Nel corso dell’High Performance Podcast, l’ex ingegnere Ferrari Rob Smedley ha indicato senza dubbi il pilota con cui avrebbe voluto lavorare: Max Verstappen. Una preferenza motivata non solo dal talento puro, ma soprattutto da un’attitudine mentale fuori dal comune. “Perché è esattamente il mio tipo di pilota. È un pilota fino al midollo”, ha spiegato il tecnico britannico.

Per rendere l’idea, Smedley ha fatto un parallelo con il mondo aziendale, dove oggi opera come imprenditore. Quando si chiede a un candidato quanto sia intraprendente, osserva, nessuno ammetterebbe il contrario. Eppure, nel motorsport la differenza tra dichiarare ambizione e viverla ogni giorno è enorme. In Verstappen, secondo lui, questa spinta non è una posa: è una costante.

Motivazione totale: vincere non basta, serve creare distanza

Smedley descrive il campione olandese come “l’incarnazione di qualcuno che porta la propria motivazione e determinazione in ogni ora di ogni giorno”. Non si tratta solo di voler primeggiare, ma di farlo costruendo un divario netto. “È così motivato. È una macchina vincente. Vuole vincere. È così competitivo. Non c’è mai il minimo dubbio al riguardo.”

Tutti i piloti, naturalmente, puntano al successo. Ma la domanda, secondo l’ingegnere, è un’altra: quanti riescono a mantenere quell’intensità ogni singolo giorno? Verstappen, a suo avviso, non si limita a essere davanti: cerca costantemente un margine più ampio. “Ho bisogno di un vantaggio maggiore, devo superare me stesso e ispirare la squadra”, è l’atteggiamento che gli attribuisce Smedley. Avere accanto una figura così determinata, racconta, è contagioso, quasi “come una droga”.

Il pilota completo e l’istinto di “umiliare” gli avversari

Per l’ex ingegnere di Maranello, il talento tecnico è solo il punto di partenza in Formula 1. “Bisogna avere competenza e capacità, il che è praticamente scontato in Formula 1. Ma avere quel pizzico di fiducia in se stessi, saper motivare se stessi e le persone intorno a sé: questo, per me, è ciò che rende un pilota completo.” È qui che Verstappen, secondo lui, fa la differenza.

La sua analisi si spinge oltre, fino a un concetto forte: “Non lo farà perché picchiare la gente non gli basta. È quasi come se volesse umiliarla. E non lo dico in senso negativo o malizioso.” Non è cattiveria, ma una forma estrema di competitività. Il messaggio è chiaro: Verstappen non concede tregue, non rallenta per permettere agli altri di rientrare in gioco. È il profilo del combattente puro, disposto a mantenere ogni promessa fatta a se stesso, giorno dopo giorno.

Sezione: News / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 13:45
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari
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