La Red Bull ha ufficializzato la line up 2026 con Max Verstappen e Isack Hadjar nel team principale, mentre Liam Lawson e Arvid Lindblad comporranno la coppia della Racing Bulls. Yuki Tsunoda resta terzo pilota, dopo un mese di discussioni interne che hanno rallentato l’annuncio. La proprietà thailandese aveva valutato perfino di bloccare l’ingresso di Lindblad pur di confermare Tsunoda, in aperta contrapposizione con Helmut Marko. La scelta finale è stata quella di rispettare firme e contratti. La gestione Mekies è molto apprezzata, ma le tensioni interne lasciano presagire nuovi scossoni nei prossimi mesi, in un clima che ha influenzato il ritardo nell’annuncio della line up.
La line up 2026 e il ruolo di Tsunoda, un caso più complesso del previsto
L’annuncio della formazione 2026 ha confermato Verstappen e Hadjar nel team principale, completando un quadro che sembrava definito già da settimane ma che ha vissuto uno stallo inaspettato. Tsunoda, protagonista di una stagione in crescita, è stato a lungo in bilico, con reali possibilità di permanenza in Racing Bulls. La proprietà thailandese, da tempo in attrito con Helmut Marko, era disposta a intervenire direttamente per bloccare l’arrivo di Lindblad, un pilota fortemente voluto ma contrattualizzato dallo stesso Marko. La mossa avrebbe rappresentato un segnale di forza interna e un cambio di direzione nella gestione del programma giovani. Alla fine, però, ha prevalso la linea più istituzionale, rispettando gli accordi firmati e lasciando Tsunoda in un ruolo di terzo pilota che, al netto delle aspettative, appare riduttivo rispetto al suo contributo negli ultimi anni.
Dietro le quinte Red Bull, il confronto tra proprietà e Marko
Il ritardo nell’annuncio ufficiale, arrivato per ultimo tra tutti i team del paddock, è lo specchio di un mese complicato. La proprietà thailandese ha mostrato sempre meno tolleranza nei confronti dell’approccio di Marko, considerato troppo rigido, imprevedibile e non più allineato alle strategie aziendali, trovando anche l'alleanza di Mintzlaff. Le sue uscite pubbliche e la gestione interna del programma junior hanno creato più di una frizione, alimentando l’idea di un possibile ridimensionamento del suo ruolo. Lindblad, inserito nel progetto su impulso diretto di Marko, è diventato involontariamente il centro di un braccio di ferro politico. La scelta finale della Red Bull di procedere comunque con la sua promozione è stata motivata dal rispetto degli accordi già firmati, ma non cancella il segnale di una struttura che sta ridefinendo le proprie gerarchie.
Il ruolo di Mekies e l’indice di un team in trasformazione
In questa cornice, la figura di Laurent Mekies emerge come uno dei pochi elementi capaci di generare consenso trasversale. Il team principal della Racing Bulls prima e della Red Bull poi, è diventato un punto di riferimento per stabilità, capacità di gestione e chiarezza comunicativa. La scelta di mantenere riservatezza totale nei giorni della rimonta mondiale di Verstappen è stata letta come un segnale di grande maturità manageriale, al punto da spingere il management a evitare ogni fuga di informazione per non destabilizzare il gruppo. Tuttavia, la stessa attenzione al dettaglio e il silenzio mantenuto in fase di annuncio hanno reso evidenti le tensioni interne che covano da mesi. Il caso Tsunoda, l’intervento sfiorato della proprietà e il confronto con Marko mostrano una Red Bull in piena transizione politica, dove non è escluso che nei prossimi mesi possano arrivare nuovi colpi di scena destinati a cambiare la struttura dell’intera piramide tecnica.
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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