I primi chilometri della nuova generazione di monoposto hanno acceso il dibattito. Nei test in Bahrain, le vetture del 2026 hanno mostrato un volto profondamente diverso: più compatte, più leggere, con aerodinamica attiva e una componente elettrica che raggiunge picchi mai visti prima. Proprio questo incremento di potenza ibrida rappresenta, secondo Jeremy Clarkson, uno dei punti più delicati. Nella sua analisi, il celebre opinionista britannico parla apertamente di “alcuni problemi”, sottolineando come la gestione dell’energia rischi di diventare un fattore critico su tracciati ad alta velocità. L’ipotesi è che su piste come Monza o Shanghai le monoposto possano trovarsi a corto di spinta elettrica prima della fine dei lunghi rettilinei, con rallentamenti improvvisi e potenziali rischi per chi segue da vicino.

Partenze, turbo e differenze di rendimento

Un altro nodo riguarda le procedure di partenza. L’eliminazione dell’MGU-H ha modificato la risposta del turbo ai bassi regimi, rendendo più complessa la fase di lancio. Clarkson evidenzia come le vetture debbano restare ad alto regime per diversi secondi prima dello start, per evitare spegnimenti o esitazioni allo scatto. In Bahrain è stata sperimentata una nuova sequenza con segnale luminoso anticipato per consentire ai piloti di preparare meglio la monoposto. Resta però il tema delle disparità prestazionali: alcune simulazioni parlano di distacchi importanti tra team, mentre l’affidabilità, con componenti completamente riprogettati, rimane un’incognita concreta.

Una fase di assestamento o un rischio sistemico?

Nel commentare la situazione, Clarkson ha ironizzato sul futuro della categoria, sostenendo che non sarà più “Drive to Survive”, ma piuttosto “Non crollare per sopravvivere”. Una battuta che racchiude un timore reale: troppe variabili nuove tutte insieme potrebbero incidere sullo spettacolo. Tuttavia, la storia della Formula 1 insegna che ogni rivoluzione tecnica attraversa una fase iniziale di adattamento. Lo sviluppo continuo, l’ottimizzazione delle batterie e il lavoro dei costruttori potrebbero ridurre rapidamente le criticità emerse. La vera domanda non è se il 2026 porterà difficoltà, ma quanto tempo servirà perché squadre e piloti trasformino questa complessità in un nuovo equilibrio competitivo.

Sezione: News / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 14:30
Autore: Francesco Franza
vedi letture
Francesco Franza
autore
Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari
Print