Il Circuit Gilles-Villeneuve è tutto costruito su contrasti: frenate decise che stroncano i rettilinei, chicane da aggredire sui cordoli e lunghi tratti a gas spalancato che premiano potenza pura. Per la Ferrari SF-26 questa combinazione mette in luce sia i suoi punti di forza sia le sue vulnerabilità: dove la monoposto eccelle nelle curve e nelle staccate, rischia di pagare dazio sui dritti più lunghi.

Il tallone d’Achille: i rettilinei e la mancanza di potenza

I lunghi rettilinei di Montreal — in particolare quello che porta al celebre “Muro dei Campioni” — diventano terreno favorevole per le power unit avversarie. La SF-26, con una cronica carenza di cavalli rispetto ai migliori pacchetti e con i recenti problemi di clipping elettrico emersi nelle gare precedenti, arriva al Canada con un handicap evidente. Attaccare chi sta davanti o difendersi da chi sfrutta il boost-to-overtake sarà complicato: gli avversari motorizzati Mercedes possono capitalizzare meglio sulle lunghe accelerazioni, trasformando i dritti in opportunità di sorpasso o allontanamento.

Giocarsi la partita nelle curve e nelle staccate

Di contro, la SF-26 conferma i suoi pregi in termini di telaio e aerodinamica. La strategia della Scuderia dovrà quindi essere chiara: costruire il vantaggio nei tratti guidati e nelle staccate profonde, dove la vettura è più a suo agio. Qui la capacità di frenata, la stabilità in ingresso curva e l’efficacia del trasferimento di carico possono consentire a Ferrari di recuperare tempo prezioso, preparare attacchi e limitare i danni sui rettilinei.

Trazione e gestione del posteriore

Le ripartenze brucianti tipiche delle varianti canadesi mettono sotto stress meccanica e pneumatici. La SF-26 ha evidenziato una tendenza a un retrotreno “ballerino”: quell’instabilità posteriore complica il trasferimento ottimale della trazione in uscita dalle curve lente. Il risultato è una maggiore probabilità di pattinamento, micro-scivolamenti e un conseguente surriscaldamento delle Pirelli. Se gli ingegneri non riusciranno a domare il comportamento del posteriore — attraverso set-up, gestione elettronica della trazione e lavoro sulle sospensioni — la squadra rischia stint caratterizzati da degrado accelerato e perdita di performance nel giro secco e in gara.

Il fattore Sprint: poche prove, più compromessi

A complicare il quadro arriva il formato Sprint: una sola sessione di FP1 disponibile per trovare il miglior bilanciamento. Con poco tempo di pista a disposizione sarà difficile progredire attraverso il tradizionale processo iterativo di set-up. Gli uomini guidati da Loic Serra dovranno scegliere compromessi rapidi: privilegiare stabilità e gestione gomme per la gara, oppure cercare la performance massima per le qualifiche dello Sprint. La scelta influenzerà direttamente la possibilità di limitare il costo dei rettilinei, perché un assetto troppo conservativo potrebbe dilatare i distacchi sui dritti, mentre uno aggressivo rischia di compromettere le gomme.

A Montreal la SF-26 arriva con una partita a due facce: può sfruttare le sue doti telaistiche e di frenata per incidere nelle sezioni più tecniche, ma rischia di vedere vanificati gli sforzi sui circuiti a tratti lunghi dove la potenza è tutto. Il successo dipenderà dalla capacità del team di minimizzare il gap in rettilineo — tramite gestione motore e scelta di assetto — e di massimizzare il vantaggio nelle curve e nelle staccate, oltre a una gestione intelligente delle gomme in uno Sprint che lascia poco margine d’errore.

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Sezione: Ferrari / Data: Mar 19 maggio 2026 alle 08:26
Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
autore
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.