Nel mondo della Formula 1 ci sono figure che lasciano il segno non solo per i risultati, ma per aver modificato le regole non scritte del sistema. Helmut Marko è una di queste. Alla vigilia di un possibile passaggio di consegne storico in casa Red Bull, il suo operato viene riletto con occhi diversi anche da chi ne ha vissuto direttamente il metodo, spesso duro e senza filtri. A rendere omaggio al dirigente austriaco è Sébastien Buemi, ex pilota Red Bull e oggi uomo chiave nel simulatore, che non usa mezzi termini nel descrivere l’impatto globale del programma giovani.
Una visione che ha rotto ogni schema
Buemi racconta Marko come l’architetto silenzioso dell’identità Red Bull. “Non ci ho ancora parlato, avrei voluto chiamarlo, ma è evidente che moltissime decisioni prese da lui hanno plasmato ciò che oggi sono Red Bull e Racing Bulls”, spiega. Secondo il pilota svizzero, Marko è stato uno di quelli capaci di dare una direzione chiara e riconoscibile, anche a costo di scelte controcorrente. “Non sono sempre stato d’accordo con lui, ma ho un enorme rispetto per quello che ha costruito”. Il punto di svolta, per Buemi, è stato il coraggio di puntare su giovanissimi quando il paddock non era pronto: Verstappen lanciato in F1 a 16 anni, Vettel promosso senza esitazioni, lo stesso Buemi catapultato nel Circus in un’epoca in cui l’esperienza contava più dell’istinto. Una strategia che ha cambiato la percezione del talento precoce e ha reso la filiera Red Bull unica nel suo genere.
L’effetto domino sul resto della F1
L’eredità di Marko, secondo Buemi, va ben oltre Milton Keynes. “Quando oggi vedi Mercedes muoversi su profili come Antonelli, sono convinto che senza il precedente di Max certe scelte non sarebbero mai state fatte”, osserva. È qui che nasce l’idea di un uomo che ha “cambiato il mondo”, almeno quello del motorsport. Il programma giovani Red Bull è spesso etichettato come spietato, ma i numeri parlano chiaro: titoli mondiali, piloti cresciuti internamente e una capacità di scouting senza precedenti. “Aveva risorse, certo, ma soprattutto una continuità rara e una visione completa del talento in tutte le categorie”, conclude Buemi. Un controllo totale del progetto, portato avanti per decenni, che ha trasformato la Red Bull Racing in un modello copiato da tutti e replicato da pochi.
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