Max Verstappen è rimasto in Red Bull perché ha visto un futuro. E soprattutto perché qualcuno è riuscito a convincerlo che quel futuro sarebbe stato vincente. Emerson Fittipaldi, intervistato da Betway, ha individuato nella nuova power unit e nella qualità degli uomini coinvolti nel progetto uno dei motivi della permanenza dell'olandese a Milton Keynes. Un'analisi che fotografa bene quanto accaduto negli ultimi mesi, ma che merita di essere allargata al lavoro di Laurent Mekies e al cambiamento di prospettive dello stesso Verstappen. Perché il pilota che a inizio stagione rifletteva persino sull'addio alla Formula 1 è tornato a vincere, ha prolungato il proprio contratto fino al 2030 e oggi dispone di una struttura tecnica che ha dimostrato di poter competere con i grandi costruttori già al primo anno della nuova era regolamentare.

Fittipaldi, il motore Red Bull e una scelta che guarda lontano

Il due volte campione del mondo ha sottolineato il contributo dei tecnici provenienti dall'esperienza Honda nello sviluppo della power unit Red Bull Ford, evidenziando come la presenza di personale altamente qualificato abbia dato credibilità a un progetto nato praticamente da zero. "Max ha visto le prospettive per i prossimi anni e sapeva di poter contare su persone molto competenti", ha osservato Fittipaldi, indicando proprio in questo elemento una delle possibili ragioni del rinnovo. Un ragionamento condivisibile, perché Verstappen non ha mai cercato semplicemente una squadra nella quale correre, ma un'organizzazione in grado di metterlo nelle condizioni di vincere. Lo ha ribadito anche quando gli è stato chiesto di un eventuale futuro in Ferrari: il fascino di Maranello resta intatto, ma cambiare colori per ritrovarsi a lottare per un quinto o sesto posto non rientra nei suoi programmi. E la nuova struttura Powertrains, sviluppata con il contributo di Ford e con uomini provenienti anche dalla Mercedes, gli ha fornito argomenti concreti per continuare a credere nella Red Bull. Il successo in Malesia, primo della nuova unità motrice, seguito da quello di Singapore, ha certificato la bontà del lavoro svolto. Costruire un motore competitivo al debutto contro aziende che vantano decenni di esperienza è un risultato tecnico straordinario. Ancora più interessante è il margine di sviluppo di una struttura destinata a crescere negli anni successivi.

Mekies ha restituito fiducia a Verstappen: che perdita per la Ferrari

Il motore, però, non racconta tutto. La svolta Red Bull porta anche la firma di Laurent Mekies, capace di raccogliere una squadra reduce da una fase complicata e restituirle prima una direzione, poi competitività. Il francese non ha promesso miracoli, ma ha costruito un percorso fatto di interventi progressivi, risultati analizzati senza isterismi e una relazione sempre più solida con il proprio pilota. Da Monza a Madrid, passando per Baku, fino alle vittorie in Malesia e Singapore, la RB22 è tornata a essere una monoposto capace di giocarsi il successo. Verstappen ha visto i progressi, ne ha conosciuto gli sviluppi programmati e ha ritrovato motivazioni che sembravano essersi smarrite nelle prime gare del 2026. Non va dimenticato, infatti, che il suo malcontento non riguardava soltanto le prestazioni: Max aveva seriamente messo in discussione la permanenza in Formula 1, insofferente verso regolamenti che hanno trasformato profondamente il modo di guidare e di gestire l'energia. Mekies ha avuto il merito di ricostruire una prospettiva sportiva credibile proprio mentre il suo campione iniziava a interrogarsi sul senso di continuare. E qui una parentesi sulla Ferrari è inevitabile: perdere un dirigente del genere, con la sua preparazione tecnica, la conoscenza delle dinamiche interne e la capacità di gestire uomini di questo livello, è stato un peccato enorme per Maranello. Il rinnovo del francese fino al 2031 conferma quanto Red Bull abbia compreso il valore dell'uomo al quale ha affidato la propria ricostruzione.

La prospettiva dei V8 e un Verstappen che ha ritrovato entusiasmo

A completare il quadro c'è poi la questione regolamentare. La prospettiva del ritorno dei motori V8 nel 2030, rilanciata dal presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem, ha restituito a Verstappen un motivo ulteriore per guardare avanti. Il nuovo ciclo tecnico ha provocato critiche pesanti da parte dell'olandese, soprattutto per il peso assunto dalla componente elettrica e dalla gestione energetica durante il giro. La Formula 1 che piace a Max è quella nella quale il pilota può attaccare senza dover continuamente sacrificare la velocità alla necessità di recuperare energia. Il progetto dei V8, pur ancora legato alla definizione dei regolamenti definitivi, indica una direzione più vicina alla sua idea di competizione. Ed è significativo che lo stesso Verstappen, annunciando il rinnovo fino al 2030, abbia collegato la propria permanenza anche all'evoluzione futura delle regole. Nel frattempo, però, è cambiato soprattutto il presente. La Red Bull ha ricominciato a vincere, la struttura motoristica ha risposto a una sfida enorme e Mekies ha riportato ordine e fiducia all'interno della squadra. Il Verstappen insofferente di inizio Mondiale ha lasciato nuovamente spazio al campione aggressivo e straordinario che conosciamo. Fittipaldi ha centrato il punto: Max ha scelto la Red Bull perché ne conosce il potenziale. Ma la vera forza di Milton Keynes è avergli dimostrato, con i fatti e non con le promesse, che quel potenziale esiste già.

Sezione: News / Data: Lun 19 ottobre 2026 alle 14:20
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
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Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate