Dopo il settimo titolo mondiale di Michael Schumacher, arrivato nel 2004 con una superiorità quasi imbarazzante, la Ferrari sembrava destinata a continuare a vincere ancora a lungo. Secondo Ross Brawn, quella stagione rappresentò l’apice tecnico e organizzativo del ciclo iniziato a Maranello alla fine degli anni Novanta. “Penso che il momento clou del mio periodo in Ferrari sia stata la monoposto del 2004”, ha spiegato Brawn, sottolineando come “tutto abbia funzionato alla perfezione”. Un risultato frutto di un metodo di lavoro basato su piccoli ma continui miglioramenti, stagione dopo stagione, senza mai perdere stabilità interna.
Una monoposto semplicemente imbattibile
La F2004 incarnava alla perfezione questa filosofia. “Ogni anno facevamo un piccolo passo avanti”, ha ricordato Brawn, fino ad arrivare a una vettura che lui stesso definisce “la migliore di tutti i tempi”. I risultati parlano chiaro: dodici vittorie nelle prime tredici gare e un mondiale chiuso con largo anticipo. Schumacher guidava una macchina che non aveva veri punti deboli, sostenuta da una squadra in piena sintonia. “Tutto questo ha trovato il suo culmine nella vettura del 2004”, ha ribadito il tecnico britannico, lasciando intendere che, senza interferenze esterne, quel dominio sarebbe potuto continuare ancora.
“Dovevano fermarci”: la svolta del 2005
Secondo Brawn, però, la fine di quell’era non fu casuale. “In seguito, siamo stati svantaggiati dal cambiamento del regolamento sugli pneumatici”, ha spiegato, aggiungendo: “Penso che avessimo semplicemente avuto troppo successo e che in qualche modo dovessimo essere fermati”. Il divieto di cambio gomme in gara penalizzò la Ferrari e Bridgestone, aprendo la strada a Renault e McLaren nella corsa al titolo 2005. Oggi Brawn comprende quella scelta: “Posso capire la frustrazione di Bernie Ecclestone e Max Mosley”. Una decisione presa per lo spettacolo, ma che, secondo lui, privò la Ferrari di altri possibili titoli mondiali.
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