Quando attorno alla Ferrari cominciano a parlare tutti insieme, raramente è soltanto rumore. Le parole di Giorgio Terruzzi su Frédéric Vasseur, soprannominato addirittura “Napoleone” all'interno di Maranello, arrivano nel momento più delicato della gestione del francese. E soprattutto si aggiungono a una serie di indiscrezioni che, nelle ultime settimane, stanno arrivando anche da ambienti che difficilmente possono essere considerati ostili alla Scuderia. Il problema, ormai, non è più capire se Vasseur sia sotto pressione. Lo è. La domanda è quanto questa pressione nasca spontaneamente dai risultati e quanto, invece, qualcuno all'interno della Ferrari abbia ormai smesso di proteggerlo.
Da Vasseur a “Napoleone”: qualcosa nella comunicazione è cambiato
Giorgio Terruzzi ha raccontato di un rapporto con Benedetto Vigna che gli sarebbe stato descritto come praticamente inesistente, di una presenza a Maranello non particolarmente assidua e soprattutto di un soprannome, “Napoleone”, utilizzato da qualcuno all'interno della struttura per rappresentare un modo di comandare ritenuto accentratore e poco disponibile al confronto.
È un'indiscrezione. E come tale deve essere trattata. Ma in Ferrari conta spesso anche il momento in cui una determinata indiscrezione riesce a uscire dalla porta.
Vasseur non è diventato improvvisamente un altro uomo nel settembre 2026. Il suo carattere è quello che Maranello conosce dal gennaio 2023. Il francese è sempre stato diretto, poco interessato alla liturgia che circonda Ferrari e spesso infastidito dalle dinamiche mediatiche italiane. Già nel 2025 aveva avuto scontri molto duri con una parte della stampa, arrivando pubblicamente a contestare ricostruzioni sul proprio futuro e sull'organizzazione della squadra. Per questo oggi colpisce soprattutto un altro aspetto. Non il fatto che qualcuno possa non andare d'accordo con Vasseur, ma che improvvisamente queste valutazioni interne arrivino all'esterno con una frequenza crescente. Quando un team principal è forte politicamente, certe cose rimangono nei corridoi. Quando la sua posizione comincia a indebolirsi, i corridoi iniziano a parlare.
Ferrari sta preparando il terreno oppure si sta semplicemente sfogando?
Qui nasce una lettura inevitabile. Possibile che su Vasseur si stia cominciando a calcare la mano?
Non significa immaginare una regia occulta o una strategia studiata a tavolino. In aziende enormi e complesse come Ferrari funziona spesso in maniera molto più semplice: quando la fiducia diminuisce, diminuisce contemporaneamente anche la necessità di difendere chi occupa una posizione di comando. E oggi Vasseur sembra molto meno protetto rispetto a qualche mese fa.
Dopo Monza erano tornati con forza i nomi di Antonello Coletta e Christian Horner. F1-News.eu aveva seguito queste piste ben prima dell'ultima crisi. Il nome di Horner era già comparso nelle discussioni sul futuro della Ferrari quando il manager britannico era ancora legato alla Red Bull, mentre quello di Coletta è una presenza ricorrente praticamente ogni volta che si apre una riflessione sull'organigramma di Maranello.
Non significa che uno dei due prenderà il posto di Vasseur. Anzi. Sul responsabile del progetto Hypercar Ferrari è emersa più volte una notevole freddezza davanti alla possibilità di trasferirsi in Formula 1; sul fronte Horner esistono difficoltà tecniche, economiche e soprattutto organizzative tutt'altro che marginali. Ma il vero dato politico è un altro: il “dopo Vasseur” viene discusso da troppo tempo perché possa essere liquidato come una suggestione nata dopo una domenica negativa.
La Ferrari di Todt aveva una piramide. Oggi chi decide davvero?
C'è poi un confronto storico che aiuta a capire quanto il tema vada oltre il semplice nome del team principal. La Ferrari che dominò tra la fine degli anni Novanta e l'inizio dei Duemila aveva una struttura profondamente diversa.
Con Jean Todt il sistema era sostanzialmente piramidale. La responsabilità sportiva convergeva verso un uomo solo, capace di fare da collegamento tra la squadra, il vertice aziendale, l'area tecnica e i piloti. Todt non si limitava a dirigere il muretto: era il centro politico dell'intera organizzazione sportiva.
Attorno a lui esistevano figure di enorme peso come Ross Brawn e Rory Byrne, ma i confini delle responsabilità erano chiari. E soprattutto esisteva una direzione condivisa che raramente veniva rimessa in discussione dall'esterno. Anche la gestione dei piloti seguiva quella logica. Michael Schumacher era il riferimento assoluto del progetto. La squadra si costruiva attorno al tedesco e chi occupava la seconda monoposto conosceva perfettamente il proprio ruolo all'interno del sistema. Si può discutere all'infinito sulla correttezza sportiva di alcune scelte di quegli anni. Ma dal punto di vista organizzativo una cosa era chiarissima: nessuno aveva dubbi su chi comandasse, su quale fosse il pilota sul quale puntare e su quale fosse la priorità della squadra.
Ed è probabilmente proprio questo il confronto più scomodo con la Ferrari attuale.
Oggi Vasseur viene descritto da alcune fonti come troppo accentratore. Ma allo stesso tempo si continua a discutere del peso di John Elkann, di quello dell'amministratore delegato Benedetto Vigna, dell'autonomia dell'area tecnica, delle dinamiche tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton e persino dei possibili nomi alternativi alla guida della squadra.
Il paradosso è evidente: Vasseur viene accusato di essere “Napoleone”, ma dall'esterno la Ferrari appare molto meno centralizzata di quella che dominava con Todt.
Ed è qui che il soprannome perde importanza. Perché una struttura piramidale può funzionare anche con un uomo fortissimo al vertice. Ma deve essere realmente piramidale. Se invece esistono più centri decisionali, più sensibilità e più livelli di potere, accentrare senza possedere realmente tutta l'autorità necessaria può trasformarsi in un problema.
Il nodo Hamilton ha cambiato gli equilibri
Poi c'è Lewis Hamilton. Ed è probabilmente il capitolo più complicato.
Quando Ferrari lo ha portato a Maranello, il rapporto personale con Vasseur rappresentava uno degli elementi più solidi dell'intera operazione. Il francese conosce Hamilton dai tempi delle categorie giovanili e quella relazione veniva indicata come una delle fondamenta sulle quali costruire l'ultima grande sfida della carriera del sette volte campione del mondo. Il 2026, però, ha cambiato la prospettiva. Hamilton non è arrivato in Ferrari per accompagnare una ricostruzione infinita. È arrivato per provare a vincere l'ottavo Mondiale.
La stagione gli ha persino consegnato momenti nei quali quell'obiettivo sembrava molto più concreto di quanto si potesse immaginare all'inizio. A Silverstone la Ferrari e Hamilton sono riusciti ad avvicinarsi sensibilmente a Kimi Antonelli nella corsa al campionato. Era il momento nel quale serviva trasformare una rincorsa in una vera offensiva.
Da lì in avanti, invece, qualcosa si è progressivamente incrinato.
Strategie, affidabilità, episodi in pista, gestione del rapporto tra Hamilton e Leclerc e soprattutto l'assenza di una gerarchia interna hanno alimentato una situazione sempre più difficile. Vasseur ha ribadito ancora recentemente che Ferrari ha scelto consapevolmente di avere “due numeri uno” e che Hamilton conosceva questa impostazione fin dall'inizio.
Formalmente non c'è nulla da contestare. Ma un contratto e una lotta per il Mondiale sono due cose differenti.
Quando uno dei tuoi piloti entra concretamente nella partita iridata, arriva inevitabilmente il momento in cui l'organizzazione deve decidere quanto sia disposta a sacrificare per quella possibilità. Ed è possibile che Hamilton si aspettasse una Ferrari più aggressiva nel sostenerlo quando il distacco da Antonelli si era ridotto. Non sappiamo se sia questa la ragione principale del raffreddamento. Sarebbe scorretto presentarlo come un fatto. Ma è difficile non notare come anche attorno al britannico siano cominciate a filtrare descrizioni poco concilianti: Pino Allievi ha parlato di una sorta di “repubblica a parte” all'interno della Ferrari, mentre Terruzzi ha raccontato la percezione di un personaggio vissuto non sempre facilmente da una parte dell'ambiente. Ed eccoci al paradosso: l'uomo che doveva unire Vasseur e Ferrari rischia di diventare uno degli elementi che certificano la distanza tra le parti.
Horner, Coletta e una storia che F1-News.eu racconta da tempo
Per comprendere quello che sta accadendo oggi bisogna tornare indietro.
Già nel 2025 F1-News.eu aveva raccontato come Christian Horner fosse uno dei profili tenuti in grande considerazione per un eventuale futuro cambio al vertice. In quello stesso periodo circolava con insistenza anche il nome di Antonello Coletta, l'uomo che ha riportato Ferrari al successo assoluto a Le Mans e che rappresenta, almeno sulla carta, la soluzione interna più immediata.
Poi Vasseur è rimasto. Ha ottenuto fiducia, spazio e tempo. Ferrari gli ha affidato soprattutto il passaggio regolamentare più importante degli ultimi anni, quello del 2026.
Ed è proprio questo che rende la situazione attuale diversa rispetto alle precedenti crisi.
Il francese non sta più guidando una Ferrari costruita da altri. Dopo quasi quattro anni a Maranello, questa squadra porta inevitabilmente anche la sua firma. Organizzazione, uomini, metodo di lavoro e scelte tecniche sono passati attraverso la sua gestione. Non è possibile attribuirgli ogni problema della SF-26, ma allo stesso modo diventa sempre più difficile considerarlo soltanto l'uomo incaricato di sistemare problemi ereditati.
Il tempo dell'eredità è finito. Adesso esiste quello delle responsabilità.
Il rischio più grande: trasformare Vasseur nell'unico colpevole
C'è però un'altra parte della storia che Ferrari farebbe bene a non dimenticare.
Negli ultimi quindici anni a Maranello sono cambiati presidenti, amministratori delegati, team principal, direttori tecnici e piloti. Sono arrivati Fernando Alonso, Sebastian Vettel e Lewis Hamilton. Sono passati Stefano Domenicali, Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e infine Frédéric Vasseur.
E il Mondiale piloti manca ancora dal 2007.
Per questo sarebbe troppo semplice raccontare l'eventuale uscita di scena di Vasseur come la soluzione definitiva ai problemi Ferrari. Se il francese ha commesso errori, devono essere individuati. Se ha perso il rapporto con una parte della struttura, bisogna capirne le dimensioni. Se non esiste più sintonia con Vigna, il problema diventa inevitabilmente enorme.
Ma prima di cambiare ancora bisognerebbe sapere esattamente cosa mettere al suo posto.
Horner sarebbe una rivoluzione vera, non una semplice sostituzione. Coletta significherebbe trasferire un manager vincente da un'organizzazione profondamente diversa. Qualsiasi altra soluzione avrebbe bisogno di tempo. E Ferrari di tempo ne ha già consumato parecchio. Il problema non è “Napoleone”. È capire chi comanda davvero Ferrari. Alla fine il soprannome raccontato da Terruzzi rischia quasi di essere la parte meno importante della storia. Vasseur può essere autoritario, distante, difficile o semplicemente diverso dalla cultura aziendale che lo circonda. Sono valutazioni che soltanto chi vive Maranello ogni giorno può misurare davvero.
Ciò che dall'esterno appare evidente è invece una progressiva perdita di compattezza.
Un team principal sotto pressione. Un amministratore delegato con il quale il rapporto sarebbe diventato complicato. Un presidente al quale da tempo viene associata una particolare considerazione per Horner. Un Hamilton arrivato per vincere e oggi descritto come sempre più autonomo all'interno della struttura. E una Ferrari che continua ad avere velocità sufficiente per avvicinarsi ai migliori senza riuscire a trasformarla con continuità in risultati.
La Ferrari di Todt aveva una risposta immediata davanti a una domanda fondamentale: chi decide? Oggi la risposta sembra molto meno semplice. Forse Vasseur pagherà tutto questo. Forse arriverà davvero un altro uomo.
Ma la domanda che Ferrari dovrebbe farsi prima ancora di scegliere il prossimo team principal è molto più scomoda: se ogni tre o quattro anni cambia il comandante e la guerra continua a essere persa, siamo sicuri che il problema sia sempre e soltanto quello seduto al muretto?
Mirko Borghesi
Altre notizie - News
Altre notizie
- 20:30 F1 | Steiner vs Norris: il retroscena sulla bibita della discordia
- 19:00 F1 | Renault-Geely, maxi investimento in Brasile
- 17:00 F1 | Ferrari, cambiare ancora Vasseur? Il rischio è ricominciare da zero
- 16:20 F1 | Calendario 2027: via libera per Verstappen a Le Mans
- 15:15 F1 | Verstappen-Hamilton, spunta un team radio inedito
- 14:00 F1 | Ferrari, mistero sul ritiro di Hamilton: l'indagine porta a una nuova pista
- 13:00 F1 | Vettel frena sul ritorno dei V8: "Non esiste una soluzione magica"
- 12:15 F1 | Steiner bacchetta Norris: "Coca-Cola? Un professionista non lo fa"
- 11:52 F1 | Baku rompe la tradizione: nel 2026 si correrà di sabato
- 10:51 F1 | Norris smonta la teoria di Russell: "Non è lo stile, devi saperti adattare"
- 21:00 F1 | Ferrari, il salto di qualità è rimasto a Spa: quattro GP senza podio
- 20:00 F1 | Baku si allunga: un segnale d’allarme per il finale in Qatar e Abu Dhabi?
- 19:35 F1 | Hamilton, il GP di Spagna finisce ai box: Vasseur spiega il problema Ferrari
- 19:11 F1 | Lindblad boccia il Madring: "Una pista poco entusiasmante"
- 18:30 F1 | Williams, Montoya accende Baku: "Mi aspetto un salto enorme"
- 18:05 F1 | Ferrari, il passo gara e la gestione gomme c'è: manca il sabato
- 17:30 F1 | Madring bocciato, si cambia già nel 2027: Norris attacca il circuito
- 17:08 F1 | Senza il collasso di Hamilton, Verstappen avrebbe vinto Madrid?
- 16:03 F1 | Mercedes, Antonelli: il titolo può arrivare in Messico
- 15:07 F1 | Gp Baku, perché il Gran Premio è di sabato? La spiegazione
- 14:16 F1 | Ferrari, clima teso tra Hamilton e Vasseur: Lewis chiede la testa di alcuni membri chiave
- 14:04 F1 | McLaren, Norris si diverte sull'Hypercar dopo la beffa Madrid
- 13:08 F1 | Ferrari, Hamilton alza bandiera bianca: "Antonelli è inarrestabile"
- 12:03 F1 | Ferrari, troppo rigida a Madrid: l'assetto che non paga alla Monumentai
- 10:58 F1 | Mercedes, Russell getta la spugna: "Titolo? Non sono in lotta"
- 09:51 F1 | Honda, salta la testa del capo motorista: paga il disastro Aston Martin
- 08:49 F1 | Ferrari, addio 2026 per pensare al 2027? Vasseur dice no
- 07:56 F1 | Ferrari, oggi in pista ad Imola con Pirelli e Racing Bulls: domani anche un TPC
- 07:38 F1 | McLaren senza polemiche per l'affare Norris-VSC, Stella: "Applicate le regole"
- 20:25 F1 | Ferrari, a Madrid una gara da dimenticare: Leclerc salva il salvabile
- 19:02 F1 | McLaren, Madrid è un rimpianto di decisioni: Norris poteva (e doveva) vincere
- 18:11 F1 | Mercedes, Antonelli e l'ipoteca mondiale: il commento del CorSport
- 17:14 F1 | Gp Madrid, le pagelle di Turrini sul Quotidiano Nazionale: Hamilton senza voto
- 16:09 F1 | Ferrari senza risultati: nulla più da chiedere al mondiale 2026?
- 15:07 F1 | Mercedes, Antonelli è l'uomo dei record: impossibile tenerne il conto
- 14:22 F1 | Ferrari rassegnata a Madrid: Turrini ci va giù pesante
- 13:49 F1 | Lo sconfitto Norris, l'indomabile Antonelli: le pagelle di Gazzetta
- 13:13 F1 | Mercedes, Antonelli e l'arte della vittoria: per Turrini è tra i grandi
- 12:43 F1 | Ferrari, nuovo incubo a Madrid: per Gazzetta addio sogni mondiale
- 11:48 F1 | Mercedes, Antonelli doma la Monumentale e vede il mondiale: il ritratto di Gazzetta
- 11:43 F1 | Ferrari, doppio giorno di test con Pirelli ad Imola: tre piloti in pista
- 11:41 F1 | Ferrari, Leclerc in penalità a Baku? Vasseur ne parla
- 19:20 F1 | Ferrari, VSC e FIA, Madrid e la pista: i 3 "orrori" in Spagna - VIDEO
- 19:03 F1 | Gp Azerbaijan, orari delle gare: attenzione a Baku la gara è sabato!
- 19:00 F1 | Ferrari, Piria: "La velocità c'è, ma il percorso non è mai lineare"
- 18:00 F1 | Piria analizza Kimi: "Fortunato ma con doti da campione"
- 17:45 F1 | Leclerc schietto a Canal+: “Il passo c'era, pagato l'ADUO 1. Meritavano..."
- 17:43 F1 | Ferrari, Leclerc 4°: "Aspettavamo un miracolo. Prova fisica dura..."
- 17:42 F1 | Alonso-Sainz, scintille anche dopo il contatto: "Karma!"
