Monza non risolve i problemi, semmai li mette a nudo. È una pista che concede poco spazio alle interpretazioni: serve velocità, serve efficienza e, soprattutto, serve una monoposto capace di trasformare ogni cavallo in metri guadagnati sul rettilineo.

Per questo il Gran Premio d’Italia arriva nel momento forse più interessante della stagione della Red Bull.

Max Verstappen è sesto nel Mondiale con 112 punti, mentre Andrea Kimi Antonelli comanda a quota 242. La Red Bull non ha ancora vinto una gara nel 2026 e arriva in Italia dopo il fine settimana amarissimo di Zandvoort, terminato per Max contro le barriere già nel corso del primo giro.

Eppure, dentro una stagione così lontana dagli standard degli ultimi anni, si nasconde un paradosso: proprio il nuovo motore Red Bull-Ford potrebbe essere uno degli elementi migliori dell’intero progetto.

Se esiste un luogo adatto per scoprirlo, probabilmente è Monza.

Il dato più interessante arriva dal sistema ADUO introdotto dalla FIA con il nuovo regolamento tecnico.

Il meccanismo permette ai costruttori che accusano un determinato ritardo prestazionale sul fronte del motore termico di ottenere ulteriori possibilità di sviluppo. Dopo i primi periodi di valutazione del 2026, Mercedes è rientrata nella fascia compresa tra il 2 e il 4% di ritardo, mentre Ferrari, Honda e Audi hanno ottenuto concessioni maggiori.

Red Bull Powertrains, invece, non ha ricevuto alcuna opportunità supplementare.

Un dettaglio tutt’altro che marginale. Secondo quanto emerso dall’analisi riportata da Reuters, il motore sviluppato da Red Bull insieme a Ford è risultato il riferimento prestazionale utilizzato per il confronto.

Bisogna però fermarsi qui prima di arrivare alla conclusione più semplice.

Questo non significa che la Red Bull possieda automaticamente la migliore power unit della Formula 1, né tantomeno la macchina più veloce. La stessa FIA basa il sistema ADUO sulle prestazioni dell’ICE, il motore a combustione interna: una componente fondamentale, ma non sufficiente a descrivere l’efficacia dell’intero sistema ibrido e ancora meno quella di una monoposto completa.

Ed è precisamente questa distinzione a rendere Monza così interessante.

Sul circuito brianzolo la RB22 potrà trovarsi nelle condizioni ideali per mostrare quanto quel potenziale possa essere trasformato in prestazione reale. I lunghi rettilinei esalteranno la potenza, ma obbligheranno anche le squadre a gestire perfettamente l’energia elettrica, la resistenza aerodinamica e la velocità in uscita dalle poche curve che spezzano il giro.

Verstappen avrà quindi un’occasione. Non necessariamente la macchina migliore, ma forse il terreno migliore per sfruttare una delle poche certezze tecniche emerse dal difficile 2026 della Red Bull.

Il rischio sarebbe trasformare tutto questo in un’equazione troppo comoda: grande motore, grandi rettilinei, Verstappen favorito.

La Formula 1 non funziona così.

Se funzionasse, Red Bull difficilmente sarebbe arrivata a settembre ancora alla ricerca della prima vittoria stagionale. Il distacco accumulato da Verstappen nei confronti di Antonelli non nasce da un singolo problema, ma da un pacchetto che fino a questo momento non è riuscito a esprimersi con la stessa continuità dei migliori.

Monza può però alterare almeno in parte questi equilibri.

Antonelli, leader del Mondiale, dovrà inoltre affrontare una penalità in griglia per il cambio programmato della power unit Mercedes. Non significa strada libera per Verstappen, perché Russell, Hamilton, Leclerc, Norris e gli altri protagonisti della stagione restano avversari più che credibili. Significa però togliere dalla parte alta dello schieramento, almeno in partenza, l’uomo che fino a questo momento ha raccolto più punti di tutti.

Per Max potrebbe essere sufficiente per riaprire una porta.

Dopo l’incidente di Zandvoort, Monza diventa così qualcosa di più di una semplice occasione di riscatto personale. È un test per capire quanto valore si nasconda realmente nel progetto Red Bull 2026.

Perché un motore competitivo può permetterti di attaccare alla Prima Variante. Può aiutarti verso la Roggia. Può regalarti quei chilometri orari che, a Monza più che altrove, fanno la differenza.

Ma poi bisogna frenare. Bisogna passare sulle Lesmo, attraversare l’Ascari e tenere la macchina incollata all’asfalto nella lunga percorrenza della Parabolica.

È lì che Red Bull dovrà dimostrare di avere qualcosa in più di un buon motore.

Ed è per questo che Monza non risolverà i problemi della Red Bull. Li metterà a nudo.

Esattamente come all’inizio.

Il primo anno della nuova era tecnica ha tolto a Verstappen quell’aura di inevitabilità che lo aveva accompagnato nelle stagioni precedenti. Oggi Max non arriva al circuito aspettando di capire con quanto margine potrà vincere: arriva cercando di capire se può vincere.

La differenza è enorme.

Eppure proprio nel momento più complicato emerge un segnale che Red Bull non può ignorare. Il progetto motoristico più ambizioso della sua storia, costruito praticamente da zero insieme a Ford, sembra aver prodotto almeno sul fronte dell’ICE una base estremamente competitiva.

Adesso deve essere la macchina a raggiungerla.

Monza, con i suoi rettilinei e le sue velocità, offrirà probabilmente una delle occasioni migliori per capire quanto sia grande quella distanza.

Perché nel Tempio della Velocità il cronometro ha sempre avuto un pregio: non si interessa delle promesse. E se la Red Bull ha davvero qualcosa da mostrare, questo è il momento di farlo.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 03 settembre 2026 alle 20:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
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Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari