A distanza di oltre vent'anni, uno dei momenti più controversi e discussi nella storia della f1 torna a far parlare i protagonisti dell'epoca. Jean Todt, storico team principal del periodo d'oro di Maranello, ha deciso di fare chiarezza sul celebre ordine di scuderia del Gran Premio d'Austria 2002, quando Rubens Barrichello dovette cedere la vittoria a Michael Schumacher proprio sul traguardo. Nella f1 oggi, dove le gerarchie sono spesso cristallizzate da contratti milionari, quel gesto rimane una ferita aperta per molti appassionati, ma la versione dell'ex presidente FIA getta una luce diversa sulla condotta del pilota brasiliano.

Il patto infranto e la tensione nel box Ferrari

Secondo la ricostruzione di Todt fatta al podcast High Performance, la strategia era stata discussa e accettata ben prima del via della gara. La decisione di favorire Schumacher rispondeva alla necessità di blindare il campionato il prima possibile, evitando rischi inutili. "Rubens sapeva perfettamente quale fosse il suo ruolo quel giorno e, cosa fondamentale, si era detto d'accordo con la strategia stabilita durante le riunioni tecniche. Tuttavia, una volta in pista, decise di cambiare idea e di aspettare l'ultimo metro dell'ultimo giro per eseguire l'ordine. In questo modo, mise deliberatamente in seria difficoltà l'intera squadra, esponendoci a una gogna mediatica che avremmo potuto gestire diversamente se lui fosse stato più professionale nel rispettare i patti presi", ha raccontato Todt con estrema fermezza. Per la f1 formula 1 dell'epoca, quel finale fu un terremoto d'immagine senza precedenti.

Le conseguenze di un gesto che ha cambiato il regolamento

La resistenza di Barrichello e la successiva premiazione, con Schumacher che cedette il gradino più alto del podio al compagno tra i fischi del pubblico, portarono a un cambio radicale nelle norme della federazione. Le f1 news di allora furono dominate dal bando degli ordini di scuderia, una regola poi ammorbidita nel tempo. Todt, pur comprendendo l'amarezza del pilota, non accetta la narrazione della vittima sacrificale: "Capisco perfettamente la frustrazione di un pilota che si vede togliere una vittoria meritata, ma la ferrari f1 veniva prima di tutto. Barrichello ha scelto di recitare la parte del ribelle solo all'ultimo istante, creando un danno d'immagine immenso a un gruppo che lavorava h24 per farlo vincere. È stata una mancanza di rispetto verso il team che lo aveva messo in condizione di dominare quel weekend". Anche i fan più giovani, che oggi seguono il duello tra Hamilton e Leclerc a Maranello, guardano a quegli anni come a un'era di ferro dove la disciplina era l'unico dogma ammesso.

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Sezione: Ferrari / Data: Mer 15 aprile 2026 alle 10:32
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.