Alla vigilia dell'attesissimo fine settimana del Gran Premio d'Italia, Charles Leclerc si è raccontato a cuore aperto ai microfoni di Sky Sport F1 in uno speciale faccia a faccia con Carlo Vanzini. Tra i ricordi d'infanzia legati al mito di Michael Schumacher, la gestione della pressione mediatica e l'energia unica trasmessa dal popolo della Rossa, il monegasco ha ripercorso la sua crescita personale e professionale nel paddock.

Il legame con la Ferrari e il mito di Michael Schumacher

Gestire la pressione e l'energia in un weekend rovente come Monza

Da giovane promessa a pilota esperto: la maturazione in pista

Un tuffo nel passato: il rimpianto romantico per le F1 dei primi anni Duemila

Il legame con la Ferrari e il mito di Michael Schumacher

Cresciuto guardando i GP nei primi anni Duemila, Leclerc custodisce gelosamente i ricordi dei trionfi di Michael Schumacher con la Scuderia, l'era che ha plasmato la sua passione viscerale per il Cavallino Rampante. "Nel 1996 non ero ancora nato, quindi la passione ce l'ho avuta da sempre, soprattutto negli anni 2000, 2001, 2003 e 2004 con Michael in Ferrari", ha raccontato Charles. "Sono gli anni in cui, da bimbo, ho imparato cos'era la Ferrari. All'inizio sapevo solo che il colore era rosso, poi impari a conoscere la storia e i piloti che l'hanno scritta. È un weekend molto speciale ricordando un'icona come Michael, e spero che sarebbe contento vedendo tutto questo".

A stupire profondamente il monegasco è l'incredibile calore della tifoseria, capace di travalicare le generazioni: "Ciò che mi sorprende di più è vedere un gruppo così enorme di persone con una passione così grossa. Non mi sarei mai immaginato che la Ferrari potesse mobilitare così tante persone, dai nonni ai più piccoli, rendendo questo team qualcosa di irripetibile".

Gestire la pressione e l'energia in un weekend rovente

I ritmi infernali del giovedì di Monza, tra centinaia di interviste, eventi in città e briefing tecnici, richiedono un profondo lavoro di adattamento energetico rispetto alle categorie minori. "Non è una scelta, è così che funziona e dobbiamo gestirla al meglio", spiega Leclerc. "Nei primi anni, soprattutto nel 2019 con la vittoria, il lunedì ero completamente distrutto. Oggi gestisco le energie in modo diverso. La stanchezza non si sente fino alla domenica, quando tagli il traguardo e ti scarichi emotivamente".

Interrogato sul peso di dover vincere il Mondiale e sull'etichetta di "predestinato", Charles risponde con totale trasparenza: "È una parola positiva che mi fa piacere, non mi mette pressione. Quando diventi un pilota Ferrari hai la responsabilità di portare questo team il più in alto possibile. Io ci credo veramente e ci tengo moltissimo; questa è la mia priorità numero uno. Con gli anni ho imparato a staccare dai rumori esterni per rimanere focalizzato ed obiettivo".

La maturazione e la missione di vincere in Rosso

Riflettendo sui suoi anni nel Circus, il pilota della Ferrari evidenzia la grande evoluzione vissuta dal suo debutto a oggi: "Se parliamo della persona, sono rimasto molto simile, e questo è sempre stato un punto chiave per me. Come pilota, invece, sono cambiato tantissimo. Ricordo i primi anni in Formula 1 in cui arrivavi a un weekend di gara con la testa abbastanza vuota, senza l'esperienza necessaria per capire dove spingere o quale gomma sarebbe stata critica. Oggi arrivo a un grande evento sapendo esattamente cosa serve in qualifica e in gara, e questo è un enorme vantaggio".

Sui paragoni con i record dei grandi campioni del passato, Leclerc non ha dubbi: "Non cambierei nulla, tranne il fatto di vincere di più con la Ferrari. Ho una voglia di vincere che è enorme. Non guardo troppo i numeri degli altri, anche se vedo che chi mi circonda ha vinto dei Mondiali e io ancora no... ma quello che mi importa è Vincere in Rosso. È una missione che voglio continuare a inseguire".

Un tuffo nel passato: il romanticismo per le F1 a V10

In chiusura, lasciandosi andare a una riflessione romantica sulle diverse epoche della massima serie, Charles confessa quale periodo storico avrebbe voluto vivere da protagonista: "Guardando un GP del 1996 su Sky Classic, si nota come tutto fosse più vero: niente cellulari, i tifosi vicinissimi e soprattutto il sound di quelle macchine, qualcosa che oggi un po' manca. Ma correre nel 2004 con Michael sarebbe stato il mio sogno massimo, un'occasione per imparare da chi ha cambiato la cultura, il metodo e la disciplina della Formula 1 e della Ferrari, una base fondamentale che ci portiamo dietro ancora oggi".

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Sezione: News / Data: Ven 04 settembre 2026 alle 15:59
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
autore
Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate