Carlos Sainz è tornato a puntare il dito contro l’attuale direzione tecnica della Formula 1, ribadendo dopo il GP del Giappone che qualcosa va corretto al più presto. Il pilota spagnolo non usa mezzi termini e sostiene che, pur di restituire senso alla guida e alle gare, accetterebbe anche monoposto meno veloci sul giro. "Non mi dispiace se siamo più lenti di mezzo secondo o un secondo per giro", ha spiegato, sottolineando come il vero nodo sia un altro: ridurre il peso eccessivo di dinamiche come il "Lift and Coast" e della gestione energetica. Secondo lui, la F1 sta prendendo una piega che finisce per condizionare troppo il comportamento dei piloti, costringendoli a ragionare più sul risparmio che sull’attacco. Per questo ritiene necessario sfruttare la pausa prima di Miami per aprire un confronto concreto e intervenire.

Sorpassi sì, ma non quelli della vera F1
A Suzuka molti hanno promosso la corsa per il numero superiore di sorpassi rispetto al passato, ma Sainz offre una lettura molto diversa. Per lui ciò che oggi si vede in pista non rappresenta davvero l’essenza del duello in Formula 1. "Il sorpasso, quello che si vede, non è un sorpasso", ha detto con decisione. Nella sua visione, si tratta piuttosto di semplici passaggi di velocità, situazioni in cui una vettura supera l’altra senza quella costruzione tecnica e quel confronto al limite che hanno sempre definito la categoria. "Questo non è un sorpasso come in Formula 1. È più come in autostrada", ha aggiunto, lasciando emergere tutta la sua frustrazione per una disciplina che, a suo giudizio, sta perdendo spontaneità e identità.

Sicurezza, istinto e il messaggio alla FIA
Le perplessità di Sainz non riguardano soltanto lo spettacolo, ma anche il modo in cui i piloti sono costretti a guidare. In qualifica, spiega, oggi bisogna andare "contro il nostro istinto naturale", perché non sempre frenare più tardi o attaccare al massimo porta al miglior risultato. In diversi casi diventa più efficace anticipare l’uscita dal gas, un approccio che snatura la guida e allontana i piloti dalle sensazioni che hanno sempre cercato in una monoposto di F1. Lo spagnolo collega questo tema anche alla sicurezza, richiamando indirettamente le riflessioni nate dopo l’incidente di Oliver Bearman. Il suo auspicio è chiaro: la FIA deve ascoltare chi le macchine le porta davvero al limite. "E sono convinto che faranno dei cambiamenti se ascolteranno noi piloti", ha concluso. Una frase che suona quasi come un avvertimento: ignorare questo malessere potrebbe costare molto più di qualche decimo al giro.

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Sezione: News / Data: Mer 01 aprile 2026 alle 12:45
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari