Al Nürburgring Endurance Series 2026 si è parlato molto della squalifica della Mercedes-AMG GT3 numero 3, ma prima del verdetto la vettura condivisa da Max Verstappen, Jules Gounon e Dani Juncadella aveva messo insieme una prestazione di altissimo livello. Sul tracciato da 24,358 chilometri, che unisce la Sprintstrecke alla Nordschleife, il trio aveva chiuso 29 giri in 4 ore, 4 minuti e 53 secondi: un riferimento che, senza l’esclusione, avrebbe collocato l’equipaggio tra le prove più rapide di sempre nella storia recente della serie. Un dato che acquista ancora più peso se si considera quanto sia raro completare 29 tornate in una gara da quattro ore, soprattutto in una corsa spesso condizionata da incidenti, traffico e neutralizzazioni. In termini assoluti non sarebbe stato record, ma il ritmo mostrato dalla AMG è rimasto comunque da primissima fascia.

Verstappen fa la differenza: sul passo non c’è stata storia

Guardando ai numeri puri, Verstappen è stato il riferimento quasi costante della gara. Nel confronto con gli altri protagonisti della classe SP9 Pro, l’olandese ha viaggiato su medie impressionanti, giocandosi il primato sul passo soprattutto con Christopher Haase. I due hanno dato vita al duello tecnicamente più interessante della corsa, con sorpassi, controsorpassi e una gestione del traffico di altissimo livello. Limitando il confronto ai primi giri per avere un campione più omogeneo, Verstappen e Haase restano nettamente davanti a tutti gli altri, separati da pochissimi millesimi. Il segnale più forte, però, arriva dai giri sotto il muro degli otto minuti: Verstappen ci è riuscito ripetutamente, confermando un adattamento straordinario a una pista esigente come la Nordschleife. In un contesto in cui basta poco per perdere secondi preziosi, il suo margine si è visto in modo netto.

Il vero tema non è solo Max: in una endurance serve equilibrio

Il dato forse più interessante emerge dal confronto interno alla stessa Mercedes-AMG. Verstappen ha girato mediamente molto più forte di Gounon e Juncadella, firmando anche il miglior giro personale in 7:53.552 e occupando le posizioni più alte nella graduatoria dei passaggi più rapidi della vettura numero 3. Questo certifica la sua classe, ma apre anche una riflessione più profonda: nelle gare endurance non basta avere un pilota devastante, serve una macchina che permetta all’intero equipaggio di restare vicino allo stesso livello di rendimento. Gounon e Juncadella non sono comprimari qualsiasi, ma piloti di alto profilo e con grande esperienza. Se il divario resta così marcato, allora il punto non riguarda soltanto il talento di Verstappen, bensì anche il modo in cui la vettura viene cucita attorno a chi la guida. Ed è proprio qui che si giocherà la partita più importante: trasformare una superiorità individuale in una forza davvero collettiva.

Sezione: Non solo Formula 1 / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 19:15
Autore: Francesco Franza
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