A Monza i numeri raccontano molto, ma non raccontano tutto. Un 1 può certificare un'impresa, un 6 trasformarsi in una condanna. Nel mezzo resta ciò che nessuna pagella riesce davvero a misurare: il peso del momento. Il Gran Premio d'Italia ha separato chi ha saputo governare la pressione da chi ne è rimasto travolto. E lo ha fatto nel luogo in cui ogni errore pesa il doppio e ogni impresa può diventare storia.

Kimi Antonelli è l'immagine perfetta di questa Monza. Nelle valutazioni di Motorsport-Total il leader del Mondiale ha sfiorato il voto perfetto, chiudendo con una media di 1,05. Ma il dato racconta soltanto una parte della sua domenica. Partire diciannovesimo e vincere il Gran Premio di casa significa trasformare una gara apparentemente compromessa in una prova di forza. L'escursione nella ghiaia durante il duello con George Russell resta l'unica vera sbavatura di una prestazione che, per tutto il resto, ha avuto pochissimo da rimproverarsi.

E alle sue spalle, almeno nelle pagelle, non ci sono soltanto i soliti nomi. Max Verstappen continua a dimostrare quanto possa incidere anche quando la Red Bull non dispone della superiorità di altre stagioni, ma la sorpresa porta soprattutto il nome di Pierre Gasly. La pole conquistata con l'Alpine è stata uno dei momenti tecnicamente più pesanti del fine settimana. Il settimo posto della domenica ridimensiona il risultato finale, non ciò che era riuscito a costruire il giorno precedente.

È qui che una pagella acquista davvero senso. Non quando replica semplicemente l'ordine d'arrivo, ma quando prova a misurare la distanza tra ciò che una macchina sembrava poter offrire e ciò che il pilota è riuscito a ottenere.

Più difficile da decifrare il weekend della McLaren. Norris ha rimontato dall'ottava alla quarta posizione, arrivando davanti a Piastri dopo un duello interno deciso soltanto nell'ultimo giro. Un risultato solido, ma che racconta anche i limiti mostrati a Monza: mentre Mercedes dettava il ritmo e Verstappen riusciva a inserirsi sul podio, le due McLaren sono rimaste fuori dalla lotta per le prime tre posizioni. Non un fallimento, dunque, ma neppure il fine settimana di una squadra capace di imporre la propria legge.

In questa prospettiva trova spazio anche Arvid Lindblad, premiato per un altro weekend estremamente solido e capace di inserirsi tra i migliori nelle valutazioni.

Poi c'è l'altra faccia di Monza. Ed è inevitabilmente rossa.

Charles Leclerc aveva tutto ciò che rende speciale, e terribilmente complicato, un Gran Premio d'Italia con la Ferrari. Dopo essere salito in terza posizione sulla griglia in seguito alla penalità di Oscar Piastri, il monegasco aveva davanti una domenica nella quale costruire qualcosa di importante. È durata appena due giri.

La perdita di controllo alla Curva Alboreto e l'impatto contro le barriere hanno cancellato la sua gara quasi prima che potesse realmente cominciare. Marc Surer gli ha riservato il giudizio più duro del weekend: 6, il voto peggiore nel sistema tedesco. Una valutazione pesantissima, motivata anche da una qualifica nella quale Leclerc non aveva potuto sfruttare una scia favorevole.

Ma proprio quel 6 apre una questione più interessante del voto stesso. Quanto può essere attribuito interamente al pilota un incidente sul quale restano elementi da valutare? Trasformare ogni episodio in una sentenza rischia di essere semplicistico. Il giudizio su Leclerc può essere severo, perché il risultato finale è inequivocabile, ma separare responsabilità, comportamento della monoposto e circostanze è indispensabile prima di trasformare una domenica negativa in una colpa assoluta.

Ed è forse questa la differenza più crudele rispetto ad Antonelli: uno ha avuto un weekend che sembrava compromesso e lo ha ribaltato, l'altro aveva davanti un'occasione enorme e non ha avuto nemmeno il tempo di giocarsela.

Alla fine, però, Monza lascia una pagella che va oltre qualsiasi media.

Antonelli aveva quasi tutto contro e ha trovato una strada fino alla vittoria. Gasly ha portato un'Alpine dove nessuno pensava di trovarla il sabato. Verstappen ha continuato a estrarre più di quanto la sua macchina sembrasse promettere. Leclerc, invece, ha lasciato Monza con il rumore di un impatto e con il voto più pesante del weekend.

Si può discutere se Antonelli meritasse davvero la perfezione. Si può discutere ancora di più se Leclerc meritasse un 6. È proprio questo il limite, e allo stesso tempo il fascino, delle pagelle: cercano di ridurre un intero Gran Premio a un numero.

Ma alcune domeniche resistono a qualsiasi voto.

A Monza i numeri raccontano molto, ma non raccontano tutto. Perché tra l'1 sfiorato da Antonelli e il 6 assegnato a Leclerc, questa volta, non ci sono soltanto cinque voti di distanza. C'è un intero Gran Premio.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 07 settembre 2026 alle 21:00
Francesco Franza
vedi letture
Francesco Franza
autore
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari