Se Monza è il Tempio della Velocità, la Parabolica ne è probabilmente il simbolo più riconoscibile. Un lungo curvone a destra che chiude il giro e accompagna le monoposto verso il rettilineo principale, una curva nella quale velocità, precisione e coraggio devono convivere per centinaia di metri. Per decenni è stata una delle sfide più affascinanti dell'intero calendario di Formula 1. Oggi porta ufficialmente il nome di Curva Alboreto, ma per gli appassionati resterà sempre la Parabolica.

La realizzazione

La Parabolica venne realizzata nel 1955, nell'ambito delle modifiche apportate al tracciato stradale di Monza. La sua particolare forma, simile a quella di una parabola, le avrebbe dato il nome con cui è diventata famosa in tutto il mondo. La curva è un'ampia destra a raggio crescente. È proprio questa caratteristica a renderla così difficile: il pilota deve entrare con precisione, mantenere velocità e soprattutto riuscire ad anticipare l'accelerazione in uscita, perché ogni chilometro orario guadagnato porta direttamente sul lungo rettilineo dei box. Non è quindi una curva nella quale conta soltanto la velocità di percorrenza. È una curva che determina anche quanto velocemente la vettura potrà affrontare il giro successivo.

Una sfida diversa dalle altre

La Parabolica è particolare anche perché rappresenta quasi un'eccezione all'interno dell'attuale Monza. Il circuito è dominato da rettilinei, chicane e frenate violente. La Parabolica, invece, è una curva lunga e scorrevole nella quale il pilota deve costruire progressivamente la traiettoria e portare la vettura verso l'esterno senza perdere il controllo. Il compromesso è delicatissimo: entrare troppo forte significa rischiare di perdere il posteriore o finire largo; essere troppo prudenti significa compromettere l'uscita e perdere velocità lungo tutto il rettilineo. Anche oggi la Formula 1 la considera una delle grandi prove di precisione e coraggio del circuito brianzolo.

Il lato più pericoloso

Per molti anni il limite esterno della Parabolica era protetto dalla ghiaia. Questo rendeva ogni errore particolarmente severo. Uscire dalla traiettoria significava entrare nella via di fuga e perdere immediatamente il controllo della vettura, con conseguenze che potevano essere molto pesanti. La curva ha infatti prodotto alcuni degli incidenti più spettacolari della storia di Monza. Nel 1970 Jochen Rindt perse la vita durante le prove del Gran Premio d'Italia proprio alla Parabolica. Vent'anni dopo, nel 1990, Derek Warwick fu protagonista di un violentissimo incidente nella stessa curva, riuscendo però a uscire dalla vettura.

Le grandi battaglie

La Parabolica non è stata soltanto teatro di incidenti. Nel 1987 Ayrton Senna, mentre era in testa al Gran Premio d'Italia, uscì largo alla curva a pochi giri dalla fine dopo aver percorso gran parte della gara senza cambiare pneumatici. Nelson Piquet riuscì a superarlo e a conquistare la vittoria. Nel 2011 fu invece protagonista di uno dei momenti più spettacolari della gara: Sebastian Vettel e Fernando Alonso arrivarono alla Parabolica praticamente affiancati nella lotta per la posizione. Vettel riuscì a tenere la vettura larga, passando sul limite esterno e completando la manovra. Sono episodi che raccontano perfettamente la natura della curva: quando due vetture arrivano insieme alla Parabolica, il margine di errore diventa minimo.

Schumacher e la ghiaia

Anche Michael Schumacher pagò a caro prezzo la difficoltà della curva. Durante le prove libere del 2005, il tedesco perse il controllo della Ferrari in uscita dalla Parabolica, attraversò la ghiaia e finì contro le barriere di pneumatici. La ghiaia rappresentava una parte fondamentale del carattere della curva, ma proprio la necessità di aumentare la sicurezza avrebbe portato negli anni a una trasformazione importante della via di fuga.

Dalla ghiaia all'asfalto

Il cambiamento più evidente è arrivato con la progressiva sostituzione della ghiaia con una superficie asfaltata. La modifica ha ridotto il rischio per i piloti, ma ha anche cambiato profondamente il comportamento della curva. Oggi un errore può essere recuperato più facilmente rispetto al passato, anche se uscire dalla traiettoria ideale continua a costare velocità e può comunque provocare un incidente. La stessa Formula 1 sottolinea come la vecchia ghiaia rendesse la Parabolica particolarmente pericolosa, mentre l'attuale asfalto offre un margine di errore maggiore.

Da Parabolica a Curva Alboreto

Nel 2021 Monza ha deciso di rendere omaggio a Michele Alboreto, intitolandogli ufficialmente la curva. Alboreto, milanese e protagonista della Formula 1 degli anni Ottanta e Novanta, conquistò cinque vittorie nel Mondiale e chiuse al secondo posto il campionato del 1985. A Monza ottenne anche un celebre secondo posto con la Ferrari nel 1988, alle spalle del compagno di squadra Gerhard Berger. Dal settembre 2021 il nome ufficiale è quindi Curva Alboreto. Ma il vecchio nome non è mai scomparso. Per tifosi, piloti e commentatori continua a essere semplicemente la Parabolica.

L'ultima sfida prima del traguardo

La sua posizione contribuisce ulteriormente alla leggenda. È l'ultima curva del giro, quella che decide la velocità con cui una monoposto si lancerà sul rettilineo principale. Una buona Parabolica può regalare velocità per centinaia di metri; una cattiva Parabolica può compromettere l'intero tratto conclusivo. È una curva nella quale non basta essere veloci, precisi, e fiducia nella macchina. Bisogna anche avere il coraggio di tenere il gas aperto quando la pista comincia a finire.

Una curva, due nomi, una sola leggenda

Oltre settant'anni dopo la sua costruzione, la Parabolica continua a essere uno dei luoghi più iconici della Formula 1. Ha visto incidenti terribili, duelli memorabili, campioni al limite e generazioni di monoposto completamente diverse tra loro. È cambiata la sicurezza, è cambiata la superficie esterna, è cambiato perfino il suo nome. Ma la sua essenza è rimasta la stessa. Curva Alboreto sulla carta, Parabolica nella memoria collettiva: l'ultima curva di Monza continua a essere una delle più affascinanti sfide del Tempio della Velocità.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 04 settembre 2026 alle 22:00
Autore: Leonardo Adamo
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