Una delle prime controversie tecniche della stagione F1 2026 riguarda le nuove power unit. Tra voci di “trucco” regolamentare e sospetti di vantaggi nascosti, la questione del rapporto di compressione dei motori bolle nel paddock da giorni. La Red Bull però ha subito risposto con fermezza, definendo l’intero dibattito come un grande rumore di fondo e ribadendo la piena conformità del proprio propulsore alle norme tecniche in vigore. Red Bull Powertrains ha scelto di non arretrare di un millimetro sul tema, chiarendo che non c’è nulla di irregolare in quello che ha sviluppato per il prossimo campionato.

Compressione motore e teoria delle “false irregolarità”

Al centro del cosiddetto “caso” c’è l’interpretazione di una delle nuove regole tecniche: il limite di rapporto di compressione fissato a 16:1 per le power unit 2026. Alcune fonti avevano suggerito che Red Bull e Mercedes avrebbero messo a punto un escamotage per superare quel limite in condizioni di funzionamento, sfruttando l’espansione termica dei materiali. Secondo queste ricostruzioni, ciò potrebbe aver permesso un incremento prestazionale simulato fino a tre decimi al giro rispetto a quanto consentito sulle misure statiche. Tuttavia, fino a dichiarazioni formali non c’è conferma di violazioni reali.

Il direttore tecnico Ben Hodgkinson ha liquidato la questione sottolineando che nella Formula 1 moderna ogni ingegnere spinge al massimo i confini del regolamento, ma rimanendo nei limiti imposti. «Capisco il nervosismo di alcuni motoristi, ma per me è soprattutto rumore: so bene cosa stiamo facendo e sono certo che è tutto legale», ha detto, ribadendo che il regolamento è chiarissimo su come e quando misurare il rapporto di compressione del motore e che Red Bull ha rispettato quei criteri. La questione non è puramente semantica: la FIA ha inserito nel calendario tecnico un incontro con i motoristi per il 22 gennaio proprio per discutere questi aspetti e cercare un’intesa su come interpretare alcune zone grigie delle norme. :

Paddock in fermento ma senza prove definitive

In un paddock già proiettato verso i test di Barcellona e il primo gran premio, l’eco di questa polemica ha diviso appassionati e addetti ai lavori. C’è chi ritiene che si tratti di un esempio tipico di come, in Formula 1, ogni minimo margine interpretativo del regolamento possa generare speculazioni, e chi invece chiede alla FIA chiarimenti più stringenti per evitare future discussioni simili. Più di una testata internazionale ha raccolto le parole di Hodgkinson – che ha definito “rumore per nulla” la vicenda – evidenziando come Red Bull abbia spinto i limiti tecnici ma senza oltrepassare i confini regolamentari, e come ci si aspetti che anche gli altri motoristi spingeranno verso quel limite massimo di 16:1 nelle loro soluzioni.

 La sensazione tra gli addetti ai lavori è che la questione possa rientrare senza lasciare strascichi, a patto che il confronto tecnico atteso con la FIA chiarisca una volta per tutte i paletti interpretativi. In attesa di quel confronto, la Red Bull guarda avanti, concentrata sulle prestazioni in pista piuttosto che sulle speculazioni attorno al suo propulsore. :

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Sezione: News / Data: Ven 16 gennaio 2026 alle 13:40
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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