Il debutto stagionale della Haas porta con sé una ventata di audacia tecnica che non è passata inosservata agli occhi dei più attenti, primo fra tutti Oliver Bearman. Il giovane talento britannico, impegnato nel suo primo anno completo nella massima serie, ha acceso i riflettori su una scelta progettuale piuttosto aggressiva riguardante il posteriore della VF-26. In un mondo della f1 dove l'efficienza aerodinamica è il sacro Graal, il team americano ha deciso di percorrere una strada peculiare, puntando su un design dell'ala posteriore decisamente massiccio che promette di cambiare le dinamiche in pista durante i Gran Premi più esigenti.

Le sensazioni di Bearman sulla nuova ala posteriore

Analizzando il comportamento della monoposto durante le prime sessioni, Bearman ha messo in evidenza come la scelta di un profilo alare così marcato influenzi direttamente il feeling di guida. Non si tratta solo di estetica, ma di una ricerca ossessiva della stabilità nei tratti più veloci, un problema che aveva afflitto la squadra nelle scorse stagioni. "Abbiamo optato per una configurazione dell'ala posteriore molto carica e imponente, una decisione che si sente immediatamente non appena si preme sull'acceleratore nelle curve ad alta velocità", ha spiegato l'ex pilota della Ferrari F1. Oliver ha sottolineato come questo design, pur potendo penalizzare leggermente le punte velocistiche nei rettilinei, offra una fiducia superiore nella gestione degli pneumatici, punto debole storico della Haas. "Il carico aerodinamico che riusciamo a generare con questa soluzione è notevole e ci permette di mantenere la vettura molto più piantata a terra, facilitando il mio lavoro nel trovare il limite senza rischiare improvvise perdite di aderenza", ha aggiunto il giovane inglese analizzando la f1 oggi.

La strategia tecnica dietro il design "heavy"

La direzione intrapresa dagli ingegneri di Banbury sembra essere una risposta diretta alle richieste di maggiore consistenza in gara. In passato, la Haas soffriva di un degrado gomma precoce dovuto proprio all'instabilità del retrotreno; l'ala "pesante" serve a mitigare questo effetto. "È evidente che la nostra filosofia progettuale sia cambiata: preferiamo sacrificare qualche chilometro orario di velocità massima per avere una piattaforma molto più solida e prevedibile durante l'intero arco dello stint", ha osservato Bearman con la maturità di un veterano della F1 Formula 1. Questa evoluzione tecnica rappresenta una sfida anche per il setup meccanico, dovendo bilanciare l'enorme spinta verso il basso con una sospensione posteriore che deve lavorare in armonia. "Vedere un'ala così profilata sulla nostra macchina è un segnale chiaro di quanto vogliamo essere aggressivi e competitivi nei tratti guidati, cercando di mettere pressione a team che sulla carta partono davanti a noi", ha concluso il pilota, pronto a dimostrare che anche con un design controcorrente si può scalare la gerarchia del midfield.

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Sezione: News / Data: Mer 25 febbraio 2026 alle 14:33
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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