Monza doveva dare una risposta e, in fondo, l'ha data. Solo che non è quella che a Maranello speravano di ascoltare.

L'ADUO 2 non ha trasformato improvvisamente la Ferrari, ma sarebbe altrettanto sbagliato archiviarlo come un aggiornamento incapace di incidere. Il passo avanti c'è stato. Il problema è che il Tempio della Velocità ha avuto il merito, o la crudeltà, di mettere ogni progresso davanti al limite che ancora rimane.

La SF-26 è cresciuta, il nuovo motore le ha dato qualcosa in più, ma quando potenza pura e gestione dell'energia diventano decisive, la Ferrari deve ancora accettare compromessi. Ed è probabilmente questa la verità più interessante lasciata dal fine settimana italiano.

Ferrari è arrivata a Monza con una delle novità più attese della stagione. L'ADUO 2 ha interessato la power unit delle SF-26 con l'obiettivo di recuperare parte del terreno perso nella prima metà del campionato. Le stime alla vigilia parlavano di un guadagno nell'ordine dei 15 cavalli: abbastanza per cambiare qualcosa, non abbastanza per ribaltare da solo i rapporti di forza.

I primi segnali sono stati incoraggianti. Già nelle prove libere la Ferrari era riuscita a rimanere vicina alla Mercedes nonostante Monza, almeno sulla carta, rappresentasse uno degli appuntamenti meno favorevoli alle caratteristiche della Rossa. Anche i confronti effettuati attraverso le Haas con specifiche differenti hanno fornito indicazioni positive sulla disponibilità di energia nella parte finale del giro.

Un confronto interessante, pur senza rappresentare una prova assoluta del guadagno garantito dall'aggiornamento. Anche Oliver Bearman, che disponeva della nuova specifica mentre Esteban Ocon utilizzava quella precedente, ha parlato di un passo avanti senza però considerarlo qualcosa in grado di cambiare da solo il valore della monoposto.

Ed è proprio qui che bisogna distinguere due concetti: migliorare non significa necessariamente colmare il divario.

La Formula 1 del 2026 ha reso il rapporto tra motore termico ed elettrico ancora più delicato. A Monza la situazione è stata esasperata dai lunghi rettilinei e dalle limitate possibilità di recuperare energia. Disporre di maggiore potenza dal termico significa poter amministrare diversamente l'elettrico, conservarlo e utilizzarlo nei punti più redditizi.

Ferrari ha fatto un passo in quella direzione. Mercedes, però, continua ad avere un margine che permette una gestione meno condizionata dal compromesso.

Le indicazioni emerse nel corso del weekend hanno evidenziato come il divario residuo non riguardi soltanto il deployment, ma soprattutto la potenza pura della power unit.

E Monza non perdona i compromessi.

Poi c'è stata la gara. E qui il rischio sarebbe utilizzare semplicemente la classifica per giudicare il valore tecnico del weekend.

Leclerc ha avuto appena il tempo di entrarci. Al secondo giro ha perso il posteriore della SF-26 alla Parabolica, finendo violentemente contro le barriere, con l'incidente che ha portato successivamente alla bandiera rossa. Un incidente pesante che ha cancellato quasi immediatamente una delle due Ferrari e, insieme ad essa, la possibilità di capire quale potesse essere il reale potenziale di Charles sulla distanza.

Hamilton ha invece raggiunto il traguardo in sesta posizione. Anche la sua domenica, però, era cominciata in salita: il duello con Leclerc alla prima variante lo aveva costretto fuori pista, facendolo scivolare indietro nel gruppo. La rimonta fino alla sesta posizione ha limitato i danni, senza poter trasformare il weekend di casa della Ferrari in qualcosa da ricordare.

Il bilancio resta quindi negativo. Sarebbe artificioso sostenere il contrario.

Ma è altrettanto superficiale utilizzare quel sesto posto e quel ritiro come prova del fallimento dell'ADUO 2. La questione tecnica è più sottile.

Ferrari ha cercato anche in gara di lavorare sulla distribuzione dell'energia per compensare, nei punti più sensibili, ciò che ancora mancava sul fronte della potenza pura. Hamilton ha raggiunto velocità molto elevate sul rettilineo principale, ma concentrare maggiormente il deployment in una determinata zona significa inevitabilmente avere meno energia disponibile altrove. Il punto, però, è che a Monza il deployment Ferrari ha funzionato in maniera complessivamente adeguata: ciò che continua a separare Maranello dalla Mercedes sembra essere soprattutto la potenza pura della power unit.

È il genere di compromesso che può costringere il pilota a recuperare prestazione nelle curve, chiedendo qualcosa in più alla monoposto e alle gomme.

Ed è forse questa l'immagine più fedele della Ferrari attuale: non una macchina semplicemente lenta, ma una macchina che deve ancora scegliere dove essere veloce.

La SF-26 ha mostrato qualità sufficienti per lasciare intravedere qualcosa di più del risultato ottenuto. Ma proprio la crescita della vettura rende più visibile ciò che ancora manca sul fronte della power unit.

Per questo Monza non ha bocciato l'ADUO 2. Semmai gli ha dato una dimensione reale.

Ferrari ha recuperato qualcosa. Non abbastanza.

Il nuovo motore ha migliorato la SF-26, ma non l'ha ancora liberata completamente da quei compromessi che diventano particolarmente evidenti quando il calendario porta la Formula 1 su circuiti estremi. Il sesto posto di Hamilton rimane un risultato modesto per le ambizioni di Maranello; il ritiro di Leclerc lascia invece una domanda senza risposta su ciò che avrebbe potuto fare l'altra Ferrari.

Non servono alibi, però. E nemmeno processi sommari.

L'ADUO 2 sembra aver fatto ciò che poteva fare: ridurre il problema, non cancellarlo. Adesso la responsabilità torna alla Ferrari, chiamata a capire quanto margine possa ancora estrarre da una SF-26 che continua a mostrare lampi interessanti senza riuscire sempre a trasformarli in risultati.

Monza doveva dare una risposta.

L'ha data nel modo più severo possibile: la Ferrari è migliorata, ma migliorare non basta quando chi sta davanti continua ad avere qualcosa in più.

E forse è proprio questo il verdetto più pesante del Tempio della Velocità: la SF-26 oggi sa correre. Maranello deve ancora darle tutto ciò che serve per farlo senza dover scegliere dove.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 08 settembre 2026 alle 21:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
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Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari