbiamo immaginare il cuore più grande del mondo: io lo vedo all'interno di tutti i Ferraristi, e parlo anche delle persone che hanno la fortuna di lavorare per la Ferrari. È un universo incredibile, merita di vincere il Mondiale e mi auguro che possa farlo. 
D'altra parte, c'è un pilota che seguo già da qualche tempo e mi fa un piacere enorme vedere Andrea Kimi Antonelli ottenere questi risultati, è un ragazzo che mi dà molta emozione. Queste ultime tre gare che ha vinto sono state bellissime. Per cui, tifo la Ferrari perché la seguo da tanti anni, ma tifo anche per il ritorno in pompa magna di un pilota italiano in Formula 1. Stanno arrivando ragazzi italiani di grande talento e spero che la Formula 1 si accorga presto di questo vivaio tricolore.

INTERVISTATORE: Che è anche importante per l'intero movimento sportivo italiano. Nel tennis, con Sinner, abbiamo ritrovato la luce dopo un periodo di appannamento post-Coppa Davis; nel motorsport un Antonelli vincente servirebbe tantissimo.

MAX GAZZÈ: Quando Giancarlo [Fisichella, ndr] guidava la Renault R25 ha avuto la possibilità di vincere delle gare e le ha vinte, ed è stata una soddisfazione enorme essendo suo amico. Poi lì c'era anche un personaggino un po' scomodo come compagno di squadra. Non perché Giancarlo non fosse bravo quanto Alonso, ma in quel periodo il pilota su cui puntavano era lui. Quindi, quando fabbrichi un pezzo nuovo per la monoposto, il pezzo numero uno lo dai ad Alonso, il numero due a Giancarlo. E Giancarlo si è comportato in maniera egregia avendo una macchina che apparentemente era identica, ma in realtà non lo era proprio. A parte Alboreto in Ferrari prima, per trovare campioni italiani di quel livello dobbiamo ritornare all'era di Farina e Ascari...

INTERVISTATORE: Ma ci sono stati altri grandi talenti italiani con un cuore immenso. Ricordo Elio De Angelis...

MAX GAZZÈ: Stavo pensando proprio a lui! Piloti che avevano le possibilità di diventare grandi campioni.

INTERVISTATORE: Però il compagno di squadra spesso pesa, come dici tu. Anche Elio De Angelis venne "chiuso" da Ayrton Senna. La storia dei motori è anche questa.

MAX GAZZÈ: Esattamente. Nel caso di Giancarlo, nell'epoca in cui aveva una macchina vincente, il campionato lo ha vinto Alonso, ma lui ha vinto in Australia, in Malesia. E poi ci sono state altre vittorie, come quella incredibile con la Jordan. È stato sfortunato in qualche gara che poteva vincere. Giancarlo è stato uno dei piloti più talentuosi di Formula 1, lo dico con estrema certezza. Aveva un modo di guidare speciale. Io ero ossessivo, mi registravo e guardavo i suoi camera-car: aveva un modo di frenare unico, usava tantissimo il freno a motore, scalava e aveva una sensibilità per sfruttare la vettura al massimo.

INTERVISTATORE: Assolutamente. Era l'epoca di Fisichella e Trulli in cui eravamo ben rappresentati. L'augurio è che negli anni si affianchi ad Antonelli anche qualcun altro, dopo aver atteso tanto l'arrivo di un italiano dopo Giovinazzi.

MAX GAZZÈ: Come nel tennis, c'è una bella sinergia ora. Vediamo Musetti o Flavio Cobolli, che conosco. È un momento d'oro. Credo che oggi, anche grazie all'entusiasmo per Kimi, sembri quasi "di moda" cercare il pilota italiano. Spero ne escano fuori diversi.

INTERVISTATORE: Diciamolo! E come si chiama uno di questi prossimi talenti italiani? Matteo De Palo. Diciamo che Matteo potrebbe essere uno di questi, che dici?

MAX GAZZÈ: Ce lo auguriamo, visto che le qualità ci sono tutte.

INTERVISTATORE: Aspetta che lo inquadro un attimo... Eccolo qua! Ci saluta Matteo.

MAX GAZZÈ: Ecco, lui è uno di quelli che può arrivare in alto. Quatto quatto sta già là, non dico altro. E poi questi giovani ragazzi italiani sono veloci, educati, competenti, sanno apprendere, ascoltano i consigli e sanno come migliorarsi. Un tempo i piloti più istintivi non ne volevano sapere della tecnica: entravano, guidavano e basta. Oggi c'è la consapevolezza di dover gestire complesse logiche elettroniche, serve una forma mentis adatta. Lui ha l'attitudine giusta, ci conosciamo da poco ma nutro grandi speranze.

INTERVISTATORE: Max, vuoi fare una domanda a Matteo?

MAX GAZZÈ: Ci ho parlato già prima e gli ho fatto un sacco di domande! Quello che noto è che ha la "scintilla". I veri talenti hanno la capacità di visualizzarsi già nel punto di arrivo; il problema poi è solo capire come raggiungere quel punto. Tu ti ci vedi già, devi solo compiere il viaggio. Sta facendo tutto nel modo corretto. Segue un percorso dal punto A al punto B affrontando le tappe intermedie. Devi fare un passo dopo l'altro. Se cerchi di fare il passo più lungo della gamba, ti carichi di aspettative e non parti nemmeno. Ma se il passo è raggiungibile, lo fai. E il primo passo è già metà dell'opera. Adesso l'obiettivo è solo raggiungere l'obiettivo che ti sei prefissato nella tua mente.

INTERVISTATORE: In chiusura, un'ultima domanda per Max, un grande classico che divide le piazze dei tifosi: sarebbe più poetico il primo Mondiale di Leclerc o l'ottavo di Hamilton in Ferrari?

MAX GAZZÈ: Con tutto il rispetto per Hamilton — che seguivo sulle riviste di kart in Italia fin da quando lui e Rosberg erano bambini, nutrendo per lui grande affetto — provo lo stesso affetto per Charles, che conosco fin da ragazzino. In questo momento non ho dubbi: vorrei tanto vedere Charles vincere il suo primo Mondiale di Formula 1.

INTERVISTATORE: Ultimissima cosa: dove possiamo seguire le prossime tappe musicali di Max Gazzè?

MAX GAZZÈ: Ma non ce ne sono! Vado ad abitare su Marte. Ho preso un monolocale, sto solo cercando di togliere un po' di polvere... Vado a stare su Marte un periodo e poi a ottobre torno in Italia per suonare nei teatri! Da ottobre a dicembre sarò in giro, farò tre giorni di "residenza" in ogni città, trasformando i teatri in casa mia.

INTERVISTATORE: Bellissimo! Invitiamo tutti a seguire i tuoi social. Grazie Max, buoni motori.

MAX GAZZÈ: Ciao a tutti!

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Sezione: News / Data: Mer 27 maggio 2026 alle 21:17
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
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Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate