Nel panorama del giornalismo sportivo italiano, Umberto Zapelloni rappresenta una delle voci più autorevoli e riconoscibili della Formula 1. Con una carriera lunga decenni, è stato direttore di Autosprint e ha seguito da vicino alcune delle epoche più iconiche del motorsport, raccontando da testimone diretto l’evoluzione tecnica, politica e sportiva della categoria. Grazie alla sua esperienza e alla sua capacità di analisi, Zapelloni è oggi un punto di riferimento per comprendere le dinamiche più profonde della Formula 1 contemporanea: non solo i risultati in pista, ma anche gli equilibri tra team, piloti e regolamenti. In questa intervista affrontiamo con lui i temi più caldi dell’attuale stagione: dal dominio Mercedes alle prospettive di giovani talenti come Antonelli, passando per la situazione Ferrari, le criticità dei nuovi regolamenti e il ruolo sempre più centrale di Max Verstappen all’interno del paddock. Un confronto che offre uno sguardo lucido e approfondito su una Formula 1 in continua trasformazione.
Partiamo da una prima domanda, forse un po’ provocatoria: fin qui abbiamo visto tre vittorie della Mercedes e una potenza mostrata in pista quasi impareggiabile. Le chiedo quindi se il mondiale sia già segnato, almeno a livello di motore, non dico necessariamente come scuderia.
Tutto sembra essere indirizzato in questo senso. Il vantaggio del motore Mercedes è sicuramente importante e, anche se quest’anno ci sarà la possibilità di intervenire sul motore per migliorare le prestazioni, il sospetto è che Mercedes abbia comunque tenuto un margine, senza mostrare tutto il suo potenziale nelle prime gare del campionato. Credo quindi che, a meno di una rivoluzione — che al momento mi sembra difficile da prevedere — sarà un motore Mercedes, e probabilmente la Mercedes stessa, a vincere il Mondiale. Anche se la McLaren, nell’ultima gara, sembra aver trovato il “manuale di istruzioni” che Mercedes si era dimenticata di inviare al team cliente.
Sì, l’ultima gara della McLaren è stata quantomeno sorprendente, anche considerando i pochi chilometri percorsi fino a quel momento. Mercedes ha Kimi Antonelli, già con due vittorie a inizio stagione. In Italia si parla tantissimo di lui e delle sue potenzialità per un possibile mondiale. Però le chiedo: anche lo scorso anno Piastri, a un certo punto della stagione, sembrava un candidato più serio e convincente rispetto a Norris. C’è una differenza tra vincere gare a inizio o metà stagione e giocarsi davvero il titolo. Antonelli, ad esempio, ha esordito con un incidente in Australia. Quindi la domanda è: Antonelli è pronto oppure no?
Antonelli è pronto. È pronto perché ha la velocità e la leggerezza di non essere obbligato a vincere il campionato del mondo, al contrario del suo compagno di squadra, che invece ha questa pressione essendo il primo pilota Mercedes. Ha dimostrato di non abbattersi di fronte alle difficoltà: entrambe le gare che ha vinto non sono partite nel migliore dei modi. Anche nell’ultima gara ha fatto una partenza disastrosa, ma poi ha saputo approfittare delle occasioni. Mi sembra che abbia mantenuto la freddezza giusta, senza farsi scoraggiare, recuperando sempre. Inoltre, ora sembra avere una fiducia che l’anno scorso, a un certo punto, gli era venuta a mancare. La prima vittoria potrebbe averlo sbloccato definitivamente. Lo vedo come un candidato serio a lottare fino in fondo, sia con il compagno di squadra sia con la McLaren.
Abbiamo visto anche Russell, che nell’ultimo weekend a Suzuka si è un po’ perso, forse cercando un setup che poi lo ha portato fuori pista. Non abbiamo ancora parlato della Ferrari, che sembra aver azzeccato il progetto: la macchina è buona, i piloti sono contenti, ma al momento paga un gap a livello di motore. Si parla di un nuovo motore forse verso l’estate, ma nel frattempo ci sono ancora mesi di gara. Cosa pensa di questo inizio di stagione della Ferrari? E il progetto andrà valutato su più anni?
La Ferrari è partita meglio di quanto si temesse. Durante l’inverno erano circolate voci poco rassicuranti da Maranello, invece la macchina si è dimostrata subito affidabile e competitiva, anche se non ancora al livello della Mercedes. Ed è proprio lì che c’è il gap da recuperare. Se la Ferrari riuscisse a tornare in lotta per il campionato, potremmo dire che la gestione ha raggiunto l’obiettivo prefissato, considerando che il presidente aveva parlato di Mondiale entro il 2026. Tornare a lottare significherebbe che la strada intrapresa è quella giusta e che l’organizzazione funziona. La vera cartina di tornasole saranno gli sviluppi: se durante questa pausa riusciranno a ridurre il gap, allora si potrà dire che la gestione è efficace. Se invece la Ferrari dovesse restare lontana dalla Mercedes, nascerebbero dei dubbi. Ferrari non può permettersi di correre per arrivare seconda: deve tornare a lottare per il titolo, essere protagonista fino all’ultima gara, come in passato. Il giudizio definitivo lo potremo dare solo valutando l’efficacia delle evoluzioni della SF-26.
La Ferrari mi è sembrata comunque molto aggressiva dal punto di vista aerodinamico. Non sembra quasi che sia consapevole del gap motoristico e stia cercando di compensarlo con soluzioni creative? Potrebbe essere la strada giusta?
Sembra che, con questi regolamenti, la parte motoristica — soprattutto il recupero dell’energia — abbia un peso fondamentale. La differenza della Mercedes è soprattutto lì, anche se va detto che anche l’aerodinamica è molto efficace, come si vede nella percorrenza in curva. Il pacchetto Ferrari va migliorato globalmente: motore termico, parte elettrica, recupero dell’energia e aerodinamica, che consente maggiore efficienza e prestazioni in curva. L’aerodinamica resta comunque fondamentale.
Questi nuovi regolamenti hanno fatto discutere molto. Secondo lei le gare sono davvero più divertenti oppure i sorpassi derivano soprattutto dal gap motoristico?
Io li ho definiti sorpassi “artificiali”. Avvengono perché un pilota ha più energia a disposizione o l’ha gestita meglio, non perché ha osato di più in staccata. Questo aumenta lo spettacolo, ma rischia di trasformare la Formula 1 un po’ come il wrestling rispetto alla boxe: divertente, ma diverso da ciò di cui ci si era innamorati. La cosa più problematica sono le qualifiche: si vedono piloti rallentare per recuperare energia, e anche grandi specialisti come Leclerc non riescono più a fare la differenza. Spero che si trovi una soluzione, perché si è dato troppo peso alla componente elettrica rispetto alla guida pura.
Le ultime domande sono su Verstappen. Red Bull sembra non aver indovinato il progetto e lui si sta divertendo sempre più in altre categorie. Non le chiedo se si ritirerà, ma che ruolo ha oggi Verstappen in Formula 1?
Verstappen è cambiato soprattutto nella stagione in cui ha perso il mondiale: lì si è visto il pilota fare la differenza rispetto alla macchina. Quest’anno però la Red Bull è molto più indietro e anche lui fatica a incidere. Era prevedibile che ci fossero difficoltà, visto che il team ha sviluppato un motore da zero. Verstappen è ora il punto centrale della squadra, soprattutto dopo l’uscita di Horner e Marko. Può influenzare il futuro del team. È vero che si diverte in GT3, ma significherebbe rinunciare a cifre enormi. Il suo futuro è incerto: potrebbe restare in Red Bull oppure guardarsi intorno. Mercedes sembra aver trovato alternative, Aston Martin ha perso appeal. Se Ferrari tornasse competitiva, potrebbe essere una destinazione interessante.
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