In Ferrari, quando qualcosa non funziona, prima o poi si finisce sempre davanti alla stessa domanda: chi deve pagare? Oggi il nome al centro delle discussioni è quello di Frédéric Vasseur. Dopo il difficile weekend di Monza sono tornate le voci sul futuro del team principal, mentre Madrid ha mostrato una Ferrari decisamente più competitiva. Ma forse la domanda più interessante non è se Vasseur debba restare. È un'altra: dopo anni trascorsi a cambiare uomini e progetti, ha davvero senso per Maranello ricominciare ancora una volta da zero?

Le responsabilità di Vasseur esistono e sarebbe sbagliato nasconderle. È alla guida della Ferrari dal 2023 e, arrivati ormai alla fase finale del 2026, il Cavallino continua troppo spesso a trasformare il proprio potenziale in occasioni mancate. Monza ne è stata una delle rappresentazioni più dolorose: il contatto iniziale tra Hamilton e Leclerc, il successivo incidente del monegasco e un risultato complessivo molto lontano dalle aspettative.

Proprio in quei giorni sono tornate a circolare indiscrezioni sulla posizione del francese, con Antonello Coletta e Christian Horner indicati dalla stampa tra i possibili nomi per il futuro. Al momento, però, non risultano né una decisione della Ferrari di separarsi da Vasseur né trattative ufficialmente confermate con eventuali sostituti.

Madrid, inoltre, ha complicato il quadro. Leclerc ha trascorso buona parte della gara al comando, mostrando un passo che ha restituito alla Ferrari ambizioni ben diverse rispetto a Monza, prima di concludere quarto. Hamilton, invece, è stato costretto al ritiro da un problema ai freni. Vasseur ha parlato di un potenziale sufficiente per giocarsi qualcosa di più importante e lo stesso Hamilton ha riconosciuto che la SF-26 aveva mostrato velocità per puntare in alto.

Non è abbastanza per cancellare i problemi della stagione. Ma rende meno credibile l'idea che basti sostituire una persona per risolverli.

Ferrari conosce fin troppo bene questo meccanismo. Domenicali, Mattiacci, Arrivabene, Binotto e infine Vasseur: uomini diversi, filosofie differenti, ma una pressione rimasta praticamente immutata. Ogni nuovo ciclo è cominciato con la promessa di ricostruire e troppo spesso quella ricostruzione è stata interrotta prima di trasformarsi nella stabilità necessaria per vincere.

Questo non può diventare un alibi per Vasseur. Dal suo arrivo ha avuto il tempo di intervenire sull'organizzazione e di accompagnare Maranello verso il nuovo ciclo tecnico del 2026. È quindi inevitabile che una parte delle responsabilità ricada anche sulla sua gestione. La Ferrari deve essere più solida nei weekend, ridurre gli errori e soprattutto trasformare con maggiore continuità la velocità della SF-26 in risultati.

Ma il problema sembra andare oltre il nome scritto sulla porta del team principal. Tra affidabilità, gestione dei weekend, episodi tra i piloti e occasioni lasciate per strada, la stagione ha mostrato criticità differenti. Anche per questo un eventuale cambio avrebbe senso soltanto davanti a un progetto realmente più convincente, non come semplice risposta alla pressione del momento.

Persino l'arrivo di un profilo prestigioso come Horner non rappresenterebbe automaticamente una soluzione. Cambiare il vertice significa cambiare equilibri, metodi e inevitabilmente concedere altro tempo a chi arriva. Esattamente ciò che Ferrari ha fatto più volte negli ultimi quindici anni.

E allora si torna alla domanda iniziale: chi deve pagare?

Forse è proprio questa la domanda che Maranello dovrebbe smettere di farsi per prima. Una squadra che vuole tornare campione non può vivere aspettando ogni volta il prossimo uomo della provvidenza. Deve individuare ciò che non funziona, correggerlo e avere anche il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Le ultime gare del 2026 dovranno chiarire se esistano ancora le condizioni per proseguire con Vasseur. Il francese non può essere considerato estraneo ai problemi della Ferrari, ma nemmeno trasformato nell'unica spiegazione di tutto ciò che non ha funzionato.

Se Maranello deciderà di cambiare, dovrà farlo perché avrà individuato un progetto migliore. Non perché cambiare il nome sulla porta del team principal sia ancora una volta il modo più rapido per dare l'impressione che qualcosa stia cambiando.

Perché il vero rischio non è soltanto tenere Vasseur troppo a lungo. È svegliarsi tra qualche stagione, con un altro uomo al comando, e ritrovarsi ancora davanti alla stessa identica domanda.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 16 settembre 2026 alle 17:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
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Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari