Per Honda il limite di 300 kW imposto alla MGU‑K potrebbe non rappresentare un vantaggio immediato. Da quando Aston Martin ha adottato il PU Honda, la squadra britannica ha faticato ad ingranare: all’inizio della stagione le prestazioni erano penalizzate da problemi di affidabilità legati a vibrazioni, problema che sembra però essersi risolto dopo il GP di Miami.

Tuttavia, nuovi segnali di allarme arrivano dall’altra parte della coppia propulsore‑scuderia: il cambio progettato internamente da Aston Martin ha mostrato criticità che potrebbero limitare il potenziale complessivo della vettura. Sul fronte motoristico, gli ultimi dati indicano che il motore Honda si trova ancora a una distanza stimata di 50–60 cavalli — o anche più — rispetto al riferimento Mercedes. Per questo motivo è probabile che Honda ottenga il permesso di ricorrere a due aggiornamenti aggiuntivi nell’ambito dell’ADUO.

Il meccanismo ADUO, rivisto contestualmente all’adeguamento delle normative PU per il 2027, prevede misure di supporto per i costruttori la cui potenza ICE risulti inferiore di oltre il 10% rispetto ai leader. Se la differenza di potenza persiste, Honda rientrerebbe in questa categoria e, oltre ai due aggiornamenti, potrebbe beneficiare di un budget supplementare — si parla di circa 19 milioni di dollari (circa 3 miliardi di yen) — destinato allo sviluppo per recuperare il gap.

Il problema si fa però più complesso perché l’aumento dell’obiettivo di potenza ICE da 400 kW a 450 kW impone una sfida ancora più ardua: portare a regime un motore progettato e messo a punto per carichi inferiori espone a rischi di affidabilità e richiede significativi investimenti su materiali, mappature e test. Inoltre, fino a quando le vibrazioni anomale non saranno definitivamente eliminate, diventa difficile valutare con certezza la reale capacità del PU Honda di esprimere il massimo potenziale.

Un ulteriore fattore di incertezza è il cambiamento nella struttura del team di sviluppo Honda rispetto all’epoca della collaborazione con Red Bull. Circolano voci secondo cui molti ingegneri sono stati riallocati su altri progetti interni, notizia che avrebbe sorpreso anche Adrian Newey, figura chiave del progetto Aston Martin. Se la collaborazione tra le due parti inizialmente programmata non si è sviluppata come previsto, questo potrebbe aver rallentato l’integrazione e l’ottimizzazione del pacchetto vettura‑motore.

Oggi Aston Martin e Honda stanno lavorando per rafforzare il rapporto e migliorare il coordinamento tecnico. La priorità immediata rimane risolvere i problemi contingenti — vibrazioni e affidabilità del cambio — prima di poter concentrare tutte le risorse sullo sviluppo della potenza ICE in vista del 2027. Solo dopo aver stabilizzato l’attuale pacchetto sarà possibile valutare con maggiore chiarezza quanto Honda riuscirà a recuperare contro i leader della griglia.

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Sezione: News / Data: Sab 16 maggio 2026 alle 17:10
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.