L’avvio di stagione della Red Bull è molto lontano dalle aspettative costruite negli ultimi anni. Il team che aveva abituato tutti a lottare stabilmente per vittorie e titoli si trova invece in una posizione scomoda, quasi anonima, con appena 16 punti raccolti nei primi tre weekend e un sesto posto nel Mondiale Costruttori che pesa più del previsto. Ma il dato più preoccupante non è nemmeno la classifica: è il passo. In qualifica il distacco medio dalla vetta sfiora il secondo, mentre sul ritmo gara il ritardo sale addirittura oltre il secondo al giro rispetto alla Mercedes. Tradotto: la Red Bull, oggi, non è una vera rivale delle squadre di punta, ma finisce per misurarsi con realtà come Alpine e Haas, mentre McLaren resta comunque a diversi decimi di distanza.

Un passo indietro che riporta al 2015

Per trovare una Red Bull così poco competitiva bisogna tornare indietro di undici anni, a quella stagione 2015 in cui il team aveva già perso il ruolo di riferimento tecnico. Allora il gap medio in qualifica superava il secondo, in un campionato dominato dalla Mercedes dell’era ibrida appena entrata nel vivo. Il confronto storico è duro, ma chiarissimo: questa è la Red Bull meno efficace dell’ultimo decennio abbondante. E il punto non è soltanto la prestazione del momento, ma ciò che suggerisce in prospettiva. La storia insegna che quando una squadra perde terreno su un cambio tecnico così importante, il recupero raramente è immediato. Dopo il 2014, per tornare davvero al vertice, Red Bull impiegò diversi anni. Stavolta il contesto è differente, ma i segnali restano allarmanti.

Il motore non basta a spiegare la crisi

La tentazione è quella di puntare il dito subito contro la nuova power unit, ma i riscontri emersi nelle prime gare raccontano altro. La velocità di punta non sembra il limite principale, anzi su alcuni tracciati la Red Bull ha mostrato dati persino migliori della Ferrari. Il problema, semmai, nasce nelle curve, dove la monoposto perde tempo in modo evidente, soprattutto nei tratti veloci e nei cambi di direzione. Anche il confronto con Racing Bulls, che utilizza la stessa base motoristica, rafforza questa lettura: se due vetture con propulsore simile costruiscono il giro in maniera così diversa, allora il nodo è soprattutto aerodinamico. L’impressione è che il progetto abbia privilegiato troppo la bassa resistenza all’avanzamento, sacrificando carico e stabilità. Una scelta che oggi presenta il conto e che rende il ritorno al vertice un obiettivo tutt’altro che vicino.

f1 news, ferrari f1, f1, f1 formula 1, f1 oggi

 
Sezione: News / Data: Lun 13 aprile 2026 alle 14:45
Autore: Francesco Franza
vedi letture
Francesco Franza
autore
Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari