La Formula 1 si è fermata, ma a Maranello i motori continuano ad accendersi. Lewis Hamilton è tornato al volante della Ferrari SF-26 sul circuito di Fiorano per partecipare a due giornate di test organizzate da Pirelli, dedicate allo sviluppo degli pneumatici da bagnato e intermedi in vista della stagione 2027. Un appuntamento che arriva in un momento particolarmente interessante per la Scuderia, reduce dai primi tre Gran Premi del Mondiale 2026 e impegnata a comprendere come ridurre il distacco dalla Mercedes. Il sette volte campione del mondo ha completato complessivamente 297 giri, percorrendo 884 chilometri tra il 9 e il 10 aprile, su un tracciato bagnato artificialmente attraverso l'impianto di irrigazione di Fiorano. Il programma è stato finalizzato principalmente alla valutazione delle mescole sperimentali del fornitore unico, consentendo di raccogliere informazioni attraverso condizioni controllate e ripetibili. Il ritorno in pista di Hamilton non rappresenta un test di sviluppo libero della Ferrari, ma racconta comunque una fase nella quale il lavoro tecnico e la comprensione delle nuove monoposto assumono un'importanza fondamentale. La pausa del calendario, provocata dalla cancellazione degli appuntamenti di Bahrain e Arabia Saudita, offre infatti alle squadre diverse settimane per analizzare i dati raccolti durante i primi tre Gran Premi. Ferrari si trova in una posizione particolare: seconda nel Mondiale Costruttori, con tre podi nelle prime tre gare, ma ancora incapace di contrastare stabilmente una Mercedes che ha conquistato tutti i successi disponibili. Il problema non è quindi ricostruire da zero la competitività, come sembrava necessario durante la complicata stagione precedente, ma individuare quelle aree del progetto che impediscono alla SF-26 di trasformare un buon livello di prestazione in una concreta opportunità di vittoria.

Quasi novecento chilometri a Fiorano per sviluppare le gomme da pioggia

Il programma svolto a Fiorano ha permesso a Pirelli di proseguire il lavoro sugli pneumatici destinati alle condizioni di bagnato, un settore nel quale la Formula 1 continua a incontrare difficoltà importanti soprattutto per quanto riguarda l'equilibrio tra prestazione, sicurezza e utilizzo delle differenti mescole. La pista di proprietà Ferrari dispone di un sistema di irrigazione artificiale che consente di mantenere condizioni relativamente uniformi, riducendo alcune delle variabili che normalmente rendono complessi i test degli pneumatici da pioggia. Durante la prima giornata Hamilton ha completato 142 giri, pari a circa 423 chilometri, alternando prove con prototipi Full Wet e Intermediate. Il giorno successivo il britannico ha percorso altre 155 tornate, per circa 461 chilometri, portando il totale delle due sessioni a 297 passaggi. Il programma è stato organizzato per confrontare differenti soluzioni di mescola e battistrada, con particolare attenzione alla possibilità di ampliare la finestra di utilizzo delle gomme da bagnato estremo. Uno dei problemi storici della Formula 1 riguarda infatti la difficoltà di utilizzare le Full Wet quando le condizioni della pista non sono sufficientemente impegnative da giustificare la loro maggiore capacità di evacuare acqua, ma risultano ancora troppo difficili per gli pneumatici intermedi. La ricerca di un prodotto capace di offrire una transizione più efficace tra queste condizioni rappresenta quindi un obiettivo importante. La scelta di utilizzare Hamilton in entrambe le giornate ha inoltre consentito di mantenere una maggiore uniformità nelle indicazioni fornite dal pilota, evitando che differenti stili di guida influenzassero eccessivamente il confronto tra i prototipi. Il valore del test non deve essere cercato nel miglior tempo registrato, ma nella possibilità di raccogliere informazioni attendibili su pneumatici che dovranno garantire prestazioni prevedibili anche in condizioni meteorologiche difficili. Non si tratta dunque di una prova dalla quale ricavare una classifica sulla competitività della Ferrari, ma di un'attività tecnica che contribuisce allo sviluppo di una componente fondamentale per l'intero campionato.

Leclerc indica la power unit come una delle debolezze Ferrari

Mentre Hamilton è impegnato nel programma Pirelli, il lavoro della Ferrari sul progetto 2026 prosegue attraverso l'analisi dei dati raccolti in Australia, Cina e Giappone. Charles Leclerc ha individuato nella power unit uno degli aspetti sui quali la Scuderia deve maggiormente migliorare per avvicinarsi alla Mercedes, sottolineando tuttavia che il distacco non può essere spiegato attraverso una sola componente della monoposto. La rivoluzione regolamentare ha modificato profondamente il rapporto tra motore termico e sistema elettrico, rendendo fondamentale la capacità di distribuire efficacemente l'energia durante il giro. Una monoposto può essere competitiva in accelerazione e nelle partenze, ma perdere terreno sui rettilinei oppure nelle fasi successive quando la gestione della batteria diventa più complessa. Le prime gare della Ferrari hanno mostrato proprio una combinazione di punti di forza e aspetti ancora da migliorare. A Melbourne, Leclerc e Hamilton sono riusciti a sorprendere le Mercedes alla partenza, mentre in Cina il britannico ha conquistato temporaneamente il comando prima di essere superato da Antonelli. La SF-26 ha quindi dimostrato di possedere qualità interessanti nello scatto iniziale, ma non è riuscita a conservare lo stesso vantaggio sull'intera distanza di gara. A Suzuka, invece, Leclerc ha conquistato il terzo posto attraverso una prestazione particolarmente efficace nella gestione dei duelli, pur senza poter competere per la vittoria contro Antonelli. Il problema della Ferrari non sembra essere l'assenza assoluta di competitività, ma la difficoltà di mantenere un rendimento sufficientemente elevato in tutte le fasi del giro. Leclerc ha evidenziato anche la necessità di migliorare la gestione degli pneumatici, l'aerodinamica e il telaio, elementi che interagiscono continuamente con il funzionamento della power unit. È importante distinguere gli interventi immediatamente realizzabili da quelli che richiedono procedure e tempistiche regolamentari specifiche, soprattutto quando si parla di componenti del motore sottoposti a omologazione. La pausa di aprile può favorire l'analisi e l'ottimizzazione di numerose aree, ma non significa che ogni limite tecnico possa essere eliminato attraverso un aggiornamento in poche settimane.

Miami sarà il vero esame per gli sviluppi della SF-26

La Ferrari ha bisogno soprattutto di trasformare le indicazioni raccolte nelle prime gare in un percorso di miglioramento coerente. La SF-26 ha permesso a Leclerc di conquistare due podi e a Hamilton di interrompere il lungo digiuno di piazzamenti tra i primi tre nelle gare domenicali con il terzo posto ottenuto a Shanghai. Si tratta di un inizio incoraggiante, ma il confronto con Mercedes rimane particolarmente impegnativo. La squadra di Brackley ha mostrato una monoposto capace di esprimere una prestazione elevata in qualifica e in gara, offrendo ad Antonelli e Russell la possibilità di lottare per il successo in tutti gli appuntamenti disputati fino a questo momento. Ferrari deve quindi individuare quali modifiche possano garantire un guadagno realmente significativo, evitando di introdurre novità soltanto per dimostrare di essere impegnata nello sviluppo. Le nuove monoposto sono sistemi complessi nei quali l'aerodinamica attiva, il recupero energetico e il comportamento meccanico devono funzionare in modo coordinato. Un intervento efficace su una singola componente potrebbe non produrre il risultato desiderato qualora modificasse negativamente l'equilibrio complessivo della vettura. La pausa offre inoltre agli ingegneri l'opportunità di lavorare con maggiore continuità sui dati, senza dover affrontare immediatamente una nuova trasferta. Tuttavia, il prossimo appuntamento di Miami presenterà una difficoltà ulteriore: il formato Sprint, con una sola sessione di prove libere prima delle prime qualifiche, ridurrà il tempo disponibile per verificare sul circuito eventuali nuove soluzioni. L'attenzione dovrà quindi concentrarsi sulla qualità del lavoro preliminare e sulla capacità di individuare rapidamente una configurazione competitiva. Anche la gestione dei piloti rappresenterà un elemento importante. Hamilton appare maggiormente a proprio agio rispetto alla stagione precedente, mentre Leclerc continua a essere un punto di riferimento nella ricerca del limite della monoposto. Ferrari non deve chiedere ai propri piloti di compensare ogni debolezza tecnica, ma costruire le condizioni per permettere a entrambi di lottare stabilmente per la vittoria. I test di Fiorano rappresentano una parentesi utile nel lavoro complessivo della Formula 1, ma il giudizio sulla Scuderia arriverà soltanto quando la SF-26 tornerà a confrontarsi con Mercedes e McLaren. Il 2026 è iniziato con segnali positivi: adesso Maranello deve dimostrare che questi possano diventare la base di una crescita concreta.

Sezione: News / Data: Sab 11 aprile 2026 alle 14:55
Marica Bizzarri
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Marica Bizzarri
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