Monaco è uno dei pochi circuiti del calendario in cui le gerarchie viste nelle prime gare possono cambiare più facilmente. La natura del tracciato, fatta di curve lente, trazione e precisione nei cambi di direzione, riduce l’importanza della velocità massima e mette molto più peso sulla fiducia che la monoposto riesce a trasmettere ai piloti. Ed è proprio questo il motivo per cui Ferrari guarda al weekend del Principato con più ottimismo rispetto ad altre tappe del Mondiale.

La situazione di partenza, però, resta chiara. Anche dopo il GP del Canada, Mercedes è il riferimento tecnico della stagione 2026: la squadra di Brackley guida sia il Mondiale Costruttori sia quello Piloti con Andrea Kimi Antonelli, protagonista di un inizio di stagione impressionante per continuità e gestione delle gare. George Russell, nonostante il ritiro nell’ultimo Gran Premio, resta secondo nella classifica piloti, confermando la solidità del team tedesco. Ferrari occupa invece il ruolo di principale inseguitrice, ma il distacco accumulato nelle prime gare evidenzia come la SF-26 non abbia ancora raggiunto la stessa completezza della monoposto Mercedes.

Alle spalle della Mercedes resta aperta anche la sfida con McLaren, campione del mondo Costruttori e Piloti nella passata stagione con Lando Norris, ma oggi considerata la terza forza del campionato. È però soprattutto il confronto diretto con la squadra di Brackley a offrire il parametro più interessante per valutare la crescita Ferrari.

Dopo il GP del Canada, Charles Leclerc occupa la terza posizione nel Mondiale Piloti, seguito da Lewis Hamilton in quarta. Il britannico arriva però da un secondo posto importante a Montreal, risultato che potrebbe rappresentare un segnale incoraggiante in vista di un circuito molto diverso come Monaco.

Eppure Monaco potrebbe cambiare almeno in parte questo equilibrio. Negli ultimi giorni Lewis Hamilton è stato piuttosto chiaro nell’analizzare il comportamento della Ferrari: secondo il britannico, la SF-26 perde molto tempo nei rettilinei ma riesce a essere particolarmente competitiva nelle curve. Un concetto che ha ripetuto più volte dopo Montreal, spiegando come Ferrari riesca a restare vicina alla Mercedes nei tratti guidati per poi soffrire appena si apre il gas sul dritto. 

Ed è qui che Monaco diventa interessante per il Cavallino. Nel Principato la potenza del motore incide meno rispetto a piste come Montreal, mentre diventano decisive la percorrenza in curva, il carico aerodinamico a basse velocità e la capacità del pilota di sfruttare subito le gomme in qualifica. Hamilton lo ha ammesso apertamente: “Monaco è la pista dove la potenza non è tutto”, sottolineando come la Ferrari possa essere “molto forte” proprio grazie alle sue caratteristiche tecniche. 

Anche nel paddock cresce la convinzione che Ferrari possa essere una delle squadre più competitive del weekend. Lo stesso Antonelli, oggi leader del Mondiale, ha indicato il Cavallino come una minaccia concreta a Monaco, soprattutto per il carico aerodinamico espresso nelle curve lente. 

Senza dimenticare Verstappen, che su un circuito dove il pilota può incidere più che altrove resta comunque un fattore anche in assenza della monoposto dominante vista nelle ultime stagioni.

Poi c’è Charles Leclerc, elemento che nel Principato pesa sempre più che altrove. Monaco è una pista dove il giro secco può decidere quasi interamente la domenica, e il monegasco negli ultimi anni ha spesso estratto dalla Ferrari qualcosa in più rispetto al reale valore della macchina. Su un circuito dove sorpassare è estremamente difficile, partire davanti può contare quanto il passo gara.

Naturalmente sarebbe sbagliato trasformare Monaco nella soluzione di tutti i problemi Ferrari. La Mercedes resta la macchina più costante del campionato e ha dimostrato di saper funzionare praticamente ovunque. Inoltre la SF-26 continua ad alternare weekend molto competitivi ad altri più complicati, soprattutto quando deve trovare il giusto compromesso di assetto o gestire le gomme sulla distanza.

Ma proprio per questo Monaco rappresenta un test importante. Se Ferrari dovesse davvero riuscire a lottare per pole e vittoria, significherebbe che il progetto SF-26 possiede ancora margini importanti su circuiti tecnici e guidati. Non cambierebbe da solo il Mondiale, ma aiuterebbe a capire se il gap dalla Mercedes sia realmente strutturale oppure legato soprattutto a determinate tipologie di pista.

Ed è probabilmente questo il punto centrale del weekend Ferrari. Monaco non dirà se la SF-26 sia la macchina migliore del campionato. Però può dire se il Cavallino abbia davvero le caratteristiche per restare agganciato alla lotta al vertice. E in una stagione dove Mercedes ha già preso in mano il ruolo di riferimento tecnico, anche questo potrebbe avere un peso importante.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 26 maggio 2026 alle 20:45
Francesco Franza
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Francesco Franza
autore
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari