La Ferrari ha deciso di presentarsi a Zandvoort con un importante aggiornamento al fondo della SF-26, una soluzione pensata per aumentare il carico aerodinamico generato dal corpo vettura. L'elemento è stato portato in pista nel weekend Sprint, lasciando però pochissimo tempo alla squadra per valutarne realmente il comportamento: le FP1 erano infatti l'unica sessione di prove disponibile prima della Sprint Qualifying. Una scelta che comporta inevitabilmente dei rischi, soprattutto su una pista tecnica come Zandvoort, dove la stabilità della vettura in frenata e il comportamento del retrotreno possono incidere pesantemente sulla prestazione. Proprio questo aspetto è stato analizzato da Ivan Capelli, che ha spiegato perché introdurre un nuovo fondo senza poterlo testare a lungo rappresenti una vera scommessa:

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"Cambiare il fondo cosa vuol dire? Trovare più carico, ma poi devo gestirlo quando lo vuoi. La fase più critica con queste macchine è la frenata, con il retrotreno stabile. Quando non ce l'hai, la macchina va in difficoltà e rischi di perdere un decimo a curva e chiudi settimo. Un azzardo montarlo? Quando hai la F1 così veloce, non hai il tempo neanche di provarlo. Ci provi, ti butti fidandoti dei numeri che ti dicono gli ingegneri."

Il tema è particolarmente interessante perché il nuovo fondo rappresenta un'evoluzione importante della SF-26, con l'obiettivo di aumentare il carico generato dalla vettura. La difficoltà, come sottolineato da Capelli, non è quindi semplicemente generare più carico, ma riuscire a sfruttarlo senza compromettere la stabilità della monoposto. In un weekend Sprint, con una sola sessione di prove libere, la Ferrari è stata costretta a prendere una decisione basandosi soprattutto sui dati raccolti dagli strumenti e dalle simulazioni degli ingegneri. Una scommessa tecnica che Ferrari ha deciso di correre, nella speranza che il potenziale incremento di prestazione compensi i rischi legati alla ridotta possibilità di validare il nuovo pacchetto in pista.

Sezione: Ferrari / Data: Ven 21 agosto 2026 alle 17:40
Autore: Leonardo Adamo
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