Nel settembre 2026 il Mondiale arriva per la prima volta sul Madring, il nuovo circuito costruito attorno all'area di IFEMA e Valdebebas. Ma per la capitale spagnola non si tratta di un debutto assoluto: la Formula 1 aveva già corso a pochi chilometri dal centro della città, sullo storico Circuito del Jarama. La distanza tra le due epoche, però, racconta anche quanto sia cambiata la Formula 1. Da una pista stretta e tortuosa immersa nella periferia madrilena a un impianto moderno pensato per unire infrastrutture permanenti e tratti stradali, il ritorno di Madrid rappresenta una nuova interpretazione del rapporto tra la città e il motorsport.
Jarama, dove tutto ebbe inizio
La storia della Formula 1 nell'area di Madrid comincia nel 1967, quando il Real Automóvil Club de España inaugurò il Circuito del Jarama. Progettato dall'olandese John Hugenholtz, già autore di circuiti come Suzuka e Zandvoort, il tracciato era caratterizzato da un percorso estremamente tortuoso, cambi di quota e curve sopraelevate. La prima gara di Formula 1 disputata a Jarama arrivò nel 1968. Graham Hill conquistò il Gran Premio di Spagna al volante della Lotus 49, precedendo Denny Hulme e Brian Redman. Il circuito sarebbe poi entrato stabilmente nella rotazione del Gran Premio di Spagna, alternandosi per diversi anni con il cittadino di Montjuïc. Dopo il tragico incidente di Rolf Stommelen a Montjuïc nel 1975, Jarama rimase l'unica sede del Gran Premio di Spagna fino all'ultima apparizione del 1981. In totale furono nove le gare valide per il Mondiale di Formula 1 disputate sul circuito madrileno.
La prima vittoria di Lauda
Tra i momenti più importanti della storia di Jarama c'è quello del 1974. Niki Lauda conquistò proprio in Spagna la sua prima vittoria in Formula 1. Il pilota austriaco partì dalla pole position con la Ferrari 312B3 e condusse la gara fino alla bandiera a scacchi, precedendo il compagno di squadra Clay Regazzoni. Fu il primo successo di quella che sarebbe diventata una carriera da tre volte campione del mondo e una delle più importanti della storia della Formula 1. Jarama, quindi, non fu soltanto una sede del calendario: fu anche il luogo in cui alcune delle grandi carriere della Formula 1 iniziarono a prendere una forma definitiva.
Villeneuve e l'ultima gara
Il capitolo più celebre arrivò però nel 1981. Il 21 giugno, Gilles Villeneuve partì dalla settima posizione con la Ferrari e riuscì a trasformare una gara apparentemente proibitiva in una delle più celebri imprese della sua carriera. Il canadese resistette per 80 giri davanti a una lunga fila di avversari, sfruttando la velocità della Ferrari nei rettilinei e la precisione necessaria per difendersi nel tortuoso tracciato spagnolo. Il risultato fu impressionante: Villeneuve vinse davanti a Jacques Laffite e John Watson, con i primi cinque racchiusi in appena 1,24 secondi. Fu inoltre l'ultima vittoria in Formula 1 della carriera del canadese. E quella gara sarebbe rimasta anche l'ultima Formula 1 disputata nell'area di Madrid per diversi decenni.
Quarantacinque anni lontano dalla Formula 1
Dopo il 1981, Jarama non riuscì più a mantenere il proprio posto nel calendario della Formula 1. Il circuito, lungo poco più di tre chilometri e caratterizzato da un layout molto stretto e tortuoso, iniziò a essere considerato poco adatto alle esigenze della categoria moderna. La Formula 1 lasciò quindi Madrid. Il Gran Premio di Spagna sarebbe tornato nel calendario a partire dal 1986, prima a Jerez e successivamente, dal 1991, a Barcellona. Per decenni il nome di Madrid rimase così legato soprattutto al ricordo di Jarama, di Lauda e soprattutto di Villeneuve.
L'idea di riportare la F1 nella capitale spagnola
Il progetto di una nuova pista madrilena, indipendente da Jarama, non nasce però all'improvviso negli anni Duemila. Una prima idea di circuito cittadino era già stata presentata nel 2014, quando venne sottoposta anche a Bernie Ecclestone. Il progetto rimase a lungo senza concretizzarsi, anche per la difficoltà di immaginare due Gran Premi in Spagna nello stesso calendario. La situazione iniziò a cambiare tra la fine del 2022 e il 2023, quando le istituzioni della Comunità e della città di Madrid intensificarono i contatti con Formula 1. Nel febbraio 2023 IFEMA affidò a Jarno Zaffelli e allo studio Dromo lo sviluppo di un nuovo circuito nell'area fieristica. Non si trattava quindi di adattare semplicemente una strada cittadina: l'obiettivo era creare da zero un impianto capace di inserirsi nell'ambiente urbano sfruttando contemporaneamente le infrastrutture già presenti nella zona. Nel giugno dello stesso anno arrivò una prima approvazione da parte della FIA. Pochi mesi dopo, il progetto fece il salto decisivo. Nel gennaio 2024 arrivò l'annuncio ufficiale: Madrid avrebbe ospitato il Gran Premio di Spagna dal 2026, con un accordo valido fino al 2035. La scelta dell'area di IFEMA Madrid e Valdebebas non fu casuale. La zona offre collegamenti diretti con l'aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas e con la rete metropolitana, oltre alla possibilità di concentrare in un'unica area circuito, paddock, fan zone e strutture dedicate al pubblico. È proprio questa una delle differenze fondamentali rispetto ai circuiti tradizionali. Il progetto madrileno nasce pensando al Gran Premio non soltanto come competizione sportiva, ma come evento urbano complessivo.
Come nasce il Madring
Il nome ufficiale Madring è stato presentato nel 2025 e nasce dalla fusione tra "Madrid" e "ring". Dietro il nome c'è un circuito di oltre 5,4 chilometri e 22 curve, costruito come una sorta di anello attorno al complesso fieristico. La caratteristica più importante è la sua natura ibrida. Non è un circuito cittadino classico come Monaco, Singapore o Baku, dove la pista coincide quasi completamente con la rete stradale urbana. Il Madring combina invece tratti appositamente costruiti all'interno dell'area di IFEMA con circa un chilometro e mezzo di strade pubbliche nell'area circostante. Il risultato è un tracciato pensato per avere caratteristiche molto diverse nello spazio di pochi chilometri: sezioni rapide, curve tecniche, cambi di direzione e zone in cui le barriere rimangono molto vicine alla pista.
La Monumental, il simbolo del nuovo circuito
Se c'è un elemento destinato a identificare immediatamente il Madring è la curva 12, La Monumental. Si tratta di una lunghissima curva sopraelevata di circa 548 metri, caratterizzata da diversi raggi e da un banking che arriva al 24%. È uno degli elementi più estremi del nuovo tracciato e rappresenta anche la volontà di Madrid di creare una pista riconoscibile, capace di avere una propria identità tecnica e visiva. La curva non è però l'unica particolarità. Il circuito presenta dislivelli significativi, sezioni denominate "Bunker" e "Valdebebas linked corners", oltre a diversi punti nei quali la vicinanza dei muri riduce sensibilmente i margini di errore. I primi test delle categorie propedeutiche hanno già mostrato quanto il tracciato possa essere severo: le sessioni di Formula 3 hanno prodotto numerose interruzioni, confermando che a Madrid la precisione sarà fondamentale.
Madrid contro il fantasma di Jarama
Il confronto con Jarama è inevitabile, ma le due piste raccontano due idee completamente diverse di Formula 1. Jarama rappresentava la generazione dei circuiti costruiti per mettere alla prova il pilota attraverso curve lente, cambi di quota e traiettorie difficili. Il Madring nasce invece per una Formula 1 globale, spettacolare e fortemente legata all'intrattenimento urbano. Eppure c'è un elemento che li accomuna: entrambi cercano di rendere Madrid riconoscibile attraverso il proprio circuito. Nel 1981 Villeneuve lasciò Jarama con una delle vittorie più celebri della sua carriera. Nel 2026 la Formula 1 torna nella stessa area geografica con una pista completamente nuova, senza cercare di imitare quella precedente. È proprio questa la parte più interessante della storia del Gran Premio di Madrid. Il Madring non è la continuazione di Jarama dal punto di vista tecnico. È la sua eredità trasformata in qualcosa di contemporaneo.
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