Il Gran Premio di Miami ha rappresentato uno dei primi veri indicatori del potenziale McLaren in questa fase della stagione, soprattutto dopo un avvio di campionato più complesso del previsto. Il team di Woking ha infatti iniziato il 2026 con una monoposto competitiva a tratti ma ancora instabile nella finestra di utilizzo, soprattutto in qualifica e nella gestione degli stint, dove il degrado gomma e la difficoltà nel mettere insieme il giro perfetto hanno spesso impedito di capitalizzare il ritmo gara. Le prime quattro gare della stagione hanno evidenziato un quadro non lineare: buone prestazioni sul passo in alcuni tratti, ma una mancanza di continuità tra venerdì e domenica, con episodi di inefficienza strategica e risultati condizionati da esecuzioni non sempre ottimali. A questo si sono aggiunti problemi di affidabilità nella fase iniziale del campionato, tra cui un doppio ritiro tecnico a Shanghai legato a differenti criticità della power unit, che ha pesato sul bottino punti e sul posizionamento in classifica costruttori. A Miami, però, il quadro è cambiato. Il nuovo pacchetto di aggiornamenti introdotto per il primo appuntamento americano ha migliorato la stabilità della vettura e la gestione del degrado, permettendo a McLaren di essere molto più competitiva sia in Sprint che in gara. Il risultato finale — doppio podio nel Gran Premio e vittoria nella Sprint — non è stato tanto un punto di arrivo quanto una conferma di una crescita tecnica in corso, soprattutto sul passo gara rispetto ai rivali diretti.
Il parallelo con la stagione 2024
Dopo il Gran Premio di Miami 2026, la domanda nel paddock è inevitabile: McLaren può davvero puntare alla vittoria anche in questa stagione con continuità? La risposta, per quanto cauta, non è negativa. Il team di Woking ha infatti mostrato in Florida un netto miglioramento rispetto alle prime gare dell’anno, grazie a un pacchetto di aggiornamenti che ha ridotto sensibilmente il divario con la Mercedes e riportato la vettura stabilmente nella lotta per le posizioni di vertice. Tuttavia, come sottolineato dal team principal Andrea Stella, la vera discriminante non è solo il picco prestazionale, ma la capacità di trasformarlo in risultati costanti. Ed è proprio su questo punto che si inserisce il parallelo con il 2024. La stagione 2024, infatti, rappresenta un precedente concreto nella recente storia McLaren: il team era partito con una vettura non pienamente competitiva, limitata soprattutto nella finestra di utilizzo delle gomme e nella prestazione pura in qualifica. Le prime gare avevano evidenziato un gap significativo dai riferimenti, con difficoltà nel mantenere costanza tra le varie sessioni del weekend. La svolta era arrivata anche in quell’occasione proprio al GP di Miami, che ha portato la prima vittoria di Lando Norris in Formula 1. Questo salto qualitativo era stato reso possibile dall’introduzione di una serie di aggiornamenti che avevano modificato in modo sostanziale il comportamento della monoposto. In quel caso, McLaren era riuscita non solo a colmare il distacco, ma a trasformarsi nella vettura di riferimento del gruppo, arrivando a vincere gare e consolidando una presenza stabile nelle posizioni di vertice fino alla conquista del titolo costruttori. È proprio questo il riferimento evocato da Stella quando parla di un possibile “secondo 2024”: non un’analogia immediata nei risultati, ma nella struttura del percorso di sviluppo. Anche nel 2026, infatti, McLaren si trova in una fase simile nella logica, con una partenza più complicata del previsto, seguita da una progressiva risalita tecnica attraverso aggiornamenti e affinamento del pacchetto.
McLaren può puntare alla vitoria nel 2026?
Miami ha rappresentato un primo punto di verifica concreto di questa traiettoria. La vettura è apparsa più stabile sul passo gara, più efficace nella gestione delle gomme e più vicina ai riferimenti rispetto alle prime gare della stagione. Tuttavia, il quadro non è ancora definitivo: la distanza dal team di riferimento (Mercedes) resta legata soprattutto all’esecuzione nei momenti chiave del weekend, dalla qualifica alla strategia. La risposta alla domanda iniziale, quindi, è articolata. McLaren può puntare alla vittoria nel 2026, ma non ancora in maniera sistematica: il potenziale c’è, la crescita è evidente, ma la trasformazione in un contendente stabile dipenderà dalla continuità di sviluppo e dalla capacità di capitalizzare ogni fine settimana. Il parallelo con il 2024 resta quindi un riferimento utile, ma non una garanzia. Allora la McLaren era riuscita a trasformare una stagione iniziata in difficoltà in un percorso vincente. Nel 2026, la sfida è replicare quel modello in un contesto più competitivo e con margini tra i team ancora più ridotti.
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