Il Madring debutterà domenica nel calendario della Formula 1 senza aver ospitato alcuna sessione di test. Squadre e piloti dovranno quindi scoprire direttamente durante le prove libere il comportamento del nuovo asfalto e il reale livello di degrado degli pneumatici. L’attenzione sarà rivolta soprattutto alla Monumental, la lunga curva inclinata destinata a diventare il simbolo del circuito. La sua particolare configurazione potrebbe consentire interpretazioni differenti e influenzare anche la possibilità di attaccare nel tratto successivo.
La Monumental non avrà una sola traiettoria
Il Madring misura 5,416 chilometri e comprende 22 curve, distribuite tra una sezione stradale che attraversa gli edifici del quartiere fieristico e una parte realizzata in maniera permanente. All’interno di questa configurazione ibrida spicca la Monumental, una curva lunga 550 metri e caratterizzata da una pendenza del 24%. Non sarà soltanto uno dei punti più riconoscibili del nuovo Gran Premio di Madrid. La sua conformazione potrebbe offrire ai piloti diverse possibilità di interpretazione, rendendo necessario scegliere quanto sacrificare in percorrenza per preparare meglio l’uscita e l’eventuale opportunità di attacco nella curva seguente.
La linea più rapida sul giro secco, infatti, potrebbe non coincidere sempre con quella più efficace durante un duello. Chi si troverà in fase offensiva potrà provare a modificare il proprio ingresso per costruire una posizione più favorevole in uscita, mentre il pilota davanti dovrà decidere se proteggere l’interno oppure conservare maggiore velocità durante la percorrenza.
Anche l’aderenza degli pneumatici avrà un ruolo decisivo. Una curva così lunga richiede continuità nell’appoggio e precisione sul volante: eventuali scivolamenti potrebbero aumentare lo stress sulle gomme e rendere più difficile completare la manovra preparata per il passaggio successivo. Soltanto dopo i primi giri sarà possibile comprendere quanto la pendenza aiuterà le monoposto a mantenere velocità e stabilità.
Asfalto liscio e 26 metri di dislivello
Una delle principali incognite riguarda la superficie del Madring. L’asfalto appena posato si presenta particolarmente liscio e, almeno nelle previsioni iniziali, dovrebbe offrire un livello di aderenza piuttosto contenuto. Gli organizzatori hanno quindi utilizzato getti d’acqua ad alta pressione per eliminare polvere e residui oleosi, adottando un trattamento già impiegato su altri circuiti, tra cui Singapore fa sapere Pirelli.
L’intervento permette di pulire lo strato superficiale, ma non elimina l’incertezza legata a un tracciato completamente nuovo. Il grip potrebbe aumentare rapidamente con il passaggio delle monoposto e il deposito di gomma, modificando il comportamento della pista da una sessione all’altra. Piloti e ingegneri dovranno quindi evitare conclusioni affrettate durante i primi minuti del venerdì.
Madrid presenta inoltre variazioni altimetriche più importanti di quanto possa apparire osservando il circuito dall’esterno. Il punto più basso si trova alla curva 2, mentre quello più elevato è collocato alla curva 7, a circa 700 metri sul livello del mare. Tra i due passaggi esiste una differenza di quota pari a 26 metri.
Il tratto più evidente comincia alla curva 6 e conduce verso la 7 attraverso una pendenza dell’8%, con un innalzamento complessivo di 10 metri. Questa salita aggiungerà un’ulteriore variabile alla messa a punto della monoposto e alla lettura delle traiettorie, soprattutto in una fase del giro nella quale i piloti dovranno ancora costruire riferimenti completamente nuovi.
Il venerdì deciderà la strategia per il Gran Premio
Pirelli ha selezionato per il fine settimana le mescole C2, C3 e C4, rispettivamente utilizzate come Hard, Medium e Soft. La scelta copre una gamma abbastanza ampia, ma in assenza di test precedenti nessuna squadra conosce ancora con precisione il modo in cui queste gomme reagiranno alla superficie del Madring.
La prima sessione di prove libere assumerà quindi un’importanza superiore al solito. I programmi del venerdì dovranno fornire risposte sull’evoluzione dell’asfalto, sulla durata delle mescole e sulla differenza prestazionale tra le tre soluzioni. Soltanto dopo aver analizzato i primi long run, i team potranno definire il lavoro per le sessioni successive e cominciare a delineare la strategia della domenica.
Una delle decisioni più delicate riguarderà l’utilizzo degli pneumatici duri. Se il degrado della C3 e soprattutto della C4 dovesse risultare elevato, le squadre potrebbero scegliere di limitare i giri con la C2 e conservarne il maggior numero possibile di set per la gara. In caso contrario, una superficie poco abrasiva e temperature moderate potrebbero ampliare le alternative strategiche.
Il clima non dovrebbe rappresentare la variabile più estrema del fine settimana. Nello stesso periodo dello scorso anno la temperatura ambientale massima raggiunse i 29°C e, considerando l’altitudine alla quale sorge il circuito, non sono attese condizioni particolarmente torride. Resterà però da valutare la temperatura effettiva dell’asfalto e la sua influenza sulle gomme.
Il Madring si prepara così al proprio esordio lasciando aperte numerose domande. Dal livello di aderenza alla gestione delle mescole, passando per le diverse traiettorie possibili nella Monumental, saranno i primi giri del venerdì a trasformare simulazioni e previsioni nei primi riferimenti reali della Formula 1 a Madrid.
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