A pochi giorni dall'accensione dei motori per il Gp Australia, il paddock del 2026 viene scosso dalle parole al vetriolo di Juan Pablo Montoya. Mentre la Ferrari F1 si prepara al debutto stagionale con la coppia Hamilton-Leclerc e una solidità tecnica ritrovata, l'ex pilota colombiano ha lanciato una provocazione destinata a far discutere. Nonostante il licenziamento di Christian Horner dalla Red Bull a metà 2025 e il successivo passaggio della scuderia di Milton Keynes sotto la guida di Laurent Mekies, Montoya è convinto che il Cavallino abbia perso l'occasione della vita non ingaggiando il manager inglese.

L'identikit del leader ideale secondo Montoya

Secondo il vincitore di sette Gran Premi, la scuderia di Maranello, pur avendo fatto passi da gigante con Vasseur, soffre ancora di una mancanza di cinismo gestionale che solo una figura come Horner potrebbe colmare. Nella F1 moderna, dove la politica e la gestione delle risorse umane pesano quanto l'aerodinamica, Montoya vede nell'ex team principal Red Bull il tassello mancante per un dominio duraturo. Il colombiano non ha usato mezzi termini: “Se fossi nella dirigenza Ferrari, farei di tutto per portare Horner a Maranello. È l'uomo che sa come si costruisce una macchina vincente da zero e, soprattutto, sa come gestire la pressione che schiaccia chiunque vesta di rosso. Christian ha dimostrato per vent'anni di poter trasformare un team in una corazzata imbattibile, ed è esattamente ciò di cui avrebbe bisogno la Scuderia per tornare a dettare legge ovunque”.

Un mercato manageriale che scuote la F1 oggi

Le dichiarazioni di Montoya arrivano in un momento delicato per la f1 oggi, con i nuovi equilibri del 2026 ancora da definire e l'ingresso di Audi e Cadillac che ha rimescolato le carte. La suggestione di un Horner in rosso appare oggi fantascientifica, ma nel paddock le parole del colombiano pesano come macigni, specialmente in vista della sfida contro la Red Bull di Verstappen e Mekies. Montoya ha rincarato la dose analizzando la struttura interna: “Vasseur sta facendo un ottimo lavoro di pulizia e organizzazione, ma Horner ha quel tipo di leadership spietata che serve per vincere i campionati a ripetizione. Sarebbe la figura perfetta per risollevare definitivamente le sorti della squadra e proteggerla dalle interferenze esterne. In Ferrari serve qualcuno che sappia dire di no e che abbia l'autorità per cambiare le regole del gioco a proprio favore, proprio come lui ha fatto per anni a Milton Keynes”.

In attesa di capire se la pista di Melbourne darà ragione alla filosofia di Vasseur, il dibattito sulla gestione della F1 formula 1 rimane infuocato. La Ferrari di Hamilton è chiamata a rispondere con i fatti, cercando di mettere a tacere le critiche di chi, come Montoya, vede ancora delle crepe nel progetto sportivo del Cavallino. “Non è una questione di mancanza di talento tecnico, perché a Maranello i cervelli ci sono sempre stati. Il problema è la guida suprema, quella capacità di gestire ogni dettaglio con pugno di ferro. Sono convinto che con un innesto di quel calibro, il mondiale non sarebbe più una speranza ma una certezza matematica per la Ferrari”, ha concluso l'ex Williams e McLaren.

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Sezione: News / Data: Mar 03 marzo 2026 alle 19:33
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.