Il Gran Premio del Giappone ha sancito ufficialmente la fine di un'era di dominio che pareva inscalfibile. Per la prima volta dal 2019, Max Verstappen non è scattato dalla pole position a Suzuka, un tracciato che storicamente lo aveva visto dominare in lungo e in largo. Il verdetto del sabato è stato impietoso: l'olandese non è riuscito nemmeno a superare lo sbarramento della Q2, ritrovandosi a scattare da un'anonima undicesima posizione. Le avvisaglie di questo crollo si erano percepite già nelle libere, con Max costantemente impegnato a lamentarsi di un bilanciamento precario e di una cronica incapacità nel trovare il passo, nonostante l'introduzione di alcuni nuovi componenti tecnici che avrebbero dovuto rilanciare le ambizioni della scuderia di Milton Keynes.

La rimonta furiosa e il duello tattico con l'Alpine di Gasly

Al via della corsa, il quattro volte campione del mondo ha mostrato i muscoli, recuperando tre piazze nei primi giri e mettendosi alla caccia della settima posizione occupata da Pierre Gasly. Nonostante un distacco iniziale di quasi cinque secondi, Verstappen ha iniziato a martellare tempi record, mangiando due secondi al francese in appena sei passaggi. I dati telemetrici hanno evidenziato un confronto serrato e altalenante; se da un lato Gasly godeva di una velocità di punta nettamente superiore sul rettilineo principale, l'olandese riusciva a recuperare terreno in ogni singola curva del tracciato. L'unica vera eccezione era rappresentata dalla chicane finale, dove il pilota Alpine riusciva sistematicamente a guadagnare due decimi grazie a una frenata ritardata e a una trazione più aggressiva in uscita, supportata da una strategia di deployment dell'energia differente rispetto a quella di Max. La Red Bull è apparsa per la prima volta vulnerabile nel corpo a corpo, incapace di sferrare l'attacco decisivo.

Il valzer della batteria e il verdetto amaro di fine gara

Nemmeno la Safety Car al ventunesimo giro ha rimescolato le gerarchie: entrambi i piloti ne hanno approfittato per un cambio gomme rapido, ma le posizioni sono rimaste invariate. Nella seconda metà di gara, Verstappen è riuscito a pareggiare la velocità massima di Gasly, ma ha iniziato a soffrire inaspettatamente nel settore delle "S", dove l'Alpine faceva la differenza fino alla curva 14. Il momento più drammatico si è consumato al giro 48, quando Max ha tentato il tutto per tutto modificando la gestione della parte elettrica per ottenere una velocità folle attraverso la 130R. È riuscito effettivamente a scavalcare Gasly, ma lo sforzo ha prosciugato completamente la batteria; sul rettifilo d'arrivo si è ritrovato senza energia, diventando una preda facilissima per il francese che si è ripreso la settima piazza con estrema facilità. È stato un vero e proprio ottovolante prestazionale durato trenta giri, che ha certificato come le prestazioni tra Alpine e Red Bull fossero quasi sovrapponibili. Per Max Verstappen e per tutto il team, questo P8 (unito allo zero di Isack Hadjar) rappresenta il punto più basso degli ultimi anni. In questa f1 oggi, la scuderia campione in carica sembra essere la quarta forza del mondiale, e la sosta di aprile sarà fondamentale per evitare che la F1 diventi un terreno di conquista esclusivo per Mercedes, Ferrari F1 e McLaren.

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Sezione: News / Data: Lun 30 marzo 2026 alle 11:48
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.