Ci sono weekend che terminano con la bandiera a scacchi e altri che continuano a raccontare qualcosa anche vent'anni dopo. Monza 2006 appartiene alla seconda categoria. Michael Schumacher vinceva davanti al popolo Ferrari e annunciava il ritiro dalla Formula 1. Nello stesso fine settimana, un ragazzo di 21 anni di nome Lewis Hamilton diventava campione della GP2. Nessuno poteva ancora saperlo, ma passato e futuro si erano dati appuntamento nello stesso paddock.

Schumacher, due millesimi prima dell'addio

Il weekend aveva già regalato un primo segnale di quello che sarebbe successo. In qualifica Kimi Räikkönen conquistò la pole con la McLaren in 1:21.484, precedendo Schumacher di appena due millesimi.

La domenica, però, fu Michael a ribaltare i rapporti di forza.

La Ferrari costruì la gara attraverso la strategia e, dopo la prima sequenza di soste, Schumacher riuscì a portarsi davanti alla McLaren. Da quel momento gestì il vantaggio fino alla bandiera a scacchi, conquistando il Gran Premio d'Italia con 8,046 secondi su Räikkönen.

Una vittoria pesantissima anche per il Mondiale. Fernando Alonso fu costretto al ritiro per un problema al motore della Renault e Schumacher lasciò Monza ad appena due punti dallo spagnolo.

Poteva essere la domenica perfetta per rilanciare definitivamente l'assalto all'ottavo titolo. Invece, pochi minuti dopo, il significato di quella vittoria cambiò.

Schumacher annunciò che quella sarebbe stata la sua ultima gara a Monza con la Ferrari e che avrebbe lasciato la Formula 1 al termine della stagione.

Si preparava così a chiudersi il rapporto che aveva cambiato la storia moderna di Maranello: cinque Mondiali consecutivi, decine di vittorie e una Ferrari tornata al centro della Formula 1 dopo un'attesa durata oltre vent'anni.

Il futuro, almeno quello della Rossa, aveva già un nome. Kimi Räikkönen, proprio l'uomo arrivato secondo quel pomeriggio, sarebbe diventato pilota Ferrari nel 2007 al fianco di Felipe Massa.

Ma mentre tutta Monza guardava Schumacher e provava a immaginare una Formula 1 senza di lui, nello stesso weekend stava succedendo qualcosa che allora sembrava appartenere a un'altra storia.

Hamilton era già alle porte

Il giorno precedente, sabato 9 settembre, Lewis Hamilton aveva conquistato matematicamente il titolo GP2 a Monza.

Il britannico aveva appena 21 anni e aveva completato una stagione che lo aveva imposto tra i giovani più interessanti del panorama internazionale. Il titolo arrivò al termine della Feature Race del sabato, quando Hamilton chiuse terzo e ottenne anche il punto del giro più veloce dopo la cancellazione del tempo di Giorgio Pantano.

Il suo futuro, però, non era ancora scritto.

Hamilton faceva parte da anni del programma McLaren, ma in quel momento il team non aveva ancora deciso chi avrebbe affiancato Fernando Alonso nel 2007. Nei giorni successivi a Monza sarebbe arrivato un passaggio fondamentale: il test di Silverstone con la monoposto di Formula 1.

Le prestazioni convinsero ulteriormente McLaren. Più tardi, nello stesso mese di settembre, Ron Dennis comunicò ad Hamilton che avrebbe corso nel 2007. L'annuncio pubblico sarebbe arrivato soltanto a novembre.

A quel punto la storia avrebbe cominciato ad accelerare.

Hamilton avrebbe debuttato senza comportarsi da debuttante, salendo sul podio già alla prima gara e arrivando a giocarsi il Mondiale fino all'ultimo appuntamento della stagione.

Quel titolo sarebbe finito, per un solo punto, proprio nelle mani di Räikkönen.

Ed è qui che Monza 2006, osservata vent'anni dopo, assume una dimensione diversa.

In quello stesso weekend c'erano Schumacher, Räikkönen e Hamilton.

Il campione che stava preparando il proprio addio alla Ferrari. L'uomo scelto per raccoglierne il sedile. E un ragazzo che non aveva ancora disputato un solo Gran Premio, ma che molti anni più tardi avrebbe raggiunto Schumacher a quota sette titoli mondiali.

Definirlo un passaggio di consegne sarebbe troppo semplice. E anche storicamente sbagliato.

Schumacher sarebbe tornato in Formula 1 con Mercedes nel 2010. Hamilton avrebbe dovuto attraversare vittorie, sconfitte e stagioni difficili prima di costruire il ciclo dominante con Mercedes. Nel mezzo sarebbero arrivati i titoli di Räikkönen, Alonso, Button e Vettel.

Nessuno, quel 10 settembre, poteva sapere come sarebbe andata.

Ed è proprio questo il punto.

Vent'anni fa tutti gli occhi erano rivolti verso Schumacher. Aveva appena vinto a Monza, era tornato a due punti da Alonso e aveva annunciato che presto avrebbe lasciato tutto. Sembrava una giornata dedicata esclusivamente alla fine di qualcosa.

Oggi possiamo allargare l'inquadratura.

Monza pensava di stare salutando soltanto il proprio passato. Ma, nello stesso weekend, il futuro della Formula 1 era già arrivato.

Questa la considero più forte anche sul piano editoriale: i due millesimi Schumacher-Räikkönen anticipano quasi simbolicamente il cambio Ferrari, mentre Hamilton resta sullo sfondo fino al secondo paragrafo e diventa il vero elemento che permette alla conclusione di ricongiungersi all'introduzione.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 10 settembre 2026 alle 17:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
autore
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari