A Melbourne il risultato finale aveva già lanciato un segnale forte, ma è scavando nei dettagli che emerge la portata reale della superiorità Mercedes. Nel paddock si è parlato molto della vittoria di George Russell e, al di là della prudenza mostrata da Toto Wolff, la sensazione condivisa era una sola: la squadra di Brackley ha alzato il livello. L’equilibrio visto in pista è stato in parte ingannevole, perché le regole attuali impongono una gestione dell’energia che rende complicato fare il vuoto anche per chi ha più passo. Chi attacca, infatti, rischia di pagare subito dopo in termini di velocità di punta. Non a caso Lando Norris ha definito la gara "persino peggiore" della qualifica, giudicandola "troppo artificiale". Eppure, quando la Mercedes ha avuto aria pulita, il suo vantaggio si è manifestato in modo netto, soprattutto nel momento in cui Russell è riuscito a girare più forte della Ferrari pur con gomme più usurate.

I dati GPS svelano dove nasce il divario
L’aspetto più impressionante riguarda proprio l’efficienza complessiva della vettura. Dal confronto tra il giro della pole di Russell e quello di Oscar Piastri emerge una Mercedes competitiva praticamente in ogni tratto, senza però pagare dazio nei punti in cui normalmente una macchina più forte in curva dovrebbe perdere qualcosa sul dritto. È qui che il quadro si fa interessante: Russell riesce a restare sul gas più a lungo in alcune sezioni chiave e, nonostante ciò, continua a mantenere un recupero energetico sufficiente per non andare in crisi nei rettilinei successivi. In altre parole, la Mercedes riesce a essere efficace sia in percorrenza sia nella gestione della power unit. Una combinazione che suggerisce un lavoro molto raffinato tra telaio, aerodinamica e soprattutto sfruttamento del motore 2026.

Le ammissioni dei rivali confermano la forza di Brackley
A rendere ancora più pesante il quadro sono arrivate le parole degli avversari. Andrea Stella ha riconosciuto che "l’analisi mostra chiaramente" quanto lavoro resti da fare a McLaren insieme a HPP, aggiungendo che "c’è ancora molto potenziale inesplorato". Anche James Vowles, oggi alla Williams ma con un lungo passato Mercedes, non ha nascosto lo stupore: "Quello che la Mercedes sta facendo con il motore ci ha colto completamente di sorpresa". E ancora più significativa è la sua ammissione finale: "Erano semplicemente più intelligenti di noi". Parole che fotografano bene la situazione. I clienti sanno di avere alle spalle una base motore solida, ma Melbourne ha mostrato anche il limite di questa dipendenza: il team ufficiale, lavorando a stretto contatto con HPP, sembra avere una comprensione del pacchetto tecnico che per ora resta fuori portata per tutti gli altri.

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Sezione: News / Data: Lun 09 marzo 2026 alle 16:00
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari