L’inizio di stagione 2026 di George Russell rischia di trasformarsi in uno dei temi più delicati dell’intero mondiale di Formula 1. Alla vigilia del campionato, il britannico partiva chiaramente come uomo di riferimento della Mercedes: più esperienza rispetto a Kimi Antonelli, piena fiducia del team dopo l’addio di Lewis Hamilton e status naturale di leader tecnico e sportivo del progetto. Dopo il Gran Premio del Canada, però, gli equilibri sembrano essersi ribaltati completamente.
La vittoria di Antonelli a Montréal, e la disfatta di Russell
La vittoria conquistata da Antonelli a Montréal — la quarta consecutiva della sua stagione (nessun pilota nella storia della Formula 1 aveva mai vinto quattro gare consecutive dopo la sua prima vittoria) — ha rappresentato un colpo pesantissimo nella lotta mondiale, soprattutto perché arrivata nello stesso weekend del ritiro di Russell. E il dato più duro per il britannico è probabilmente il contesto in cui tutto questo è avvenuto. Montréal era considerata quasi il “giardino di casa” di Russell: il canadese era uno dei tracciati migliori della sua carriera recente, pista sulla quale aveva conquistato pole position nelle ultime stagioni e anche una vittoria nel 2025. Tutto sembrava apparecchiato per il suo rilancio definitivo nella corsa mondiale. Russell aveva infatti conquistato vittoria nella Sprint, pole position e mostrato forse il suo miglior livello stagionale proprio nel momento in cui Mercedes aveva introdotto importanti aggiornamenti tecnici sulla W17. Per molti, il Canada doveva essere il weekend della svolta: la gara in cui il britannico avrebbe ristabilito le gerarchie interne e riportato sotto pressione Antonelli. Invece, è successo l’esatto opposto. La gara si è trasformata in un punto di svolta negativo: il lungo duello interno con Antonelli, le tensioni emerse già nella Sprint Race, il nervosismo crescente nel box Mercedes e infine il problema alla power unit che lo ha costretto al ritiro hanno completamente cambiato la narrativa del campionato. Il dato più pesante resta quello delle vittorie: Antonelli è salito a quota quattro successi consecutivi, mentre Russell si ferma a una sola vittoria stagionale. Ancora più significativo il distacco in classifica: dopo Montréal, il pilota italiano guida il mondiale con 131 punti contro gli 88 di Russell, un margine di 43 lunghezze già molto importante dopo appena cinque weekend.
Antonelli è diventato il vero leader
Eppure il vero paradosso della stagione di Russell è che il suo rendimento, preso isolatamente, non sarebbe nemmeno negativo. Pole position, vittoria Sprint, presenza costante nelle prime posizioni e velocità spesso molto vicina a quella del compagno di squadra: numeri che in molte stagioni sarebbero bastati per parlare di definitiva consacrazione. Il problema è che, dall’altra parte del box, Antonelli sta costruendo semplicemente qualcosa di eccezionale. Quello che colpisce maggiormente è infatti il cambiamento nella percezione interna ed esterna del team. A inizio stagione Russell sembrava il pilota destinato a guidare Mercedes nella nuova era regolamentare, mentre Antonelli veniva considerato il giovane talento al secondo anno in Formula 1, da inserire gradualmente nella lotta al vertice. Oggi, invece, il quadro appare quasi ribaltato: il pilota italiano è diventato il riferimento mediatico e sportivo della squadra, con una continuità di rendimento impressionante e una gestione della pressione che sta sorprendendo l’intero paddock. Anche il clima interno sembra cambiato rapidamente. Dopo Montréal, Russell ha infatti ammesso come la pressione si stia progressivamente spostando sul compagno di squadra: “Per tutta la stagione si è parlato di me come uomo Mercedes e pilota che doveva guidare il team. Ora però Kimi sta vincendo gare, guida il mondiale e naturalmente l’attenzione cambia. Quando sei davanti, la pressione aumenta automaticamente.” Il britannico ha poi aggiunto: “Io conosco bene questo ambiente e so cosa significhi essere il riferimento della squadra. Adesso è lui nella posizione di dover gestire aspettative, media e lotta al titolo. È una situazione diversa rispetto all’inizio dell’anno.” Parole che possono essere interpretate in due modi: da una parte il tentativo di alleggerire il peso mediatico su sé stesso, dall’altra il segnale di un equilibrio interno che si sta rapidamente spostando verso Antonelli.
Una nuova rivalità interna e il fantasma della sfida Hamilton-Rosberg
E proprio qui emerge un altro tema potenzialmente esplosivo: Mercedes sembra avviarsi verso una nuova rivalità interna totale, inevitabilmente accostata da molti ai tempi della sfida Hamilton-Rosberg. Toto Wolff si ritrova ancora una volta a dover gestire due piloti in lotta diretta per il titolo, ma con un equilibrio psicologico molto diverso rispetto alle attese di inizio anno. Le tensioni viste nella Sprint canadese, i team radio e il livello di aggressività mostrato in pista hanno già fatto capire quanto la situazione possa diventare delicata nei prossimi mesi. Anche sul piano politico interno, il rischio per Russell inizia a essere concreto. Se Antonelli continuerà su questi livelli, tutto il peso mediatico, tecnico e progettuale della squadra potrebbe progressivamente gravitare attorno al pilota italiano. In Formula 1, perdere centralità all’interno del proprio team può essere devastante quanto perdere punti in pista.
Naturalmente la stagione è ancora lunga e parlare già di fallimento definitivo sarebbe prematuro. Tuttavia, considerando le aspettative iniziali, il bilancio attuale è inevitabilmente negativo per Russell. Perché Il britannico doveva guidare la Mercedes nell’anno della consacrazione e della conquista del primo titolo mondiale. Montréal, che doveva essere il suo weekend perfetto, rischia invece di essere ricordata come il momento in cui il mondiale — e forse anche il futuro interno della Mercedes — ha iniziato davvero a girare attorno ad Antonelli.
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