Un weekend particolare quello di Portimao. Le folate continue di vento hanno cambiato improvvisamente ogni piccola certezze che le scuderie, ma anche noi, si erano costruite, dando così una grande sensazione di imprevedibilità. A spiccare e a confermarsi in un contesto così particolare è Lewis Hamilton che ha vinto senza ammissione di polemica: due sorpassi in pista, uno più bello dell’altro e una grandissima gestione di gara. Esce un pochino ridimensionato Max Verstappen, tra polemiche e mancato feeling. Con le ossa rotte, invece, Ferrari che ambiva a tutt’altra gara. Terza edizione stagionale del power ranking che non rispecchierà quelle che sono le due classifiche mondiali, ma è una sorta di valore assoluto delle dieci scuderie e degli attuali rapporti di forza.
1. Mercedes (+1): Non sarà l’implacabile schiacciasassi del 2020, ma in una Portimao in cui le condizioni, e le gerarchie, erano volatili si conferma la certezza Mercedes, o meglio, la certezza Lewis Hamilton. Sfiorata la pole, l’inglese ha pazientato in partenza, non si è scomposto quando Max Verstappen era nettamente il più veloce in pista e l’ha sorpassato e poi ha mostrato a tutti perchè è lui il campione: incertezza del rivale olandese sfruttata alla grande e poi arriva il sorpasso anche sul compagno non troppo temibile Bottas. Re Lewis si porta un’altra grande vittoria a casa, facendoci capire che, okay, la Red Bull è più veloce, ma se lui è il campione in carica un motivo c’è. Se ci fossero stati ancora dubbi, Bottas li fuga tutti: purtroppo per lui l’ambizione mondiale rimarrà solo un sogno.
2. Red Bull (-1): Per la terza volta consecutiva siamo arrivati alla domenica con la sensazione che fossero i più veloci, ma alla fine dei conti Sergio Perez non è ancora un’arma per insidiare Bottas e Max Verstappen non è riuscito ad andare oltre i limiti di una macchina meno performante con il caldo della domenica. Serve più convinzione per vincere il mondiale, serve una maggiore gestione dei momenti topici della gara: stramba la strategia con Perez. Difficile pensare che dal muretto Red Bull volessero creare un effetto domino per dare un punto in più all’olandese (poi cancellato), ma questo è. In Spagna ci aspettiamo una risposta da parte di tutto il team.
3. McLaren (-): Okay, vi abbiamo capito. Il venerdì, la McLaren, si nasconde, si imbruttisce e mischia le carte. Poi si scatena il sabato e la domenica con un’ottima qualifica e un passo gara capace di mettere in difficoltà chiunque a centro-griglia. Daniel Ricciardo riscatta, parzialmente, la brutta qualifica di sabato (16° e eliminato in Q1) centrando alla fine la zona punti (9°), conquistando punti pesanti nei confronti di una Ferrari troppo ambiziosa. Lando Norris, invece, si sta trasformando sempre di più in nuovo talento costante e concreto con cui fare i conti ogni weekend. Pazzesco in partenza, fenomenale con quel sorpasso all’esterno di Ocon, ripetitivo e preciso nella sua gestione in solitario della gara. Sempre più terzi, sempre più convincenti.
4. Ferrari (-): Passo indietro della Ferrari in Portogallo. La cosa migliore che abbiamo visto è stato il fondo che la Rossa porterà in Spagna. Per il resto, le note positive sono poche: Charles Leclerc ha tamponato un weekend che non l’ha visto brillare con un onesto sesto posto senza grandissimi picchi o highlights. Il taglio con la gomma gialla è stato importante, ma sarebbe stato fantastico con un’ottima Q3. Ottima Q3 fatta da Carlos Sainz che l’ha condita anche con l’ennesima partenza impressionante, dove aveva bruciato anche Sergio Perez. Peccato per il tentativo di undercut spiegato da Binotto che ha compromesso la sua gara. In Spagna per il riscatto.
5. Alpha Tauri (-): Weekend interlocutorio per l’Alpha Tauri. Pierre Gasly si conferma un pilota di alto livello, uno di quelli che fa la differenza sia il sabato (Q3) che la domenica (decima posizione). Un pilota che ti porta quei decimi, se non centesimi, per portare i punti e avanzare nel centro griglia molto tirato. Siamo sicuri che anche Yuki Tsunoda ha questo potenziale, ma ci vorrà ancora molto per svezzare il talento del giapponese. Per il resto, l’Alpha Tauri nella volubilità del centro griglia è quella con, forse, meno picchi ma più continuità. Questo va premiato.
6. Alpine (+1): La grande sorpresa del weekend portoghese arriva da un’Alpine capace di dare il primo squillo al mondiale. Anche loro sono stati autori di un venerdì tra le pieghe nascoste e in ombra, salvo poi scatenarsi in qualifica soprattutto con un Esteban Ocon che vuole anche lui essere al livello dei suoi coetanei più chiacchierati e con più risultati. Il francese è andato a pochissimi millesimi dal battere la Ferrari di Sainz il sabato e poi l’ha battuto sonoramente in gara così come il suo compagno di squadra Fernando Alonso, autore di una grande rimonta in gara. Punti pesanti in ottica mondiale per l’Alpine che deve dare qualche risposta dopo un inizio complicato.
7. Aston Martin (-1): Altra settimana, altra posizione persa: la W11 Mercedes dipinta di verde e guidata da altri annaspa in mezzo alla folla e alle difficoltà di centro griglia. Lance Stroll fallisce miseramente in qualifica, non superando neanche la Q1. Vettel, invece, sorprende e illude piazzando un grande tempo per centrare la Q3. La gara è la perfetta sintesi tra questi due momenti della qualifica. Si tocca tangenzialmente la zona punti, ma non la si conquista perchè Alpine e McLaren sono di un’altra categoria. Urge una scossa all’ambiente che non sembra avere una direzione chiara.
8. Alfa Romeo (-): Una domenica storta per Kimi Raikkonen che poteva costare molto di più quanto è costato: il finlandese rompe la propria ala, andando a sbattere contro la gomma di Antonio Giovinazzi che fortunatamente non si buca. L’italiano batte le Aston Martin e batte Yuki Tsunoda ma i punti non arrivano. L’italiano si meriterebbe dei punti per la costanza con cui sta guidando in questo periodo: una macchina inferiore a quelle sopracitate, ma dei piloti capaci di metterla lì a lottare.
9. Williams (-): George Russell e il saliscendi di emozioni. Per poco non centra una Q3 che sarebbe stata il grande capolavoro della carriera dell’inglese fino a questo momento. Peccato che non è la prima volta che ad uno straordinario sabato non viene accompagnato un’altrettanta domenica di livello. Anche stavolta Russell annaspa nel carnaio della partenza e poi soffre. Nicolas Latifi, invece, non sembra proprio centrato. Con una macchina nettamente più forte non riesce a tenere dietro un pimpante Mick Schumacher.
10. Haas (-): La differenza in questo caso è il manico. Se Mick Schumacher riesce non solo a battere il suo compagno di squadra Nikita Mazepin, ma riesce anche a trovare il modo di mettere il muso davanti ad una macchina più forte come la Williams di Nicolas Latifi. La stagione sarà lunga e dura ma dal figlio di Micheal queste sono le tipo di performance che ci aspettiamo.
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Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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