L’incontro tra FIA e motoristi previsto per domani non promette svolte immediate, ma rischia di aprire un fronte tecnico destinato a segnare il futuro della F1 Formula 1. A chiarire il clima che si respirerà al tavolo della discussione è stato Mattia Binotto, direttore operativo Audi F1, intervenuto a margine della presentazione della nuova monoposto. Parole misurate, ma tutt’altro che rassicuranti, che confermano come il tema dei motori 2026 sia tutt’altro che risolto.

Secondo Binotto, l’obiettivo della riunione non sarà quello di trovare un accordo o mettere un punto definitivo alla controversia. “Non mi aspetto una sintesi o una soluzione condivisa: si continuerà a confrontarsi su come far evolvere una metodologia che in futuro consenta di verificare il rapporto di compressione nelle reali condizioni di utilizzo”, ha spiegato il manager italiano. Un messaggio chiaro: nessuna scorciatoia regolamentare, ma un percorso tecnico lungo e complesso, che richiederà tempo e strumenti adeguati.

Un controllo che oggi arriva troppo tardi

Binotto ha poi messo il dito nella piaga di un sistema di verifica che, allo stato attuale, appare poco efficace. “Oggi questo parametro viene controllato a freddo, con il motore smontato. In pratica, per capire se tutto è regolare, bisogna arrivare a fine stagione”, ha osservato, sottolineando come questa procedura lasci ampi margini di interpretazione durante l’anno. Da qui l’urgenza condivisa tra i costruttori di sviluppare una tecnologia capace di monitorare il rapporto di compressione in tempo reale, con la monoposto in pista e il motore in piena fase operativa.

Un passaggio che coinvolge direttamente tutti i protagonisti del Mondiale, da Ferrari F1 a Mercedes, passando per i nuovi attori come Audi. La sensazione è che il regolamento attuale, pur formalmente chiaro, non riesca a fotografare ciò che accade realmente durante il funzionamento delle power unit, alimentando sospetti e tensioni tecniche nel paddock di F1.

Australia senza proteste, ma il tema resta aperto

Alla domanda su possibili reclami ufficiali già dal Gran Premio d’Australia, Binotto ha frenato. “Si può presentare una protesta solo quando si è certi di cosa violi il regolamento”, ha chiarito, lasciando intendere come in un contesto così sfumato sia difficile individuare un bersaglio preciso. Eppure il rischio competitivo resta sul tavolo. “Se davvero esistesse un vantaggio, parliamo di qualcosa che incide in modo concreto su prestazione e tempo sul giro. Sarebbe un fattore determinante in gara”, ha aggiunto, rimandando però ogni responsabilità di verifica alla FIA.

Una posizione che fotografa perfettamente l’equilibrio instabile della F1 moderna: tecnologia sempre più sofisticata, controlli chiamati a rincorrere l’innovazione e un campionato che si gioca anche fuori dalla pista, tra interpretazioni regolamentari e dettagli tecnici capaci di fare la differenza.

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Sezione: News / Data: Mer 21 gennaio 2026 alle 16:03
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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