Il weekend di Melbourne ha lasciato in eredità a Max Verstappen più di una semplice delusione sportiva. A far discutere è stato soprattutto quanto accaduto in qualifica, quando l’olandese si è trovato a gestire una situazione tanto improvvisa quanto insolita. Il quattro volte campione del mondo ha raccontato di aver avvertito qualcosa di completamente inatteso al momento di spingere, spiegando che “ho semplicemente premuto il pedale e improvvisamente l’intero asse posteriore si è completamente bloccato”. Un’anomalia difficile da decifrare a caldo e che, almeno nell’immediato, non ha avuto una spiegazione precisa. Verstappen stesso ha ammesso di non aver mai visto un comportamento del genere, sottolineando come neppure nei test invernali fossero emersi segnali simili.

“Non mi diverto per niente”: il disagio va oltre l’incidente

L’episodio australiano, però, è diventato soprattutto il pretesto per tornare su un tema che Verstappen aveva già fatto intuire negli ultimi mesi: il rapporto sempre più freddo con questa Formula 1. Il punto, per lui, non è soltanto dove si parte in griglia o quanto si sia competitivi sul giro secco. Il problema è molto più profondo e tocca le sensazioni al volante. “Sicuramente non mi diverto affatto con queste macchine”, ha detto con una sincerità che pesa. Parole forti, rafforzate da un’altra ammissione ancora più netta: oggi, dal punto di vista emotivo, guidare queste vetture gli restituisce ben poco. Il feeling, insomma, sembra essersi incrinato. E quando un pilota del suo calibro arriva a dire di essersi “già preparato mentalmente” a una stagione lunga e pesante, il segnale non può essere ignorato.

Il vero bersaglio: una F1 sempre meno naturale

Nel mirino di Verstappen c’è soprattutto la filosofia tecnica delle monoposto attuali, in particolare il peso della gestione energetica. Secondo l’olandese, la guida è diventata troppo costruita, troppo condizionata dalla necessità di amministrare batteria, rilascio e percorrenza. Non più istinto puro, ma calcolo continuo. Per questo sostiene che “semplicemente non si può più guidare naturalmente” e che tutto ciò “ha molto poco a che fare con le corse”. La sua critica, quindi, non sembra limitarsi a un malumore del momento, ma mette in discussione l’identità stessa della categoria. E il passaggio più duro è forse proprio questo: Verstappen non intravede grandi margini di correzione, perché a suo giudizio il problema nasce alla radice. La Formula 1, detta in altre parole, rischia di allontanarsi da ciò che l’ha resa il riferimento assoluto del motorsport.

 
Sezione: News / Data: Sab 07 marzo 2026 alle 15:30
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari