La decisione della Red Bull di non confermare Yuki Tsunoda nelle proprie lineup per il 2026, relegandolo al ruolo di terzo pilota e test driver, ha scosso il pilota giapponese giapponese.Tsunoda ha raccontato il momento con sincerità e compostezza, pur lasciando trasparire quanto la scelta lo abbia colpito profondamente: “Subito dopo la gara mi hanno informato della decisione; a parlarmi è stato Helmut. È stato un colpo duro, certo, ma mi ha stupito il fatto che il giorno dopo mi sentissi quasi normale: stessa colazione, stessa routine, come se tutto scorresse uguale. Forse non ho ancora realizzato davvero che questa potrebbe essere la mia ultima gara fino al 2026, e credo che la cosa mi peserà molto di più dopo Abu Dhabi”. Una riflessione lucida, che mostra quanto il pilota stia ancora elaborando la portata del cambiamento.

Una stagione vissuta tra crescita e pressioni

Il giapponese, che in questi anni ha trovato nella struttura Red Bull il contesto in cui svilupparsi, sa che il 2026 rappresenterà una pagina nuova, priva di certezze ma potenzialmente ricca di stimoli. “Per la prima volta nella mia carriera mi ritroverò senza un volante. Osserverò cosa faranno gli altri piloti, e magari scoprirò aspetti che da dentro l’abitacolo neppure immaginavo. Questo mi incuriosisce molto”, ha spiegato, lasciando intendere come il ruolo da terzo pilota possa trasformarsi in un’occasione per crescere senza la pressione della gara. Al tempo stesso, Tsunoda non esclude nulla in vista del futuro: “Se si presenterà un’occasione, sarò pronto a prenderla al volo”.

Contratti, opportunità mancate e un legame che resta

Nonostante alcune scuderie avessero mostrato interesse, il giapponese ha rivelato che il proprio contratto gli impediva qualsiasi contatto esterno, condizionando il possibile sviluppo di un'alternativa reale. “Avevo delle squadre che volevano parlare con me, ma non era possibile: l’accordo in vigore non me lo permetteva, quindi ho mantenuto il focus totale sulla stagione”. Una scelta obbligata, che oggi assume il sapore amaro delle opportunità sfiorate. Eppure, nelle sue parole c’è anche riconoscenza: “La famiglia Red Bull è il luogo in cui sono cresciuto, dove sono diventato il pilota che sono. Nonostante tutto, resta la mia casa sportiva”. Il 2026 sarà un anno di attesa e osservazione, ma Tsunoda vuole trasformarlo in un punto di ripartenza, con la speranza che il paddock torni presto ad avere un posto per lui.

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Sezione: News / Data: Ven 05 dicembre 2025 alle 10:17
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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