C’è una Ferrari che vince e una che arranca. È il paradosso più evidente di questo 2025 motoristico. Da un lato la Rossa che incanta nel WEC, guidata con maestria dal team principal Antonello Coletta e da un gruppo affiatato di piloti che stanno riscrivendo la storia dell’endurance da circa tre anni. Dall’altro, la Ferrari di Formula 1 che, dopo aver gettato le solide basi del 2024, ha deciso di stravolgere tutto nel 2025, scommettendo su Lewis Hamilton e confidando nel talento di Charles Leclerc, ma raccogliendo finora solo frustrazioni. Due facce della stessa leggenda, che oggi più che mai sembrano muoversi su binari opposti.
Il programma endurance Ferrari, giunto al terzo anno del ciclo diretto da Antonello Coletta, è diventato una vera e propria macchina da guerra. Il ritorno ufficiale nella categoria regina del WEC ha riportato entusiasmo e, soprattutto, risultati. Le due Ferrari 499P, affidate al team Ferrari AF Corse, sono guidate da sei piloti ufficiali di altissimo livello. La numero 50 è nelle mani dell’italiano Antonio Fuoco, dello spagnolo Miguel Molina e del danese Nicklas Nielsen: un trio veloce, consistente e sempre più affiatato. Sull’altra vettura, la numero 51, troviamo Alessandro Pier Guidi, una colonna portante del progetto GT, insieme al britannico James Calado e all’italiano Antonio Giovinazzi, ex Formula 1, che sta vivendo una rinascita sportiva nell’endurance. I successi raccolti nel 2023 e 2024, compresa le due epiche vittorie a Le Mans equamente divise dagli equipaggi, hanno consolidato la competitività della Ferrari nel mondo delle corse di durata. È una squadra che lavora in sinergia, con una visione chiara, una macchina efficace e una struttura tecnica che, passo dopo passo, ha portato la Rossa a imporsi contro giganti come Toyota, Porsche e Cadillac con tre vittorie nelle prime tre gare dell'anno. Dalla doppietta dell'ultimo appuntamento a Spa alla incredibile tripletta (contando anche la scuderia cliente, la "giallona") nella gara di esordio in Qatar.
Se il WEC è un progetto maturo e solido, la Formula 1 vive l’ennesimo anno di rifondazione. La SF-25, profondamente diversa dalla SF-24 che aveva mostrato segni di competitività, si è rivelata finora un’incognita difficile da decifrare. Lewis Hamilton, accolto con entusiasmo e visto come il profilo perfetto per riportare a Maranello la fame di titoli, sta faticando ad adattarsi a una vettura instabile e imprevedibile, con l’unico lampo rappresentato dalla vittoria nella sprint in Cina. Charles Leclerc, al contrario, ha mostrato maggiore confidenza, ma nemmeno lui riesce a brillare davvero. La decisione di cambiare tutto per il 2025, se da un lato dimostra coraggio, dall’altro solleva dubbi su una gestione tecnica che sembra non riuscire a trovare continuità. Il confronto con il WEC diventa quindi impietoso: dove uno cresce anno dopo anno, l’altro sembra costretto a ripartire da capo a ogni stagione.
E così, nel 2025, Ferrari si ritrova ad abitare due realtà opposte: una che celebra, l’altra che riflette. Ma forse è proprio qui il punto. Il ciclo vincente nel WEC, che potrebbe consacrarsi quest'anno con il titolo mondiale, dimostra che quando Maranello sceglie una strada chiara, investe nel lungo termine e costruisce attorno a uomini giusti, i risultati arrivano. La Formula 1, al contrario, sembra ancora alla ricerca di una direzione definitiva. Il coraggio di cambiare può essere virtù, ma senza visione rischia di essere solo un salto nel buio. Ecco perché, alla fine, le due storie potrebbero incontrarsi: se la lezione dell’endurance sarà compresa davvero, allora anche la Ferrari in F1 potrà tornare a vincere. Perché il DNA è lo stesso, e il Cavallino Rampante sa correre ovunque e per sempre.
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